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Salvini e le divise delle Forze dell’Ordine. Una scelta opportuna?

Sondaggio Quorum/YouTrend: Matteo Salvini indossa spesso indumenti poco istituzionali, tra cui le divise delle Forze Armate. Cosa ne pensano gli elettori?

Nell’epoca dell’immagine e dei social network il linguaggio della politica si è adattato ai tempi, passando dai discorsi pomposi e formali della Prima Repubblica alla politica-spettacolo: l’immagine prende il sopravvento sulle altre forme di linguaggio, diventando il canale di comunicazione più efficace e incisivo, quasi a smentire l’antico detto “l’abito non fa il monaco”.

Pertanto, dopo aver analizzato i discorsi dei leader politici, non potevamo esimerci dall’esaminare l’abbigliamento del politico italiano che più ricorre al modo di vestirsi per mandare messaggi politici: Matteo Salvini. Il leader della Lega non si è fatto mancare niente nel corso degli ultimi anni. Ma come può un capo di abbigliamento, una felpa o anche una divisa, diventare uno strumento di propaganda politica? È sufficiente affiggerci sopra una scritta, ad esempio lo slogan di una campagna referendaria oppure il nome della città in cui si sta facendo campagna elettorale, per dare a ciò che viene indossato un significato politico. Il politico con addosso questi indumenti diventa così una sorta di cartellone elettorale vivente capace di lanciare un messaggio politico semplicemente con la sua immagine.

L’abbigliamento “poco canonico” di Matteo Salvini dal 2016 ad oggi

Analizzando le foto e i video della pagina Facebook ufficiale di Salvini, è possibile apprezzare l’evoluzione del suo vestiario negli ultimi quattro anni. Se nel solo 2016 le felpe e le magliettebrandizzate” compaiono complessivamente ben 40 volte nei post Facebook del “Capitano”, nel 2017 e nel 2018 entrambe perdono velocemente terreno a favore delle divise: nei primi 3 mesi del 2019 si contano ben 16 apparizioni in divisa contro “appena” 9 in felpa.

Tipologia di capi di abbigliamento “anomalo” indossati da Salvini negli ultimi 4 anni

Entrando più nel dettaglio, scopriamo che il tipo di abbigliamento varia a seconda del periodo, raggiungendo gli apici nel primo e nell’ultimo trimestre di ogni anno. Un risultato prevedibile, considerando con in estate felpe e divise non sono l’abbigliamento più adatto. È curioso notare come nei mesi compresi tra novembre 2017 e maggio 2018 – ossia i mesi della campagna elettorale per le elezioni politiche – Salvini abbia privilegiato un abbigliamento istituzionale più da politico: un abito elegante, in giacca e camicia bianca (ma senza cravatta , accessorio già “rottamato” da un altro Matteo qualche anni prima). In quei mesi di campagna elettorale nazionale non una sola immagine in felpa, divisa o maglietta compare nella pagina Facebook dell’attuale vicepremier.

Si tratta di un dato ancora più sorprendente se paragonato con lo stesso periodo dell’anno successivo: tra dicembre 2018 e febbraio 2019 quello che ora è il Ministro dell’Interno compare ben 32 volte in divisa o felpa. Un risultato dovuto principalmente alle uscite pubbliche nelle campagne elettorali locali per le regionali in Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Tuttavia, se nei primi due casi l’indumento preferito è la divisa da sciatore della Polizia, in Sardegna è immancabile la felpa coi quattro mori, quasi a rinnovare una vecchia tradizione.

Vediamo allora anno per anno che tipo di abbigliamento ha privilegiato il leader della Lega:

