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Povertà

Povertà in Italia: famiglie con minori, giovani e stranieri i più colpiti

Il Rapporto Istat 2018 dipinge una situazione ambivalente: cala la povertà relativa, cresce ancora quella assoluta

Il nuovo Rapporto Istat sulla povertà in Italia riferito allo scorso anno traccia un quadro di sostanziale stabilità rispetto al 2017, con alcune particolarità ed inversioni di tendenza importanti per il futuro andamento dell’economia nazionale.

Raccogliendo informazioni da un campione di 19 mila famiglie, l’Istat fornisce i principali dati riguardanti i livelli di povertà assoluta e relativa. Con povertà assoluta si indicano quei nuclei familiari la cui spesa mensile è inferiore a quella utile a soddisfare una serie di necessità primarie fondamentali per il mantenimento di una condizione di vita accettabile, che varia secondo diversi indicatori. La povertà relativa, invece, prende in considerazione solamente i consumi mensili delle famiglie, paragonandoli alla media nazionale. La soglia di povertà relativa per l’anno 2018 è risultata in crescita di circa 10 euro rispetto al 2017, ed è stata fissata a 1.095,09 euro mensili per un nucleo di due persone.

I dati Eurostat relativi al 2017 indicavano a rischio di povertà ed esclusione sociale circa 17 milioni di italiani, pari al 28,6% della popolazione. I dati Istat per l’anno 2018 sostanzialmente confermano le rilevazioni del 2017, con 5 milioni di individui in condizioni di povertà assoluta (8,4% del totale) e 9 milioni in condizioni di povertà relativa (15% del totale), per un totale di 14 milioni di persone (23,4% della popolazione). Se si guarda invece al dato relativo ai nuclei famigliari, sono in povertà assoluta 1,8 milioni di famiglie (il 7% del totale) mentre circa 3 milioni (pari all’11,8%) vivono in condizioni di povertà relativa. Rispetto al 2017 si assiste dunque ad un lieve aumento dell’incidenza della povertà assoluta, mentre la povertà relativa cala di quasi due punti percentuali.

Percentuale di residenti in condizioni di povertà relativa e assoluta (2011-2018)

L’incidenza di povertà assoluta e relativa, se evidenziata nella suddivisione per fasce di età, è rimasta pressoché invariata rispetto al 2017. La fascia che va dai 18 ai 34 anni è l’unica a presentare una significativa riduzione, per quanto riguarda l’incidenza della povertà relativa, rispetto all’anno precedente. Il dato può essere spiegato tenendo conto di come siano proprio i giovani coloro che hanno guidato le emigrazioni dal nostro Paese nell’ultimo decennio. L’aumento del divario tra giovani ed anziani, con un assottigliamento della popolazione in età media, trend riscontrato anche quest’anno dal Rapporto annuale Istat, si palesa confrontando i dati sull’incidenza della povertà relativa nella fascia d’età dai 35 ai 64 anni e in quella degli over 64, con un divario che resta però ancora evidente se si confrontano le stesse fasce sull’incidenza della povertà assoluta.

Povertà relativa e povertà assoluta per fascia d’età (2013-2018)

La fascia di popolazione che resta più sensibile è quella dei minori. Le famiglie con la presenza di under 18 continuano ad essere, infatti, quelle più in difficoltà nel panorama nazionale, con livelli di povertà assoluta superiori rispetto alla media nazionale. Il caso estremo è dato dall’incidenza sulla povertà relativa di famiglie con 3 figli o più a carico, che con il 33,1% risulta triplicato rispetto alla media. Le incidenze di povertà relativa e assoluta per le famiglie con minori seguono dunque un trend stazionario o in ascesa, eccezion fatta per un lieve calo dell’incidenza di povertà relativa per le famiglie con 1 minore e di quella assoluta per le famiglie con 3 o più minori a carico. Il disagio aumenta generalmente per le famiglie molto numerose (incidenza di povertà assoluta al 19,6% per quelle con cinque o più componenti), ma anche per le famiglie monogenitoriali l’incidenza di povertà assoluta passa dal 9,1% del 2017 all’11,0%, mentre quella relativa dal 15,2% al 18,8% del 2018.

