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Algeria al voto: saranno le elezioni della svolta democratica?

Con la fine del regime ventennale di Bouteflika il più vasto Stato dell’Africa va alle urne per eleggere il suo nuovo Presidente

Dopo una serie di rinvii, domani, giovedì 12 dicembre, si dovrebbero finalmente tenere le elezioni presidenziali in Algeria.

Usiamo ancora il condizionale perché le proteste di piazza che durano ormai da mesi non si sono mai fermate e i manifestanti, dopo essere riusciti a far dimettere l’ottuagenario presidente Abdelaziz Bouteflika, ora chiedono un ulteriore rinvio.

Bouteflika è stato presidente dell’Algeria ininterrottamente per vent’anni dal 1999, ma quando paventò all’inizio di quest’anno la possibilità di candidarsi per un ulteriore mandato (sarebbe stato il quinto) diverse piazze algerine (ma anche europee) si riempirono di manifestanti pacifici che chiedevano le sue dimissioni e il rinvio delle elezioni che avrebbero dovuto tenersi il 18 aprile.

In realtà Bouteflika già da un paio di anni era stato costretto a diminuire drasticamente le sue uscite in pubblico poiché gravemente malato, e molti osservatori, tra i quali l’Economist, hanno rivelato che in realtà a governare veramente era il “cerchio magico” composto dalla sua famiglia e dai capi militari dell’esercito algerino.

Dopo le dimissioni di Bouteflika di quest’anno, è stato eletto dal parlamento un presidente ad interim con il compito di svolgere gli affari correnti e decidere la data delle nuove elezioni, che venne effettivamente fissata per il 4 luglio, salvo poi essere definitivamente posticipata al 12 dicembre.

C’è da dire però che le proteste non sono finite, e ogni venerdì migliaia di persone hanno continuato a riunirsi dopo la preghiera nelle piazze per chiedere una ulteriore sospensione per far sì che siano organizzate elezioni libere e democratiche, non organizzate e monopolizzate dalle solite élite che governano l’Algeria fin dai tempi dell’indipendenza (per saperne di più sulla protesta potete ascoltare l’intervista ai giornalisti Davide Lemmi e Marco Simoncelli che abbiamo registrato per il podcast Ab origine).

Anche in questi giorni giungono notizie di assembramenti e arresti di manifestanti, come il recente caso del vignettista Nime, in carcere preventivo da ormai una settimana e del quale il pronunciamento del giudice è previsto per oggi.

In una situazione come questa, i cinque candidati presidenti in corsa rischiano di passare in secondo piano, e sarà probabilmente più interessante, al di là del risultato delle elezioni, vedere quali saranno le province con maggiore e con minore affluenza, dato che moltissimi attivisti e leader dell’opposizione hanno dichiarato di voler boicottare le urne e in alcune parti del Paese si è arrivati addirittura a distruggere il materiale elettorale.

A titolo di esempio, la mappa qui sotto che mostra l’affluenza del 2014 può darci già qualche previsione su quali potranno essere le province più “ribelli”, dove probabilmente anche questa volta il dato sull’affluenza sarà più basso.

L’affluenza alle elezioni presidenziali in Algeria del 2014

Tra i candidati ci sono due ex primi ministri, Abdelmadjid Tebboune e Ali Benflis, un ex ministro della cultura, Azzeddine Mihoubi, un ex ministro del turismo, Abdelkader Bengrine, e il capo del partito El Mostakbal, Abdelaziz Belaid.

 

Cosa dobbiamo aspettarci?

I 24 milioni e mezzo di algerini iscritti nei registri elettorali potranno votare domani negli oltre 13 mila seggi sparsi per il territorio nazionale, mentre quasi un milione di residenti all’estero (soprattutto in Francia) possono votare nei consolati e nei seggi allestiti appositamente già da domenica scorsa.

Nel frattempo le proteste continuano e molti pensano che questa elezione servirà più che altro a creare un esecutivo di transizione fondamentale per l’evoluzione democratica del più vasto Stato dell’Africa.

Permane comunque l’assoluta difficoltà delle parti nel dialogare con il potentissimo generale Ahmed Gaid Salah (uno degli uomini più potenti d’Algeria e uno di quelli che de facto governa dopo le dimissioni di Bouteflika), che si è sempre rifiutato di ricevere i rappresentanti dei manifestanti, aumentando anche così le tensioni tra l’élite e le opposizioni.

Difficile dire se queste elezioni riusciranno a calmare gli animi, o se l’Hirak (così si chiama in arabo la protesta, con un chiaro riferimento alle primavere arabe) continuerà. L’attualità ci ha insegnato in questi ultimi mesi che fare previsioni è molto difficile e che un regime ventennale come quello di Bouteflika potrebbe essere rovesciato (pacificamente) in poco più di un mese.

Giovanni Pigatto

Una passione per la politica e per la storia. Scrive di Africa e cura il podcast "Ab origine" su storia, politica e società del continente nero.
Una laurea in lettere moderne a Trento e tanta voglia ancora di imparare.

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