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Il punto sul Regno Unito: May, pesa l’accordo con l’UE

Il calo nei sondaggi dei Conservatori favorisce l’avvicinarsi dei Labour: a incidere negativamente l’accordo sulla Brexit con l’UE.


Se si tornasse a votare domani, nel Regno Unito il Partito Conservatore rischierebbe seriamente di perdere la sua già debole maggioranza. I sondaggi elettorali svolti nelle ultime settimane (media YouGov, Opinium) mostrano infatti i partiti di Theresa May e Jeremy Corbyn sempre più vicini, con solo lo 0,6% di distacco. Appare dunque vicino, anche osservando le tendenze – a settembre il distacco era di oltre 3 punti – un sorpasso che manca da luglio, al quale contribuirebbe, soprattutto, il calo dei Tories (-2,1% su base trimestrale). Occorre altresì sottolineare come i due partiti procedano a distanza ravvicinata da diversi mesi, ma entrambi sono al di sotto delle rilevazioni di inizio 2018, quando erano annoverati rispettivamente al 40,8% e al 41,3%.

Da segnalare il 6% dello UKIP, un risultato potenziale ancora lontano dai fasti delle elezioni del 2015, ma comunque più del triplo del deludente esito delle elezioni 2017, e più del doppio di quanto ipotizzato dai sondaggi prima dell’estate.

Sondaggi: il calo dei Tories avvicina i Labour

Storico intenzioni di voto

Brexit, per la May un serio problema

Sulle intenzioni di voto pesa anche l’accordo sulla Brexit e il caos creatosi nel governo di Theresa May, basti pensare che, secondo la sola rilevazione di Opinium, svolta proprio nei due giorni seguenti all’accordo, i conservatori avrebbero perso, in un mese, ben 7 punti rispetto ai laburisti.

Lo stesso istituto rileva infatti come l’accordo fra Regno Unito e Unione Europea non sia stato apprezzato. Più di un elettore su tre (36%) considera l’accordo inaccettabile mentre solo il 22% lo sostiene. Tra gli elettori del Partito Conservatore, i giudizi positivi arrivano però al 40%, contro il 25% di contrari. Ad oggi, sono comunque complessivamente di più gli elettori che sceglierebbero di uscire dall’Europa privi di qualsivoglia accordo (33%) piuttosto che farlo con quello raggiunto dalla May (23%). Quasi un britannico su due (46%) ritiene comunque che, anche se la Brexit dovesse peggiorare la condizione del paese, ormai è giusto uscirne.


Accordo con l’UE? Una netta bocciatura

Chi sceglierebbero gli inglesi come Primo Ministro?

Nonostante il trend negativo dei conservatori, gli elettori continuano a preferire Theresa May nel ruolo di primo ministro (30%), rispetto ad un’opzione Jeremy Corbyn (23%). Ancora di più (38%) sono gli elettori che opterebbero però per una terza scelta.

Storico preferenze per il ruolo di Primo Ministro

Il dato diviene ancora più interessante se lo consideriamo sulla base del voto al referendum sulla Brexit: tra chi ha votato per il remain, Corbin (33%) vince la sfida con la May (24%), ma la maggioranza preferirebbe una terza scelta. Tra i leave, invece, si evidenzia la tendenza negativa per la May, che scende al 39% (-5 punti da settembre), mentre, anche in questo caso, il 41% preferirebbe un altro nome.

Storico: chi come Primo Ministro? (per voto espresso al referendum 2016)

Anche nell‘indice di apprezzamento dei leader, Theresa May supera il segretario dei laburisti, per 29% a 26%. In particolare il 68% dei sostenitori del partito conservatore pensa che il primo ministro stia facendo un buon lavoro, mentre il 64% dei potenziali elettori laburisti è soddisfatto della leadership di Corbyn all’interno del partito. Da notare, nel corso dell’ultimo mese, davanti a una flessione dei tre leader più apprezzati, il balzo in avanti di Vince Cable, leader dei libdem, che guadagna ben due punti percentuali e raggiunge il 19%, eguagliando il record su base annua raggiunto a maggio.

Storico giudizio sui leader

Francesco Cianfanelli

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