La correlazione tra povertà e titolo di studio ci pone di fronte a dati eterogenei. La povertà assoluta è in aumento per tutte le categorie, con l’incidenza più elevata degli ultimi anni all’11% per chi non ha titolo di studio o possiede soltanto la licenza elementare e al 9,8% per chi possiede la licenza media. Chi ha ottenuto almeno il diploma vede invertito il trend in discesa del 2017 dell’incidenza di povertà assoluta, che si assesta al 3,8%, mentre cala al 5,9% quello di povertà relativa. L’incidenza di povertà relativa resta stabile rispetto al 2017 per chi possiede licenza elementare e licenza media.

Come evidenzia il Rapporto annuale Istat 2019, le regioni del Sud e delle Isole continuano ad essere colpite da un costante deflusso di capitale umano. La perdita di più di 700 mila cittadini italiani, che hanno deciso di spostarsi nel resto del Paese o all’estero negli ultimi 10 anni, può essere una delle concause dell’aumento della quota di famiglie residenti al Nord, molto più numerose rispetto a quelle residenti nel Mezzogiorno (47,7% contro il 31,7%). Ciononostante, è proprio nel Sud e nelle Isole che si riscontra un maggior numero di famiglie povere (il 45,1% del totale), con un’incidenza della povertà assoluta che si assesta attorno al 10%, quasi tre punti sopra la media nazionale, ma comunque in calo rispetto al dato del 2017.

Il trend riguardante la povertà relativa risulta essere analogo, con un aggravamento del fenomeno al Nord ed il Mezzogiorno che presenta un dato in calo, dal 24,7% nel 2017 al 22,1% nel 2018. Calabria e Sicilia, pur restando tra le regioni con l’incidenza più alta, segnano forti variazioni rispetto al 2017: la Calabria passa dall’incidenza al 35,3% al 30,6%, mentre la Sicilia dal 29% al 22,5%.

Le famiglie povere sono più numerose al Sud (Calabria, Campania, Sicilia)

In ultima analisi è possibile riscontrare che 850 mila nuclei familiari, pari a quasi la metà delle famiglie povere (46,6%) vivono in affitto. Questo ci permette di comprendere la composizione effettiva della popolazione in condizione di povertà, dal momento che il numero di affittuari è inversamente proporzionale all’aumento dell’età. Sono perlopiù giovani under 35 e stranieri a non potersi permettere di possedere la propria abitazione, data l’incertezza occupazionale e l’insicurezza di un futuro roseo. Proprio riguardo i cittadini stranieri nel nostro Paese, il 30,3% è in povertà assoluta (1 milione e mezzo di persone), contro il 6,4% della popolazione povera italiana. Mentre le famiglie straniere costituiscono soltanto l’8,7% del totale, quelle in povertà assoluta sono il 31,1% ed il dato sull’incidenza di povertà relativa risulta il triplo di quello delle famiglie di soli italiani, al 10%.

Tra le famiglie costituite solo da italiani la povertà è meno diffusa

Complessivamente, il quadro che emerge è quello di un progressivo invecchiamento della popolazione; l’età della pensione (da 65 in su) continua ad essere la fascia d’età in cui le situazioni di povertà sono meno diffuse. Il divario tra Nord e Sud, seppur marcato, presenta discontinuità, e resta da valutare l’impatto della “fuga di cervelli” e la presenza sul territorio di cittadini stranieri sul tessuto economico e sociale di quelle regioni che presentano oggi le incidenze più elevate.

 

(Articolo a cura di Daniele Baldo)

Daniele Baldo

Appassionato di politica e Stati Uniti, si interessa molto ai temi di trasformazione e riqualificazione urbana. Studente di Scienze del Governo all'Università di Torino, è anche Segretario della sezione torinese del Movimento Studentesco per l'Organizzazione Internazionale (MSOI), l'unica associazione giovanile italiana riconosciuta dalle Nazioni Unite.

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