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Elezioni Midterm

L’America dimenticata sta voltando le spalle a Trump?

Alle midterm 2018 i Democratici si sono “ripresi” buona parte dei voti nelle zone in cui Trump aveva sfondato per vincere negli stati Midwest. Inversione di tendenza o segnale isolato?


Uno dei fattori chiave della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2016 è stata la vittoria schiacciante nel Midwest. Se l’Ohio è storicamente uno “swing state” che Repubblicani e Democratici si contendono ad ogni elezione, la capacità del tycoon newyorkese di portare a sé la cosiddetta “America dimenticata” (un elettorato principalmente bianco, con un livello di reddito e istruzione medio-basso e che vive fuori dalle grandi città) è stato il fattore decisivo per tingere di rosso stati che votavano per il candidato presidente democratico ininterrottamente dal 1992, come Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Ma questo spostamento di voti è un fatto destinato a durare?

Un segnale parzialmente incoraggiante per i Democratici arriva proprio dall’analisi delle midterm dello scorso 6 novembre, e va al di là del fatto che in tutti e quattro gli stati sopra citati sono stati rieletti senatori democratici. Confrontando i dati demografici ed economici delle contee di Michigan, Ohio, Wisconsin e Pennsylvania con i risultati elettorali del 2016 (presidenziali) e del 2018 (Senato) si nota che le zone dove i Repubblicani hanno perso di più rispetto al 2016 sono proprio quelle che ne hanno determinato il successo due anni fa.

In tutti gli stati citati, i Democratici hanno guadagnato tendenzialmente più voti nelle contee con i redditi familiari più bassi, che sono spesso aree caratterizzate anche da una bassa densità di popolazione. Vediamo prima di tutto un “colpo d’occhio” in due di questi stati, la Pennsylvania e il Wisconsin:

Pennsylvania

Wisconsin

Una simile dinamica emerge anche dalla correlazione con la percentuale di popolazione bianca (caucasica). Le contee dove i Repubblicani perdono meno voti rispetto al 2016 sono proprio quelle con una presenza più forte di minoranze etniche, mentre è nelle contee più bianche che le perdite dei Repubblicani sono più pesanti.

Pennsylvania

Wisconsin

Entrando nel dettaglio di alcuni stati chiave, vediamo ad esempio il Michigan, dove due anni fa Trump vinse con un vantaggio ridottissimo (0,2%), mentre il 6 novembre scorso la senatrice democratica Debbie Stabenow ha riconquistato il seggio con uno scarto di oltre 6 punti. La crescita più grande per i Democratici arriva nelle contee del nord-est, quelle che affacciano sul Lake Huron: aree poco popolate, quasi completamente bianche, con un tasso di istruzione più basso della media dello stato e redditi medio-bassi. Si tratta di contee dove i Repubblicani conservano spesso un vantaggio consistente. Ad esempio nella contea di St. Claire i Democratici hanno sì guadagnato più di 15 punti rispetto alle presidenziali del 2016, ma ne hanno ancora 16 di svantaggio. Va detto comunque che appena 10 anni fa la stessa contea votò in maggioranza per Obama alle presidenziali.


Michigan


La distanza fra i risultati attuali e i trend storici del partito democratico è ancora più evidente in Ohio, dove due anni fa Trump vinse di oltre 8 punti, e dove alle midterm i Democratici sono riusciti a rieleggere il senatore Sherrod Brown. Il guadagno più evidente rispetto a due anni fa lo si trova in tre contee vicine al confine sud orientale, con una popolazione più povera della media, bassa densità e, in due di queste, oltre il 97% di popolazione bianca. Qui i Dem hanno guadagnato oltre 30 punti, ma hanno comunque perso (a Monroe sono passati dal 24,5% delle presidenziali al 47,7% delle elezioni del Senato 2018). Due di queste contee avevano però una grande tradizione democratica, almeno fino al 2008: a Belmont e nella stessa Monroe il partito dell’asinello aveva vinto nelle presidenziali anche negli anni più difficili (come nelle due elezioni di Reagan), mentre oggi, pur vincendo il seggio, perdono.

Ohio 

I risultati positivi dei Democratici sono infatti insufficienti ad invertire il trend che abbiamo visto manifestarsi in tutta la sua forza l’8 novembre 2016. La perdita di voti dei Dem nella “America dimenticata” di due anni fa è stata infatti molto più massiccia rispetto al recupero registrato in questo 2018. Lo dimostra il fatto che, nonostante questa parziale rimonta, se confrontiamo i risultati delle elezioni del Senato del 2012 (quindi degli stessi seggi) con quelle di due settimane fa, le stesse contee (più povere e bianche) sono quelle in cui i Democratici hanno perso di più.

Wisconsin (2018 vs 2012)

Michigan (2018 vs 2012)

In ogni caso è ancora troppo presto per parlare di un elettorato deluso dal primo biennio di presidenza Trump. È infatti ancora tutto da vedere che i Democratici riescano a confermare questi seppur tiepidi miglioramenti anche nel 2020, quando sulla scheda gli elettori ritroveranno i nomi di Donald Trump e del suo sfidante. Non bisogna infatti dimenticare che si tratta sempre di elezioni diverse e che, sebbene circa due elettori su tre dichiarino che il giudizio sul Presidente influisca sul loro voto per Camera e Senato, gli esiti fra le due elezioni possono essere molto diversi. L’abbiamo visto anche in queste midterm, quando il senatore democratico Joe Manchin è riuscito a confermarsi in West Virginia, uno stato dove due anni fa Trump vinse di oltre 40 punti. Bisogna ricordare che anche nel 2012 in West Virginia il voto presidenziale e quello per il Senato ebbero esiti radicalmente diversi, nonostante si tenessero in contemporanea: al tempo Romney superò Obama di 26 punti, mentre Manchin conquistò il seggio con un vantaggio di 25 punti sul suo sfidante repubblicano.

Per i Democratici sarà quindi cruciale individuare, in vista del 2020, un candidato per la Casa Bianca capace di parlare a questa fetta di elettorato storicamente decisiva nelle elezioni presidenziali americane.

Francesco Cianfanelli

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