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Coronavirus: i dati dei servizi di controllo

Gi italiani rispettano le regole imposte per contrastare l’epidemia di Coronavirus? Ce lo raccontano i dati dei servizi di controllo forniti dal Ministero dell’Interno.

Il Decreto Legge del 25 marzo, al fine di contenere e contrastare la diffusione del COVID-19, ribadisce la necessità di evitare qualunque forma di spostamento, restringendo ulteriormente le maglie dei divieti e delle limitazioni agli spostamenti delle persone fisiche sul territorio (chi avesse dubbi a riguardo, può consultare la pagina dedicata sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e introducendo sanzioni pecuniarie, da 400 a 3000 euro in caso di violazione, in sostituzione di quelle molto più moderate previste dal codice penale.

Ma gli italiani rispettano queste regole, che ricordiamo essere fondamentali per poter uscire, quanto prima, dall’emergenza sanitaria nazionale e salvaguardare la salute di ogni singolo cittadino? Per capirlo, siamo andati a consultare i dati di monitoraggio dei servizi di controllo messi a disposizione dal Ministero dell’Interno.

I dati del monitoraggio dei servizi di controllo

Le denunce ex Art. 650 del Codice Penale

L’articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, prevedeva che – salvo che il fatto non costituisca più grave reato – il mancato rispetto delle disposte misure di contenimento fosse punito ai sensi dell’Art. 650 del Codice Penale. Quest’ultimo, punisce con l’arresto fino a tre mesi o con un’ammenda di 206 euro chiunque non osservi un provvedimento emanato dall’autorità concernente ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o igiene. Con l’entrata in vigore del Decreto Legge del 25 marzo, il Governo sceglie di sostituire le previsioni penali di legge con una sanzione amministrativa rinforzata, che può essere compresa tra i 400 a i 3000 euro, aggravata di un terzo se la violazione è stata commessa attraverso l’uso di un veicolo. È prevista inoltre una pena massima di 5 anni per chi, da positivo al virus, dovesse violare la quarantena.

I servizi di controllo: la percentuale delle denunce sul totale dei controlli

Si registra un trend crescente nella percentuale di denunce sul totale dei controllati a partire dall’11 marzo, fino a raggiungere un picco domenica 15 marzo. In questa giornata, su un totale di 114.891 persone controllate, 6.951 sono state denunciate. Nel corso della settimana successiva il trend si è attestato su un 4% di denunce per numero di controlli effettuati, rimanendo piuttosto costante.

Si registra, però, un altro un picco tra sabato 21 e domenica 22 marzo, a cui hanno contribuito, probabilmente, oltre all’effetto week-end, le misure contenute nell’Ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo. Quest’ultime vietano nei giorni festivi, prefestivi e in quelli che precedono o seguono tali giorni, ogni spostamento in abitazioni diverse da quella principale, oltre all’accesso del pubblico ai parchi ed ai giardini pubblici, introducendo ulteriori restrizioni allo svolgimento di attività motoria all’aperto.

Le denunce ex Art. 495 e 496 del Codice Penale

Il cittadino è chiamato a fornire alle forze dell’ordine un’autocertificazione, al fine di dimostrare di spostarsi per motivi di lavoro, necessità, salute o rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. È chiamato altresì a fornire dati corrispondenti al vero, dimostrando di lavorare in una determinata sede o di risiedere in un determinato Comune. Costituisce infatti reato, ai sensi degli Art. 495 e 496 del Codice Penale, fornire falsa attestazione o dichiarazione a Pubblico Ufficiale oltre che false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri. Il grafico soprastante ci aiuta a capire la percentuale di cittadini denunciati ai sensi degli Art. 495 e 496 del Codice Penale, per numero di controlli effettuati.

