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Il punto sul Regno Unito: Brexit, i sondaggi danno fiducia alla May

Mese difficile per Theresa May. I sondaggi, però, dicono che per gli inglesi è lei a dover portare a compimento la Brexit.


In un mese ricco di avvenimenti, la Brexit continua a polarizzare l’attenzione del Regno Unito. Il 10 dicembre Theresa May ha infatti rinviato il voto sull’accordo alla settimana del 14 gennaio. Quindi, due giorni dopo, il Primo ministro è passato indenne da una mozione di sfiducia interna ai Tories (200 i voti a favore, 117 i contrari), sostenuta da un’ampia minoranza del partito. Infine, il tentativo fallito di aprire una nuova negoziazione con l’Unione Europea o, quantomeno ottenere alcune garanzie specifiche in riferimento, in particolare, al capitolo irlandese del backstop. Ad oggi, le probabilità che il Parlamento appoggerà il testo negoziato dalla May diminuiscono, mentre si riaffaccia con forza l’ipotesi di un secondo referendum.

May, la maggioranza non vuole dimissioni prima della Brexit

Partiamo da un dato interessante: dopo il voto di sfiducia, alcuni esponenti interni alla minoranza conservatrice hanno affermato che il Primo Ministro avrebbe dovuto dimettersi, ma come la pensano i cittadini? Il 24% dei cittadini crede che Theresa May dovrebbe dimettersi immediatamente ma, nel complesso, il 55% è invece favorevole alla sua permanenza a guida del Paese, almeno sino alla chiusura dell’accordo sulla Brexit. Percentuali simili sia se prendiamo in considerazione i votanti Leave al referendum 2016 e coloro che avevano appoggiato il Remain. Tra gli elettori del Partito Conservatore, tale percentuale arriva all’80%, con una prevalenza (42%) di chi risponde genericamente che dovrebbe continuare a guidare il Regno Unito e il Partito, senza indicare una data di “scadenza” alla sua leadership, nonostante la May abbia già annunciato la sua rinuncia a candidarsi alle prossime elezioni generali.

May, dimissioni o permanenza?

Entrando nel dettaglio dell’azione politica, per gli inglesi Theresa May dovrebbe cercare di ottenere un nuovo accordo con l’Unione Europea (40%). Questa opzione è quella su cui gli elettori di ogni partito si concentrano, con un picco del 59% tra i Tories. Anche tra i Labour, la linea di una rinegoziazione vince sull’idea di indire una nuova consultazione popolare (28% a 26%), che trova la maggioranza invece tra i LibDem (42%), Plaid, lo SNP e i Verdi, ma si limita, sul totale, ad un 16%. Per il 13% degli inglesi, invece, la Premier dovrebbe ora tentare di far approvare l’attuale accordo in Parlamento, mentre la stessa percentuale vorrebbe, prima di tutto, tornare al voto.

Priorità? Cambiare l’accordo (Dato generale, per intenzioni di voto e per voto al referendum 2016)

Intenzioni di voto: recupero dei Labour

I sondaggi (media fra Yougov e Opinium) registrano un recupero del Labour sui Tories rispetto a novembre: il partito di Corbyn guadagna quasi un punto sui Conservatori (+0,7%). Si tratta di un dato significativo ma, davanti al caos degli ultimi quindici giorni, più contenuto del previsto: ciò conferma, come vedremo successivamente, la debolezza di Corbyn. Importante anche la crescida dei Liberal Democratici, al 9,3% (+1%), mentre lo UKIP conferma la grande volatilità che ne caratterizza le rilevazioni, perdendo 1,7 punti e tornando sotto la soglia del 5%.

Media dei sondaggi politici UK al 22 dicembre: Labour più vicini ai Tories 

Storico intenzioni di voto

Le debolezze del leader Corbyn

Opinium rileva anche come sia stabile il gradimento personale di Theresa May, che secondo il 30% degli elettori sta facendo un buon lavoro, mentre Jeremy Corbyn ha un gradimento del 26%, in discesa di un punto rispetto a dicembre.

Storico preferenze per il ruolo di Primo ministro

La distanza fra i due leader si nota anche quando viene chiesto agli intervistati chi preferirebbero vedere come primo ministro: sebbene, come abbiamo visto, i due partiti siano praticamente appaiati nei sondaggi, May supera Corbyn 30% a 22%. Ma il dato più significativo è quel 39% che opterebbe per una terza scelta (era al 29% a gennaio) . Le difficoltà di Corbyn sono dovute anche alle incertezze degli stessi elettori laburisti, considerando che solo il 68% di loro riuscirebbe ad immaginare l’attuale segretario nel ruolo di primo ministro e solo il 40% apprezza come ha reagito al modo in cui Theresa May ha gestito la Brexit.

Storico preferenze per il ruolo di Primo ministro sulla base del voto al referendum 2016

Storico: il giudizio sui leader politici

Elettori divisi sul futuro della Brexit

In generale, solo il 28% degli elettori approva come la premier ha gestito fino ad ora il negoziato con l’Unione Europea, e la maggioranza ritiene che i problemi siano stati causati più dal comportamento del governo britannico che dall’Unione Europea. Solo il 17% degli intervistati (e il 33% degli elettori conservatori) pensa che alla fine il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea con un accordo soddisfacente.

Anche sul futuro dell’accordo regna una grande incertezza fra gli intervistati, che si dividono sia sull’opportunità del rinvio del voto deciso da Theresa May (41-40 per i contrari), sia su come si dovrebbe procedere in caso di voto contrario del parlamento: spiccano l’opzione No Deal (25%) e il referendum fra Deal e Remain (24%), più staccate altre opzioni come la riapertura dei negoziati (16%), il referendum fra deal e no deal (10%) e le elezioni anticipate (10%).

Cosa fare qualora il Parlamento bocciasse l’accordo sulla Brexit? (Dato generale, per intenzioni di voto e per voto al referendum 2016)

La maggioranza degli elettori conservatori del 2017 ritiene comunque che i parlamentari del partito dovrebbero votare a favore dell’accordo con l’Unione Europea, anche se non mancano i contrari (47% a 37%), mentre gli elettori laburisti sperano che i propri parlamentari votino contro.


Francesco Cianfanelli

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