Come Bernie Sanders ha vinto in Nevada

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Non sarà come in Iowa, ma anche in Nevada lo scrutinio dei risultati dei caucus sta andando a rilento. Dopo più di 40 ore dalla chiusura, infatti, hanno comunicato i risultati 2.018 caucus su 2.097, pari al 96%. La situazione, però, è apparsa chiara fin dai primissimi risultati, con Bernie Sanders che ha vinto con grande margine su tutti gli altri candidati. Così come in Iowa, i caucus del Nevada avevano un funzionamento particolare: gli elettori si presentano al seggio ed esprimono un primo voto, poi gli elettori dei candidati che non superano il 15% in un caucus devono riallinearsi su un altro candidato, infine ogni caucus assegna proporzionalmente dei county delegates. Per questo i Democratici del Nevada hanno comunicato tre diversi risultati: le preferenze iniziali, i voti finali dopo il riallineamento e i county delegates.

Sanders ha vinto tutte e tre le graduatorie, sfiorando il 50% nei county delegates e staccando nettamente Biden e Buttigieg, rispettivamente secondo e terzo. Ma vediamo i risultati nel dettaglio.

I risultati

Nel primo voto, Sanders si è imposto con il 34%, davanti a Biden con il 17,6% e a Buttigieg con il 15,3%. Più staccati Elizabeth Warren al 12,9%, Amy Klobuchar al 9,6% e Tom Steyer al 9%. Infine, l’ultima candidata ancora in campo, Tulsi Gabbard, ha ottenuto lo 0,3%, sotto addirittura al ritirato Andrew Yang (0,6%) e ai voti “Uncommitted”, neutrali (0,5%). Il vantaggio di Sanders si è ampliato dopo il riallineamento, con il senatore che è arrivato al 40,4% contro il 19,1% di Biden. Infine, dopo la trasformazione in delegati di contea, Sanders ha raggiunto il 46,8% contro il 20,4% di Biden e il 13,9% di Buttigieg. Questa la tabella riepilogativa del New York Times.

Nevada: i risultati dei caucus

Il dato di Buttigieg è particolarmente importante, perché rimanendo sotto la soglia del 15% a livello statale l’ex sindaco di South Bend (Indiana) non avrà diritto all’assegnazione di delegati statali per la convention, ma otterrebbe solo 3 delegati di distretto su 36 in palio in Nevada. Buttigieg, va ricordato, era in testa nel conteggio dei delegati dopo i primi due stati, 23-21 su Sanders. Proprio Sanders si porta in testa grazie ai 24 delegati vinti in Nevada, e con i suoi 45 delegati complessivi resterà probabilmente in testa anche dopo il South Carolina. Joe Biden, infine, grazie al suo 21% vincerebbe 4 delegati statali su 13 e 5 delegati di distretto su 23, per un totale di 9. Vediamo questi dati con la grafica di @2020Delegates.

Nevada: la situazione nei delegati dopo i caucus

 

Sanders vince grazie ai giovani e ai Latinos

Bernie Sanders ha ottenuto la vittoria finale sconfiggendo i suoi avversari in 10 contee su 16, incluse quelle più popolose di Clark e Washoe (che racchiudono circa l’85% dell’intero elettorato). Buttigieg, invece, ha vinto in 5 contee ed è in corso un testa a testa con Sanders per aggiudicarsi l’ultima.

NYT Map vantaggio

Fonte: New York Times

Ma quali sono state le fasce dell’elettorato decisive per la vittoria di Bernie Sanders? Soprattutto i giovani e gli ispanici, secondo gli “entrance poll” di CNN riportati dal Washington Post. Il senatore del Vermont avrebbe infatti ottenuto uno schiacciante 68% tra gli elettori appartenenti alla fascia d’età 17-29 (corrispondente al 17% sul totale dei votanti) e un altrettanto convincente 48% tra quelli di età compresa tra 30 e 44 anni (il 21% dell’elettorato). Più tiepido, ma comunque maggioritario (27%, contro il 18% di Buttigieg e il 15% di Biden), il consenso tra la fetta di elettorato più consistente, ovvero quello di età compresa tra 45 e 64 anni. Vincerebbe Joe Biden, invece, tra gli over 65 che sembrano non apprezzare Sanders, consegnandogli un misero 13%, contro il 27% dell’ex vice-presidente.

Sempre secondo l’entrance poll di CNN Bernie Sanders andrebbe fortissimo tra gli elettori di origine ispanica, il secondo blocco più numeroso dell’elettorato democratico in Nevada (18%) dopo i bianchi (65%). Il 54% dei “latinos” avrebbe infatti scelto Sanders, che staccherebbe di ben 40 punti percentuali Joe Biden, secondo in classifica, ma ancora il preferito tra gli afroamericani (34%).

Come mostrato nella mappa sottostante, Sanders avrebbe consolidato la sua vittoria proprio nei quartieri della zona est di Las Vegas, dove la popolazione è per la maggior parte di origine ispanica.

NYT MAP LAS VEGAS

Fonte: New York Times

Un dato ancor più interessante, che potrebbe cementare la posizione di Sanders come frontrunner del Partito Democratico, è il discreto successo che il senatore sembra essere riuscito a riscuotere anche tra l’elettorato del Nevada più moderato/conservatore. Un quarto di esso (la maggioranza) avrebbe infatti scelto di schierarsi con Sanders, oltre al 31% degli elettori auto-definitisi “piuttosto liberal” e più della metà dei “molto liberal”.

Nella scelta del candidato favorito avrebbero contato in maniera importante soprattutto tre tra le principali questioni più care all’elettorato democratico: il sistema sanitario (indicato dal 43% dei votanti come la questione più importante), il cambiamento climatico e le disuguaglianze di reddito. Sanders avrebbe ottenuto una maggioranza di oltre il 30% (e fino al 43% nel caso dell’ineguaglianza) all’interno di ciascuno dei tre gruppi di elettori che indicano queste questioni come le più importanti nell’influenzare la propria scelta di voto (che in totale compongono l’86% dell’elettorato).

Va da sé che se il supporto per Sanders è alto quando si parla di sanità, tra coloro che supportano la proposta (sostenuta a gran voce dal senatore) di rimpiazzare il sistema privato con un’assicurazione universale pagata dallo stato (il 63% dei votanti) Sanders avrebbe raccolto il 51% dei consensi.

Infine, anche il 23% (la maggioranza) di coloro che preferirebbero un candidato democratico in grado di sconfiggere Donald Trump (il 64% dell’elettorato), piuttosto che uno in linea con la propria ideologia politica, avrebbe scelto Bernie Sanders.

Il calendario delle primarie

Le primarie Democratiche continueranno con il dibattito televisivo a Charleston, in South Carolina, nella notte fra martedì e mercoledì. Il dibattito, che sarà trasmesso su CBS News e andrà in onda dalle 2 di notte, ora italiana, vedrà nuovamente la partecipazione di Michael Bloomberg, che dovrà riscattarsi dopo il difficile dibattito a Las Vegas. Sabato 29 febbraio, poi, ci saranno le primarie in South Carolina, che faranno da antipasto alla serata di martedì 3 marzo. Quello sarà infatti il Super Tuesday, quando voteranno ben 13 Stati, distribuiti in tutti gli USA, compresi i popolosi California e Texas. In una sola notte si assegneranno più di un terzo dei delegati totali della convention nazionale di Milwaukee, dando al voto del 3 marzo una valenza decisiva.

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