Si registra un trend crescente nella percentuale di denunce sul totale dei controlli a partire dall’11 marzo, fino a raggiungere un picco venerdì 13 marzo. In questa giornata, su un totale di 160.772 persone controllate dalle forze di polizia, 278 sono state denunciate ai sensi degli Art. 495 e 496 del Codice Penale. Questo perché fornivano falsa attestazione o dichiarazione a Pubblico Ufficiale, o perché fornivano alle forze dell’ordine dichiarazioni mendaci sulla propria identità o su qualità personali proprie o di altri. È bene precisare che il trend potrebbe essere destinato a salire nel corso delle prossime settimane; questo perché, a differenza dei reati puniti dall’Art.650, è richiesta in questo caso una verifica da parte delle forze dell’ordine circa le dichiarazioni o certificazioni fornite, da effettuarsi in un secondo momento rispetto all’evento del controllo.

Cosa rischiano i titolari degli esercizi commerciali che non rispettano il decreto?

Come sappiamo, la situazione emergenziale per contrastare e contenere la diffusione del Covid-19 non interessa solo le persone fisiche, ma anche gli esercizi commerciali. Le disposizioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo scorso, infatti, rese ancor più stringenti da quello successivo del 22 marzo, sanciscono la sospensione della gran parte delle attività commerciali al dettaglio, servizi di ristorazione e servizi alla persona. Ci sono poche eccezioni, in particolare attività di vendita di generi alimentari, farmacie, parafarmacie, uffici postali e banche. In ogni caso, l’esercente o il gestore dell’attività è obbligato a far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

I dati offerti dal Ministero dell’Interno circa le attività di monitoraggio da parte della Polizia di Stato, ci offrono il computo dei titolari di esercizi commerciali denunciati ai sensi dell’Art. 650 del Codice Penale. Tale articolo punisce chi non ottempera ad un provvedimento in materia di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o d’igiene. Il grafico sottostante ci aiuta a capire la percentuale di titolari di esercizi commerciali denunciati ai sensi dell’Art. 650 del Codice Penale, per numero di controlli effettuati. L’11 marzo, a seguito di 19.985 controlli effettuati da parte delle forze di polizia, lo 0,6% dei titolari di esercizi commerciali sono stati denunciati ai sensi dell’Art. 650 del Codice Penale (119), per aver violato l’obbligo di sospensione dell’attività previsto dal Decreto o per aver violato le disposizioni in merito alla distanza di sicurezza interpersonale.

I servizi di controllo: gli esercizi commerciali

Vi è una possibile correlazione tra la consapevolezza delle indicazioni emergenti dal Decreto e l’osservanza delle disposizioni in esso contenute. Infatti, la tendenza cala a partire dal giorno successivo, sia pur in modo discontinuo. A partire dal 14 marzo, poi, sono state attuate le prime sospensioni di esercizi commerciali ai sensi dell’Art. 15 del D.L. 14/2020, che punisce i trasgressori con la chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. Come possiamo visualizzare nel grafico, per quanto le percentuali di denunce sui controlli siano minime, il picco di denunce si è raggiunto il 22 marzo, con 27 esercizi sospesi (lo 0,05% sul totale dei controllati).

Le tendenze del monitoraggio in termini assoluti

Il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha più volte invocato un maggior dispiego di forze dell’ordine al fine di effettuare controlli ancora più serrati. È interessante quindi osservare, nel caso della Polizia di Stato, le tendenze in termini assoluti del monitoraggio per quanto riguarda i singoli cittadini e gli esercizi commerciali.

I servizi di controllo: i dati assoluti

Da mercoledì 18 marzo a questa parte, come possiamo osservare nel grafico, il numero dei controlli giornalieri da parte delle forze di polizia sui singoli soggetti pare essere stabile sopra quota 200.000, con l’eccezione di domenica 22 marzo. Il picco massimo è stato raggiunto lunedì 23 marzo con 228.550 controlli.

Nel caso degli esercizi commerciali, se i picchi del 17 e 18 marzo potevano far presupporre un numero di controlli giornalieri stabile sopra quota 100.000, si osserva nei giorni successivi un calo costante, fino al minimo di 53.776 di domenica 22 marzo. L’ultimo dato disponibile, quello di martedì 24 marzo, ci parla di 89.845 esercizi commerciali controllati dalle forze di Polizia sull’intero territorio nazionale.

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