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La solidità di Salvini argina la litigiosità nel governo

Nelle ultime settimane, la narrazione del Governo gialloverde sembra aver quantomeno rallentato la spinta propulsiva. Nelle valutazioni e nelle intenzioni di voto, infatti,  il “fattore L” (come litigiosità), influisce con forza sulla percezione degli italiani. Per far fronte alla situazione, Matteo Salvini e Luigi Di Maio sembrano applicare due strategie diverse. Se il leader leghista si mantiene coerente con i temi del suo storytelling, quello del M5S concentra la sua comunicazione sugli effetti della manovra appoggiandosi, come già in passato, all’individuazione di un “nemico” per tentare di aggirare le difficoltà. Il quadro che si delinea è quella di una attività di Governo fatta di luci ed ombre, da cui però emerge con ancora più forza ed evidenza la leadership di Salvini che negli ultimi giorni sta trasformando la litigiosità in distintività rispetto al M5S.

La solidità

Salvini è ormai un brand, una star dello scenario mediatico del nostro Paese. La sua comunicazione non solo è forte e distintiva, ma soprattutto solida. Una solidità che si fonda sulla coerenza dei contenuti della narrazione e sulla capacità di essere presente in tutte le piattaforme di relazione con l’elettorato (media classici, social e territorio). Per quel che riguarda i contenuti, l’agenda leghista si disegna intorno ad assi portanti consolidati e radicati nel tempo, in grado di costruire uno storytelling chiaro e dal posizionamento nitido: sicurezza, immigrazione, flat tax, pensioni e attacco all’UE. Su questi 5 temi si basa il 78% dei post su Facebook di Salvini.

Anche in ques’ultimo periodo, la comunicazione salviniana non si articola esclusivamente sulla Rete, ma occupa in modo strategico anche i media classici. In un mese sono ben nove le interviste al ministro dell’Interno comparse sui quotidiani, al ritmo di una ogni 3,5 giorni (dal 15 ottobre al 15 novembre). Il leghista penetra con forza anche nel medium televisivo, partecipando in modo “trasversale” a programmi di settore, come Porta a Porta, a saloni più pop, come quello di Barbara D’Urso.

Di Maio e il fact checking

Tra settembre e ottobre, il leader del M5S ha diretto la propria attenzione sulla manovra economica e sulla legge anti corruzione, di cui ha parlato nel 66% dei suoi contenuti pubblicati su Facebook. L’obiettivo del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico è di dimostrare come il M5S abbia mantenuto le promesse su reddito di cittadinanza, pensioni e diminuzione della tasse. Lo slogan è stato “lo avevamo detto, lo abbiamo fatto: promessa mantenuta, fallo sapere a tutti!”. Una sorta di fact checking auto-prodotto per dimostrare l’affidabilità del M5S. A ciò si unisce l’hashtag #bastaimpuniti, che caratterizza la comunicazione sul provvedimento del ministro della Giustizia Bonafede. Una strategia che però ha mostrato la corda, poiché prima il decreto anti-corruzione e poi la legge di bilancio sono state frenate dalla litigiosità presente nella maggioranza e dal muro innalzato da Bruxelles. Quello che emerge, in questi giorni, è piuttosto un deficit di coerenza sulle tematiche al centro dell’agenda pubblica (ad esempio sulle infrastrutture, ma anche sui condoni nel decreto fiscale).

Il ruolo del territorio

Quella di Salvini è una comunicazione da star. Fortemente pop, ma agganciata al territorio. Quest’ultimo è un elemento distintivo rispetto al modus operandi di Di Maio. Il territorio per Salvini è un attore della sua comunicazione perché svolge la funzione di effetto megafono. Per esempio, il decreto sicurezza sui social si è immediatamente trasformato in #decretoSalvini ma si è contemporaneamente declinato sul territorio in una campagna di affissioni 6×3. Questa compenetrazione parallela  social-territorio è un meccanismo che si riscontra da sempre nella Lega salviniana. Nessun mezzo comunicativo resta inutilizzato (neanche Instagram) e la componente territoriale è sempre imprescindibile. A volte, il contatto con le realtà dei cittadini risulta anche un’arma utile a spostare il focus dell’attenzione mediaticain momenti di difficoltà. Un esempio è la visita in Veneto, nelle zone colpite dal maltempo il 4 novembre, che ha monopolizzato l’informazione nell’arco della giornata: nei giorni precedenti, l’agenda mediatica aveva acceso i riflettori sulle tensioni nel Governo per il decreto sicurezza.

Un’articolazione della comunicazione che ingloba tutti gli strumenti in modo da incrementare la forza mobilitante, raggiungendo le persone e parlando alle micro-comunità. Il ministro dell’Interno, nello specifico, costruisce una narrazione sui macro-temi (sicurezza, immigrazione, flat tax, pensioni…) che declina poi in profondità. Lo sgombero del centro Baobab a Roma (13 novembre), il sequestro di 10 milioni di euro alla ‘ndrangheta, una violenza sessuale commessa da parte di un nigeriano (11 novembre). Si tratta di notizie radicate nei quartieri della città, ma che sono il riflesso sul territorio dello storytelling salviniano. Un sistema di comunicazione che ha il merito di accorciare la distanza tra sé e l’elettorato e, più, in generale con l’opinione pubblica. Risultato? Un incremento della fiducia.

