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L’Europa delle coalizioni

El Pais fa il punto sugli Stati europei in cui governa una coalizione tra più partiti e su quelli in cui, invece, c’è un Esecutivo monocolore.

In un interessante articolo, El Pais ha condotto un’analisi sui governi di coalizione e monocolore in 37 Paesi europei.

Da cosa deriva l’interesse del quotidiano spagnolo per questo tema? Il 7 gennaio scorso, il leader del PSOE Pedro Sánchez è stato eletto Presidente del governo, avviando così il primo governo di coalizione nella storia democratica del Paese iberico: nel caso di specie, i socialisti hanno stretto un accordo con Podemos di Pablo Iglesias.

 

In effetti, il governo di coalizione è, almeno dagli anni ’90, la via più utilizzata in Europa per la formazione dei governi nazionali. Infatti, su 37 Paesi, nel 1998 il 69% era retto da un governo di coalizione: questo dato fa comprendere l’ampiezza del fenomeno, che ha coinvolto Paesi come la Germania, la Francia e l’Italia. Nel 2008, la quota dei Paesi con governi di coalizione è salita, giungendo al 79,4%, e nel 2020 la Spagna è entrata appunto a far parte di questo insieme: a oggi, pertanto, sono governati da una coalizione di partiti 421 milioni di europei, mentre i restanti 125 milioni sono governati da una sola forza politica.

La crescita degli esecutivi di coalizione sembrerebbe essere dovuta all’acuirsi delle frammentazioni partitiche nell’ultimo decennio: nuovi attori dai margini più estremi della scena politica, e in particolare formazioni di destra e populiste (ma non solo), hanno rotto il tradizionale equilibrio bipolare su cui molti Paesi si reggevano, stravolgendo e ridisegnando gli equilibri politici.

 

Considerando l’orientamento ideologico, si nota una porzione consistente di coalizioni di centrodestra (sono 14 nel 2020). Si pensi al Belgio, dove vi è un governo di minoranza di centrodestra formato dal MR (Mouvement Réformateur), dai Cristiano Democratici Fiamminghi (CD&V) e dai Liberaldemocratici Fiamminghi Aperti (Open VLD), oppure alla Norvegia, retta da un governo di minoranza di destra. Sono invece 10 i Paesi con un governo di centrosinistra, e di questi solo 3 (Finlandia, Malta e Albania) hanno la maggioranza dei voti nei rispettivi parlamenti.

Un’altra questione, sempre connessa all’alto livello di frammentazione, è la presenza crescente di esecutivi composti da partiti con appartenenze ideologiche diverse. In alcuni casi, essi sono necessari per rappresentare le minoranze etniche, linguistiche e religiose presenti sul territorio, come in Svizzera. In altri casi, invece, viene costruita un’alleanza per marginalizzare partiti di destra, come nel caso italiano del Conte II. La natura pluralista che queste coalizioni assumono è interessante: su nove coalizioni di questo genere, tutte sono anche in maggioranza, come nel caso dell’Islanda dove la sinistra e i Verdi si sono alleati con partiti di centro e di destra.

Viene quindi spontaneo chiedersi, come fa El Pais nel suo articolo, se questa frammentazione insita negli esecutivi non implichi sempre maggiori instabilità nel governare.

Giada Pasquettaz

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