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Presidenziali in Croazia: Kolinda Grabar-Kitarović alla ricerca della riconferma

A cercare di impedire la riconferma dell’attuale Presidente della Croazia c’è il leader dell’opposizione Zoran Milanović, ma non solo…

Domani, 22 dicembre, si apriranno i seggi in Croazia per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Nell’ultimo Paese entrato a far parte dell’Unione Europea (ne è membro dal 1° luglio 2013), queste elezioni vedono ben 11 candidati in lizza per la presidenza della Repubblica, attualmente occupata da Kolinda Grabar-Kitarović, una delle poche donne alla guida di uno Stato europeo.

 

Il sistema politico croato

In Croazia, e precisamente a Vukovar, cominciò la parte più sanguinosa della guerra nei Balcani che portò allo smembramento della Jugoslavia. Il conflitto etnico, iniziato nel 1991 e finito nel 2001, ha lasciato delle cicatrici profonde in tutto il Paese che, in base alla Costituzione, è oggi una repubblica parlamentare monocamerale. Il Parlamento (Sabor) è eletto ogni 5 anni con un sistema proporzionale che porta a una frammentazione partitica abbastanza elevata, mentre il Primo Ministro è nominato dal Presidente della Repubblica. Quest’ultimo è eletto direttamente dai cittadini ogni 5 anni, con un ballottaggio nel caso in cui nessun candidato ottenga il 50% + 1 dei voti al primo turno.

La scena politica croata è stata dominata, fin dai tempi dell’indipendenza, da HDZ (Unione Democratica Croata): si tratta di un partito di ispirazione centrista appartenente al Partito Popolare Europeo, che ha espresso 3 dei 6 Presidenti della Repubblica e 9 dei 12 Premier che si sono succeduti dalla nascita dello Stato ad oggi. La Presidente uscente Kolinda Grabar-Kitarović e l’attuale Primo Ministro Andrej Plenković sono entrambi legati a HDZ. Il partito alle ultime elezioni parlamentari del 2016 ha ottenuto in coalizione il 36,6% dei voti.

Il principale antagonista di HDZ è il Partito Socialdemocratico (SDP), nato dalle ceneri della Lega dei Comunisti di Croazia, la forza politica che ha governato in modo autoritario il Paese fino allo scoppio della guerra nei Balcani. L’SDP ha espresso un Presidente della Repubblica (Ivo Josipović) e due Premier. Alle ultime elezioni parlamentari ha ottenuto il 33,5% dei voti nella coalizione Hrvatska raste (“La Croazia cresce”) guidata da Zoran Milanović.

A queste due forze maggiori si affiancano partiti minori e figure indipendenti, come il Sindaco di Zagabria Milan Bandić: ex comunista entrato anche lui nell’SDP dopo il disfacimento della Jugoslavia, ricopre la carica di Sindaco di Zagabria quasi senza interruzioni dal 2000. Forte della sua popolarità, alle elezioni presidenziali del 2009 Bandić si candidò alla presidenza – gesto che gli costò l’espulsione dall’SDP – e perse. Bandić ha poi continuato la sua carriera politica in semi-solitaria, basandosi su liste personali costruite ad hoc a seconda del tipo di elezione, e nel 2014 è stato processato per corruzione e abuso di potere.

Il Parlamento della Croazia in seguito alle elezioni del 2016

 

I candidati

Da sempre le elezioni presidenziali sono un’occasione sfruttata dai personaggi più disparati per salire alla ribalta nazionale. In questa ultima tornata uno dei più chiacchierati è un tal Milan Bandić, da non confondere col sindaco di Zagabria di cui sopra: il vero nome di questo candidato è in realtà Dario Jurican, ed è un direttore cinematografico che ha cambiato il proprio nome con quello del Sindaco di Zagabria promettendo parodicamente, in caso di elezione, “più corruzione per tutti”. Degli 11 candidati alla presidenza, in ogni caso, sono solo quattro quelli che avrebbero almeno il 10% nei sondaggi.

La presidente uscente parte avvantaggiata, forte del sostegno del partito di governo (HDZ). Kolinda Grabar-Kitarović è stata però attaccata sui social media per aver affermato, durante un evento, di “essere nata dalla parte sbagliata della Cortina di ferro”, oltre che per aver incassato l’appoggio del controverso Sindaco di Zagabria.

Il principale sfidante è il leader dell’SDP, cioè l’ex primo ministro Zoran Milanović, che vuole riformare la Costituzione in modo tale che sia il Parlamento ad eleggere il Presidente della Repubblica, e non più direttamente i cittadini. Nella sua corsa è sostenuto della Dieta Democratica Istriana (DDI), un partito regionale e liberale che rappresenta anche una parte della minoranza italiana che vive lungo il litorale istriano.

Un altro dei favoriti è il cantante Miroslav Škoro. Ex membro dell’HDZ, Škoro se ne è distaccato ponendosi come candidato anti-sistema deciso a rappresentare “le persone che vogliono il cambiamento”. Il principale obiettivo di Škoro e quello di rafforzare il ruolo del Presidente in modo tale da poter essere un “contrappeso ai principali partiti politici che oggi decidono tutto”, anche se i critici affermano che in realtà vuole concentrare i poteri nella figura del Presidente e dar vita a una sorta di semipresidenzialismo alla francese.

Infine, Mislav Kolakušić è un ex giudice eletto come indipendente al Parlamento Europeo il 26 maggio scorso. Kolakušić è il candidato che presenta il programma più radicale, orientato a rompere “il regime della minoranza del 30%” (riferimento al partito di governo, HDZ) e ad unificare i ministeri di interno e giustizia con la figura del Premier al fine di combattere meglio la corruzione: “se si vuole davvero combattere i corrotti – ha affermato – migliaia di persone dovranno finire in galera”.

 

I sondaggi

Quali sono le prospettive di vittoria dei vari candidati? Stando alle ultime rilevazioni di Politico, la Presidente uscente sarebbe in testa col 29% delle preferenze, ma sarebbe tallonata dal socialdemocratico Milanovic (27%). In terza posizione troviamo Škoro col 23%, mentre Kolakušić avrebbe l’11%.

La Presidente uscente e l’ex primo ministro sembrano quindi avere possibilità maggiori di accedere al ballottaggio previsto per il 5 gennaio del prossimo anno. Tuttavia, la distanza che separa i primi due da Škoro è tutto sommato ridotta, quindi non sono escluse sorprese: vedremo se l’outsider sarà capace di rompere lo storico duopolio HDZ-SDP.

Nicolò Berti

Quella di Nicolò può essere definita una vita "di confine". Nato e cresciuto in Friuli, il confine orientale d'Italia, appassionato di storia e politica fin da giovane, ha sempre trovato affascinanti le dinamiche Est-Ovest. Laureato in Amministrazione Pubblica, ha seguito e organizzato svariate campagne elettorali tra Udine e Trieste. Si è occupato di Progetti europei per lo sviluppo locale e adesso vive e lavora a Bruxelles come sondaggista e analista di politiche pubbliche.

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