La litigiosità

La litigiosità è un fattore che sta entrando con forza nelle dinamiche del Governo. Inizialmente Lega e M5S avevano costruito un “format” che aveva permesso loro di ricoprire allo stesso tempo il ruolo di maggioranza e quello di opposizione sfruttando la debolezza comunicativa di un PD incapace di inserirsi nell’agenda (quella dei media classici ma soprattutto di quelli digitali). Nelle ultime settimane, però, questo schema è entrato in cortocircuito: quando si è trattato di definire i contenuti una legge di bilancio cruciale per il consenso dei due partiti, tale strategia ha contribuito ad aumentare le tensioni. Tensioni che infatti sono nate attorno al decreto fiscale (18 ottobre), a quello sicurezza (29 ottobre), alla riforma della prescrizione (6 novembre), al tema infrastrutture (10 novembre) e alla norma sul condono a Ischia (13 novembre).

La solidità di Salvini riesce a contenere (come dimostrano anche i dati dell’ultima Supermedia) questo elemento di disturbo che, invece, mette in seria difficoltà Di Maio. Nelle ultime settimane il leader della Lega, inoltre, sta trasformando la litigiosità in distintività rispetto al M5S. Salvini con il sì, per esempio, alla Tav, alla Pedemontana ai termovalorizzatori in Campania è in sintonia con i cittadini e soprattutto posiziona i pentastellati come il partito del no.

Nel Movimento 5 Stelle, inoltre, riafforano episodi di agitazione interna. La forte rigidità che impone un allineamento totale dei membri alle scelte dei vertici, aveva già portato, nel corso della scorsa legislatura, alla ribellione (e poi all’espulsione) di diversi membri. Ora gli eletti del Movimento in questa legislatura sono diversi, ma il problema di fondo pare essere rimasto lo stesso. Per allontanare l’attenzione mediatica da questa emergenza, il leader pentastellato ripiega su un format consolidato: l’attacco ad un nemico esterno su cui scaricare le colpe. Si spiegano così gli attacchi a Bankitalia (9 ottobre), Mario Draghi (26 ottobre) e i giornalisti (10 novembre, dopo l’assoluzione di Virginia Raggi). Il ritorno di Di Maio ad uno schema di comunicazione consolidato non basta, però, né a ridurre le tensioni interne, né a distogliere l’attenzione su di essi. Tantomeno sono state trovate strategie, in questi mesi, per ridurre il gap esistente con la Lega sul territorio: il partito di Salvini è troppo radicato per poterci competere nel breve periodo. Dopo la campagna elettorale i comizi sono finiti e la personalizzazione di Di Maio è risultata nettamente più debole rispetto a quella di Salvini.

Leadership e partiti

La comunicazione di Salvini è iper-personalizzata. Il leader della Lega infatti è costantemente sotto i riflettori dei media, e la sua popolarità funge da traino per le intenzioni di voto la Lega. Il discorso si rovescia nel M5S dove, probabilmente, la minore incisività di Di Maio non è sufficiente a frenare la tendenza al ribasso del suo partito. Elemento che si evidenzia anche in un altro eloquente dato: la leggera sofferenza della Lega nelle intenzioni di voto registratasi tra la fine di ottobre e la prima settimana di novembre non corrispondeva ad una perdita di fiducia dell’elettorato in Salvini.

La narrazione del Governo rischia, rispetto ai primi mesi, di entrare in un cortocircuito dal quale potrebbe essere difficile uscire. La legge di bilancio è troppo importante da un punto di vista politico perché uno dei due partiti possa permettersi di uscirne nettamente sconfitto. La mediazione sui singoli temi è complicata e, soprattutto, come emerso in queste settimane, rischia di far additare una delle due componenti come la parte sconfitta. A ciò, va aggiunto quanto accaduto in riferimento al condono di Ischia e all’uso dei fanghi in agricoltura (inseriti nel dl su Genova): il Movimento 5 Stelle deve difendersi, ora, anche dalle accuse di chi, dall’interno, evidenzia le contraddizioni su propri cavalli di battaglia storici. Se il M5S non troverà una via d’uscita in breve tempo, e se Di Maio non riuscirà a colmare l’evidente gap esistente – a livello mediatico e propagandistico – con Matteo Salvini, il rischio è che il trend negativo nelle intenzioni di voto possa proseguire ancora a lungo.

Andrea Altinier

Andrea Altinier lavora da anni nella comunicazione politica ed istituzionale ed attualmente si occupa di consulenza di comunicazione strategica e pr in Adnkronos Nordest. Ha lavorato per dieci anni nello staff di Luca Zaia occupandosi della relazione con i media della Regione del Veneto. Ha maturato una consolidata esperienza lavorando nelle istituzioni e nel privato, in particolare presso la società Swg. È stato tra i fondatori e i curatori della rivista digitale www.postpoll.it e ha pubblicato un saggio all’interno del libro “La Nuova Comunicazione Politica” edito da Franco Angeli. Dal 2013 è docente di Comunicazione pubblica e d’impresa presso lo IUSVE di Venezia e Verona. Con Francesco Pira nel 2014 ha pubblicato il libro “Comunicazione pubblica e d’impresa”. Negli ultimi anni ha seguito come spin doctor diverse campagne elettorali e sta approfondendo il tema dello storytelling. E' impegnato in una sfida ambiziosa individuare i driver della comunicazione che modificano le intenzioni di voto. Una sfida che va oltre statistica e sociologia, ma con youtrend.it tutto è possibile.

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