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USA: le primarie Dem sono una corsa a 4?

Stasera negli USA il dibattito tra i 10 candidati alle primarie dei Democratici rimasti in corsa. Ma i favoriti sono 4: Biden, Warren, Sanders e la “sorpresa” Buttigieg

A poche ore dal quinto dibattito per le primarie del Partito Democratico, la corsa per sfidare Donald Trump tra un anno (novembre 2020) è apertissima. Stasera (fra le 3 e le 5 del mattino ora italiana) saranno in 10 sul palco di Atlanta, Georgia, per uno scontro che si annuncia più aspro dei precedenti. Il dibattito è stato organizzato da MSNBC e dal Washington Post, e sarà moderato da un quartetto tutto al femminile, tra cui i volti noti dell’emittente americana Andrea Mitchell e Rachel Maddow. Per i nottambuli che vorranno seguirlo in diretta, lo streaming in diretta sarà disponibile sia sul sito del WP che su quello di MSNBC. Altrimenti, domattina potrete trovare una raccolta dei momenti salienti e dei temi caldi nelle nostre stories di Instagram.

I sondaggi

Il campo dei competitor si è più che dimezzato rispetto all’incredibile numero di candidati (24) che si erano inizialmente lanciati nella corsa per la nomination democratica. Tuttavia, per essere a 70 giorni dai primi caucus in Iowa, e nonostante il ritiro di Beto ‘O Rourke, candidati rimasti in lizza sono comunque molti. Negli ultimi mesi, comunque, nei sondaggi si è delineata una corsa con un front runner chiaro – Joe Biden – e altri tre candidati principali: Elizabeth Warren, Bernie Sanders e Pete Buttigieg.

Joe Biden è stato il front runner delle primarie democratiche da ancor prima di scendere in campo, lo scorso aprile. Il suo margine di vantaggio sugli altri candidati, però, si è eroso nel corso del tempo, e già a inizio ottobre risultava appaiato con Elizabeth Warren. Con gli attacchi che sono seguiti alla sua crescita nei sondaggi, la senatrice del Massachusetts è calata abbastanza, lasciando Biden primo al 27% con quasi 7 punti di vantaggio secondo la media dei sondaggi di RealClearPolitics.

Primarie USA – La media dei sondaggi

Joe Biden

Nonostante il vantaggio nei sondaggi a livello nazionale, la campagna di Biden potrebbe avere un problema. Le primarie dei democratici, infatti, non si tengono contemporaneamente in tutti i 50 Stati, bensì in serie, con i primi stati che spesso hanno un’influenza notevole sul prosieguo della competizione. Iowa e New Hampshire, le prime sfide fissate a inizio febbraio, mettono in palio pochi delegati (41 e 24 su un totale di 4.539) ma i loro risultati hanno effetti a cascata tutti gli stati successivi.

Primarie USA – La media dei sondaggi in Iowa

Ed è proprio per questo che l’ex vicepresidente di Barack Obama rischia. In Iowa i sondaggi lo danno in media al terzo posto con il 17,6%, praticamente a pari merito con Sanders (17,2%) e dietro Buttigieg (21%) e Warren (18,8%). In New Hampshire, inoltre, Biden è secondo (18%), con Warren che guida con il 20%. Buttigieg (16,5%) e Sanders (16%) inseguono da molto vicino, con il primo che ha recuperato oltre 8 punti nelle ultime due settimane e non accenna a fermarsi. Dalla chiusura dei caucus in Iowa, il 3 febbraio, passeranno quasi tre settimane per arrivare al primo Stato favorevole a Biden, il Nevada: una sconfitta netta nelle prime due partite, quindi, avrebbe il tempo di modificare in modo significativo la narrazione mediatica finora a lui favorevole, mettendo a rischio la sua posizione di front runner.

Primarie USA – La media dei sondaggi in New Hampshire

Un altro segnale d’allarme per Biden arriva dalle nuove candidature ventilate nelle ultime settimane, vere o presunte. La discesa in campo ufficiale dell’ex Governatore del Massachusetts Deval Patrick, la corsa – data come probabile – del miliardario ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg, persino le continue voci di una ricandidatura di Hillary Clinton. Tutte queste prospettive sono il riflesso di un unico – ad oggi solo potenziale – punto debole di Biden: una parte non indifferente dell’establishment democratico non si fida della sua capacità di conquistare la nomination, prima – e di battere Trump alle presidenziali, poi.