  • 2016: fedele alla tradizione, il segretario federale della Lega (ancora) Nord predilige le felpe con il nome della città o delle regioni in cui sta svolgendo la campagna elettorale, o che riportano gli slogan delle principali campagne politiche (come “Stop invasione” o “Stop Fornero”). Scorrendo le immagini di quell’anno, non mancano momenti rituali di “consegna della felpa” da parte dei comitati locali della Lega al loro leader, che dimostrano come questa usanza fosse già ben radicata – oltre che molto popolare – tra i sostenitori del Carroccio.
  • 2017: gli episodi di abbigliamento “anomalo“ si riducono, passando dalle 40 apparizioni del 2016 ad appena 21 (15 in maglietta e 6 in felpa). Lo stile però non cambia: sulla maglietta troviamo sempre i nomi delle città o delle regioni in cui il leader della Lega è impegnato a fare campagna elettorale.
  • 2018: come detto in precedenza, il primo trimestre del 2018 si caratterizza per una netta prevalenza di apparizioni in abbigliamento istituzionale, ovvero giacca e camicia. Terminato il periodo elettorale e divenuto vicepremier e Ministro dell’Interno, Salvini sembra ritornare alle vecchie abitudini, preferendo però le divise – forse perché giudicate più adeguate alla nuova carica ministeriale – alle felpe. Tra settembre e novembre 2018 le divise della Polizia di Stato (indossate in parecchie occasioni, sia in montagna che in città) cominciano così a monopolizzare il vestiario salviniano.
  • 2019: anche l’inizio del 2019 si caratterizza per una marcata presenza delle divise, anche di Vigili del Fuoco e Protezione Civile, oltre che dell’immancabile Polizia di Stato. Nel primo trimestre di quest’anno, la divisa è senza ombra di dubbio l’indumento preferito dal leader della Lega per le apparizioni in pubblico, salvo in casi particolari, come la già citata campagna elettorale per le regionali in Sardegna.

Indossare una divisa: una scelta opportuna?

Felpe, magliette e accessori vari (caschi o berretti) non hanno mai provocato, tuttavia, un dibattito politico. Non così è stato per le divise delle Forze dell’Ordine che, utilizzate sempre di più dall’insediamento del Governo Conte, hanno sollevato più di una critica sull’opportunità o meno di indossarle da parte del titolare del Viminale.

Le divise indossate da Salvini, divise per corpo di appartenenza

A dominare la scena sono, come detto, le divise della Polizia di Stato, indossate ben 16 volte nei primi 3 mesi del 2019. Anche nel 2018 le divise della Polizia prevalgono sulle altre, ma anche quelle dell’Esercito sono state indossate in 6 occasioni, mentre quelle dei Vigili del Fuoco in 3.

Cosa ne pensano gli italiani? Il sondaggio Quorum/YouTrend

In un recente sondaggio, Quorum ha chiesto agli elettori la seguente domanda:

“il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha spesso indossato divise dei Vigili del Fuoco, della Polizia e delle altre Forze dell’Ordine in occasioni pubbliche. Lei ritiene che questo comportamento sia opportuno?”

Una maggioranza piuttosto schiacciante, pari all’81,3% degli intervistati, ha risposto negativamente, contro il 14,9% di chi ritiene che non ci sia nulla di inopportuno: per gli italiani, dunque, non è opportuno che il Ministro dell’Interno indossi le divise delle Forze dell’Ordine.

È probabile che questa tendenza di Salvini a utilizzare questi capi di abbigliamento “poco istituzionali”, soprattutto in occasione di appuntamenti di campagna elettorale, si confermi anche in futuro. È anche possibile che dopo le Europee, in base al risultato elettorale ottenuto dalla Lega, assisteremo ad una rivisitazione della strategia comunicativa che coinvolga anche questo aspetto. Per ora, riprendendo l’adagio citato in apertura, possiamo certamente affermare che se anche l’abito non fa il monaco, di certo fa il politico.

 

 


Nota metodologica: il sondaggio qui citato è stato realizzato nel periodo 2-3 maggio 2019 con metodologia CATI/CAWI su un campione di 1000 intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, indagata per quote di genere ed età e stratificate per area macro-regionale di residenza e titolo di studio. L’errore campionario è pari a +/- 3,1%, con un intervallo di confidenza del 95%.

Nicolò Berti

Quella di Nicolò può essere definita una vita "di confine". Nato e cresciuto in Friuli, il confine orientale d'Italia, appassionato di storia e politica fin da giovane, ha sempre trovato affascinanti le dinamiche Est-Ovest. Laureato in Amministrazione Pubblica, ha seguito e organizzato svariate campagne elettorali tra Udine e Trieste. Si è occupato di Progetti europei per lo sviluppo locale e adesso vive e lavora a Bruxelles come sondaggista e analista di politiche pubbliche.

Alessio Vernetti

Nato nel lontano 1997, si è laureato in relazioni internazionali all'Università di Torino, ma ha studiato anche a Sciences Po Lille e ha frequentato il Summer Program della LUISS. I suoi interessi principali sono la psefologia, il diritto costituzionale, lo sviluppo internazionale e i mutamenti sociali.
La sua vita sociale è inversamente proporzionale al numero di settimane che mancano alle elezioni.

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