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Identità Europa

Identità e diritti civili in Europa: est e ovest divisi

Avevamo osservato, poco tempo fa, la divisione tra Europa Occidentale e Orientale sui temi religiosi: lo stesso emerge guardando a chi giudica la propria cultura superiore alle altre e all’apertura ai diritti civili.


Quanto pesa l’identità culturale di un paese nell’influenzare le posizioni dei cittadini rispetto alle principali questioni sociali? Ci aiuta a rispondere a questa domanda la ricerca del Pew Research Center di cui avevamo già parlato per quanto riguarda il ruolo della religione nel Continente (qui).

Sciovinismo culturale

“La nostra gente non è perfetta, ma la nostra cultura è superiore alle altre”? Le risposte a questa domanda mostrano una differenza piuttosto netta tra i paesi dell’Europa Occidentale e quelli Centro-Orientali. Nei secondi, infatti, la cultura nazionale è generalmente ritenuta superiore.

La tua cultura è superiore alle altre?


Le aree in cui le risposte affermative sono più frequenti sono in particolare due: il sud-est europeo (89% in Grecia, oltre il 65% in Serbia, Bosnia, Bulgaria e Romania) e l’estremo est del continente, con in testa Georgia e Armenia (85% e 84%), seguite dalla Russia (69%).

A ovest e a al nord del blocco occidentale (con l’eccezione portoghese) si registra invece il fenomeno opposto: il 20% della Spagna è il dato più basso in assoluto, e lo stesso ordine di grandezza si ritrova in Svezia (26%) e nelle repubbliche baltiche (tutte ampiamente sotto il 40%). I paesi dell’Europa centrale, nonché le isole britanniche, registrano un dato medio di poco inferiore al 50%, compreso tra il 41% dell’Ucraina e il 55% di Polonia e Repubblica Ceca.

L’identità nazionale: quanto contano paese d’origine, discendenza e lingua?

In generale, nei paesi dell’Europa Centro-Orientale la maggioranza dei cittadini pensa che per poter affermare la propria identità nazionale si debba essere nati o avere una discendenza a livello locale.  Si va dall’88% (sulla nascita) e dall’87% (sulla discendenza) della Romania fino al 56% e 63% della Slovacchia. In media, sono elementi considerati essenziali dal 70% degli intervistati.

Discendenza e nascita: fattori importanti per l’identità nazionale?

Al contrario, in Europa Occidentale le percentuali più alte si incontrano nel Mediterraneo: è netta la differenza tra i dati di paesi come il Portogallo (oltre l’80% in entrambe le questioni), l’Italia o la Spagna rispetto a paesi del nord come Norvegia, Danimarca e Svezia (ultima col 22% sulla nascita e il 21% sulla discendenza).

Se però osserviamo le risposte dei giovani (18-35) notiamo come la tendenza sia nella direzione di una spaccatura ancora più netta tra est e ovest. Se infatti, rispetto agli over 35, le nuove generazioni dell’Europa Occidentale tendono a dare sempre meno peso a nascita e discendenza come imprescindibili per affermare l’identità nazionale (ad esempio, -21% rispetto agli over 35 in Danimarca), guardando alla zona più orientale la situazione cambia: non solo la differenza tra le fasce d’età è meno marcata (ad esempio, -8% in Bielorussia), ma in alcune realtà si registra addirittura una ventata “nazionalista” (+4% in Croazia).

Infine vi è un altro elemento sul quale i paesi europei sembrano largamente concordare, da Est a Ovest, per la definizione dell’identità culturale: la capacità di parlare la lingua nazionale. La padronanza linguistica è considerata imprescindibile nella maggioranza delle realtà europee (con una media superiore all’85%), seppur con alcune eccezioni in Finlandia (68%), Bosnia (68%), Moldavia (66%), Ucraina (66%) e Bielorussia (54%). In questi paesi è evidente il riflesso di un multilinguismo ormai presente da generazioni (come col russo negli ultimi tre paesi citati). Infine, è curiosamente opposto il dato nel paese tradizionalmente più multilinguista d’Europa: in Svizzera, dove a seconda delle zone si parlano prevalentemente il francese, il tedesco o l’italiano, l’86% della popolazione reputa l’abilità di parlare la lingua (o le lingue?) determinante per definire la propria identità nazionale.

Diritti sociali – Una netta divisione tra est e ovest

Temi sociali specifici, come l’aborto e il matrimonio tra persone dello stesso sesso, evidenziano una spaccatura molto netta tra le due aree del continente, che sembrano ancora divise, come se il muro di Berlino non fosse mai caduto, quantomeno dal punto di vista sociale.

Aborto

Fatte salvo lievi eccezioni, e considerando la Repubblica Ceca fermamente situata nel blocco occidentale (più sfumata la posizione slovacca), le differenze tra est e ovest sono enormi. È da notare come la divisione in blocchi culturali conti anche più della tradizione religiosa nei singoli paesi: infatti, anche in realtà storicamente di matrice cattolica vi è comunque un’ampia maggioranza a favore della legislazione sull’aborto (in Irlanda il 66%, in Italia il 65% e in Portogallo il 60%) e dei matrimoni gay (vi si oppone il 20% degli irlandesi, il 27% degli italiani e il 14% dei portoghesi).

In generale solo otto paesi tra quelli presi in considerazione si oppongono all’aborto (Bosnia, Grecia, Bielorussia, Polonia, Russia, Ucraina, e – con amplissima maggioranza – Moldavia e Georgia). Al contrario, alcuni paesi centro-orientali, come Repubblica Ceca, Estonia, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia sono ampiamente favorevoli (con valori minimi al 70%).

Matrimoni LGBT

Ancora più netta è la divisione che riguarda i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Ad est, si registra una percentuali di contrari inferiore al 50% solamente in Slovacchia (47%), seguita dalla Polonia (59% in sfavore) con punte del 95% e del 96% in Georgia e Armenia. Le differenze non si riducono  neanche se si prende in considerazione solo la popolazione tra i 18 e i 35 anni, tendenzialmente più progressista: il dato slovacco cala al 42% di contrari, ma resta ampiamente oltre il 50% in tutti i paesi del blocco orientale. Un indicatore importante guardando anche al futuro di medio termine.

Nei paesi occidentali si può parlare invece di un’ampia accettazione, riflessa anche dal fatto che è riconosciuta in quasi tutte le legislazioni dell’area: il dato minore è il 59% di favorevoli in Italia e Portogallo, il maggiore è l’88% della Svezia.

Tra le due questioni vi è un certo grado di correlazione, trascinato soprattutto dai paesi occidentali, tendenzialmente più favorevoli ad entrambe le questioni: questo grafico ci dà la percezione di una certa disomogeneità in Europa Orientale, caratterizzata da una tendenziale maggiore accettazione dell’aborto rispetto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso in alcuni paesi (in particolare in Serbia, Bulgaria ed Estonia).



Luca Andrea Palmieri

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