A queste preoccupazioni si unisce qualche dubbio sulla sua capacità di raccogliere fondi, dopo che nel terzo trimestre del 2019 le donazioni che ha raccolto sono calate del 30%, raggiungendo poco più di 15 milioni di dollari. Per fare un paragone, Bernie Sanders nello stesso periodo è primo nel fundraising e ha ricevuto 25,3 milioni, cioè il 60% in più.

Cosa guardare nel dibattito di stasera

Joe Biden, pur essendo un ottimo speaker, ogni tanto ha dei passaggi incerti o fa dei veri e propri strafalcioni nei dibattiti. Per ora queste non sono mai state decisive nel fargli perdere voti, ma probabilmente continua ad essere lui il peggior pericolo per se stesso. Anche la sua posizione sull’impeachment sarà interessante: l’intera inchiesta nasce dalle pressioni di Trump sul governo ucraino per far indagare proprio su Biden e suo figlio, quindi le sue parole sul tema saranno particolarmente pesanti.

Elizabeth Warren

Nonostante il calo dopo il dibattito di ottobre, Elizabeth Warren è ancora in seconda posizione, con un buon margine su Sanders. La senatrice e professoressa universitaria gode di un grande favore fra gli elettori democratici, risultando la seconda scelta di una buona fetta dei potenziali partecipanti alle primarie. Quindi, se un altro dei candidati si ritirasse, lei potrebbe beneficiare di un flusso di consensi superiore a quello dei suoi rivali.

Primarie USA – Elizabeth Warren è molto popolare come seconda scelta


Come abbiamo visto, per ora Warren è seconda in Iowa e prima in New Hampshire, quindi in una posizione molto rassicurante. Tuttavia, anche lei corre un pericolo: quello di rimanere schiacciata fra Buttigieg, alla sua destra, e Sanders, a sinistra. Il primo ha già identificato Warren come suo principale avversario (“Diventerà una corsa a due fra me e lei”, ha dichiarato). D’altro canto, come vedremo fra poco, Sanders sta vivendo un ottimo momento dopo il suo attacco di cuore di inizio ottobre, e ha interrotto la tregua “di sinistra” con Warren.

Il tema principale su cui la senatrice viene attaccata è anche quello principale della campagna, cioè la sanità. Elizabeth Warren, infatti, aveva scelto di abbracciare Medicare for All, la proposta di Bernie Sanders per un sistema sanitario universale e gratuito che vada molto oltre l’attuale Obamacare. La proposta, che in Italia può sembrare di buon senso, negli Stati Uniti è considerata molto di sinistra, e Warren ha subito diversi attacchi perché il suo piano era “irrealistico”. Di recente, quindi, è parzialmente tornata sui suoi passi, affermando che qualora fosse eletta instaurerebbe da subito una public option – un’assicurazione sanitaria pubblica che fa concorrenza a quelle private – e solo dopo, verso la fine del suo mandato, si dedicherebbe a Medicare for All. Per questo suo “ammorbidimento” potrebbe esporsi a degli attacchi proprio da parte di Sanders.

Cosa guardare nel dibattito di stasera

Sarà molto interessante vedere come  Sanders e Buttigieg proveranno ad attaccarla. Se riuscirà a rispondere in maniera efficace (nel dibattito di ottobre era stata la più apprezzata), potrà consolidare il suo secondo posto e puntare a recuperare lo svantaggio su Biden. Se invece dovesse accusare il colpo, il rischio principale è quello di perdere electability, cioè di apparire meno in grado di battere Donald Trump: un tema che agli elettori democratici sta terribilmente a cuore.

Bernie Sanders

Come si è detto, l’anziano senatore del Vermont sta avendo un ottimo momento. Dopo il suo attacco di cuore e la conseguente operazione a inizio ottobre, che avevano portato a un picco negativo nei sondaggi, la sua campagna sta riguadagnando forza. Il sintomo più importante è quello degli endorsement pesanti che sono arrivati a Sanders da tre deputate su quattro di un gruppo molto progressista della Camera, noto come The Squad. Il volto più noto è sicuramente quello di Alexandria Ocasio Cortez, la neodeputata di New York che in pochi mesi ha raggiunto una vasta fama anche in Italia. Ma anche i nomi di Rashida Tlaib e Ilhan Omar (vittime di attacchi razzisti da parte di Trump nei mesi scorsi) sono significativi, anche perché aiutano Sanders a rafforzarsi con le minoranze etniche – che costituiscono una buona parte dell’elettorato delle primarie democratiche.

Un altro segnale positivo per Sanders viene proprio dai sondaggi. Se nella media nazionale è ancora terzo dietro Warren, il trend è positivo, con gli ultimi due sondaggi che lo vedono secondo, avanti di 3 punti rispetto alla senatrice. I sondaggi sui primi Stati sono meno positivi, visto che è quarto sia in Iowa che in New Hampshire, ma il distacco dal primo posto non supera i 4 punti.

Il pericolo per Bernie Sanders continua ad essere la radicalità delle sue proposte, che lo rende difficilmente eleggibile secondo una parte importante dell’elettorato democratico – una caratteristica che, come si è detto, è fondamentale per i dem. Ma davvero Sanders partirebbe sfavorito?

Primarie USA – La battaglia negli stati chiave

La battaglia negli stati chiave fra i principali candidati alle primarie democratiche e Donald Trump. Sondaggio New York Times-Upshot-Siena College.

Un recente sondaggio del New York Times e del Siena College ha esaminato la corsa negli stati considerati come più incerti in vista delle Presidenziali 2020. Sanders è risultato davanti in Michigan, Pennsylvania e Wisconsin (stati fondamentali per la vittoria di Trump su Clinton), ma dietro in Florida, Arizona e North Carolina, stati repubblicani nel 2016 dove i democratici hanno chance di ribaltare la partita. Insomma, secondo il sondaggio avrebbe un risultato peggiore di Biden ovunque tranne che in Michigan, ma migliore di Warren dappertutto salvo che in Arizona.

Cosa guardare nel dibattito di stasera

Lo scontro più interessante sarà probabilmente con Warren: se Sanders coglierà l’occasione per attaccarla, o viceversa, quello potrebbe essere uno dei momenti più importanti della serata. Una caratteristica dei dibattiti di Sanders è quella di sfruttare gli attacchi dei candidati meno quotati per rafforzare la sua posizione. Vedremo se questa tendenza si ripeterà o se preferirà un attacco più diretto a Biden e Buttigieg.

Pete Buttigieg

Sindaco di South Bend (città di 100 mila abitanti in Indiana), 37 anni, gay, veterano della guerra in Afghanistan: Pete Buttigieg è la rivelazione di queste ultime settimane di campagna per le primarie. Dal 4-5% su cui si era attestato fino a inizio ottobre, infatti, è quasi raddoppiato arrivando oltre l’8%. È cresciuto significativamente soprattutto nei primi stati dove si terranno le primarie: in Iowa è passato in due mesi dal 7,5% al 21%, in New Hampshire dall’8,7% al 16,5% in due settimane. Il motivo della crescita, soprattutto in Iowa e N.H. è stato il suo ricco fundraising (ben 34 milioni di dollari fra aprile e settembre), che gli ha permesso di investire moltissimo nella campagna sul territorio in questi due stati.

Dopo essere partito come un candidato “intermedio” nello spettro democratico – più a sinistra di Biden ma più a destra di Warren – Buttigieg sta cambiando il suo posizionamento, diventando via via più moderato. L’obiettivo dichiarato è quello di insidiare Joe Biden, che fino a poco tempo fa dominava fra gli elettori democratici che si considerano “moderati” o “abbastanza liberal”. Questa strategia di campagna – puntare tutto sui primi stati e mantenere un profilo moderato – insieme alla giovane età e all’immagine di freschezza, rende Buttigieg in qualche misura simile al Barack Obama delle primarie 2008.

Primarie USA – Buttigieg fatica con gli elettori afroamericani

Intenzioni di voto per Buttigieg in diversi segmenti etnici (Fonte: FiveThirtyEight)

Con una differenza significativa: se Obama aveva naturalmente un vastissimo consenso nelle comunità afroamericane, quello di Buttigieg è davvero irrisorio. Nei sondaggi fra gli afroamericani intenzionati a votare nelle primarie democratiche, “Mayor Pete” raggiunge appena il 2%. In South Carolina, quarto stato delle primarie dove gli elettori democratici sono in netta maggioranza afroamericani, secondo un recente sondaggio Buttigieg è allo 0% in questo segmento. Lo scarso consenso nelle minoranze, insomma, rischia di essere un problema, soprattutto visto che il suo diretto avversario Biden gode di un grande vantaggio su tutti gli altri candidati proprio tra gli afroamericani – e proprio grazie al suo ruolo di vicepresidente di Obama.

Cosa guardare nel dibattito di stasera

Buttigieg nell’ultimo dibattito aveva mostrato una versione particolarmente aggressiva di sé, rinfacciando a Beto ‘O Rourke l’impraticabilità del suo piano per vietare le armi d’assalto. Visto il successo della sua performance, testimoniato dai sondaggi, potrebbe riprovarci. È però difficile immaginare chi attaccherà, visto che ha dimostrato di non avere alcun timore reverenziale anche nei confronti dei candidati più quotati. Un suo eventuale attacco frontale a Biden potrebbe essere molto interessante, ma è forse più probabile che lo vedremo rivolgersi contro Warren o Sanders, per evitare di inimicarsi l’elettorato moderato.

Gli altri candidati

Naturalmente, stasera sul palco non ci saranno solo questi quattro candidati. Gli altri sei presenti (i senatori Cory Booker, Kamala Harris e Amy Klobuchar, la deputata Tulsi Gabbard e gli imprenditori Tom Steyer e Andrew Yang) sono però di fronte a un bivio. Se vogliono andare avanti nella corsa per la nomination, infatti, per loro è fondamentale ravvivare la loro campagna, anche e soprattutto a partire dal dibattito di oggi. Per Booker, in particolare, questa potrebbe essere l’ultima occasione di partecipare a un dibattito televisivo, visto che nei sondaggi la sua posizione è pessima (non ha mai superato il 4% da inizio ottobre) e che i criteri per partecipare a questi dibattiti tengono conto proprio dei sondaggi.

Proprio per questa necessità di “fare qualcosa”, sarà molto interessante vedere quanto questi candidati si presenteranno agguerriti stasera. Gli effetti del dibattito potrebbero restringere il campo dei contendenti, ma anche rendere la partita molto più incerta.

Giovanni Forti

Romano, studia Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Sant'Anna. Quando non è su una montagna, si diverte con sistemi elettorali, geografia politica e l'impatto delle disuguaglianze sul voto.

1 commento

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  • Ma come si fa a votare per dei vecchi senatori, ex senatori stranamente milionari,senza nessuna esperienza esecutiva, si sono sempre occupati di teoria come Warren Sander e Biden, quest’ultimo è alla sua terza primaria , senza avere doti di leader da 40 anni in politica e con un età vicina agli 80 anni gode dell’appoggio dei neri solo perchè è stato il vice di Obama, i neri sono un vero problema per la democraticità delle primarie votano sempre per l’establishment o per un birazziale come Obama che ha vinto in Iowa uno stato prevalentemente bianco perchè confinante con lo stato di cui era senatore, complettanete impreparato a svolgere il suo ruolo di comandante in capo come gli altri 3 in grara in queste primarie! la sanità universale e gratuita (che già esiste per le persone over 65), eliminando totalmente l’assicurazione privata non fa parte della storia americana ed inoltre non passerebbe mai al congresso e ha grossi problemi di costituzionalità! L’unico vero genio poltico si chiama Buttigieg e se vince nei primi due stati che sono fondamenti per i democratici, cosa diversa per i repubblicani ,la nomination è sua! P.s. I sondaggi americani non contano nulla hanno fallito nel 2016 e anche nel 2018 basta guardare il caso della Florida, usano un campione elettorale di poche centinaia di persone e hanno un margine di errore che supera il 5% e spesso vengono usati per fare propaganda elettorale!

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