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Elezioni Trentino Alto ADige

Il nuovo volto del Trentino-Alto Adige

Gli autonomisti tengono, ma tra i partiti nazionali la Lega avanza fortemente e il centrosinistra ne esce ridimensionato. Il partito di Salvini ora avrà un ruolo cruciale in Trentino-Alto Adige…


Le elezioni in Trentino-Alto Adige hanno visto cambiamenti soprattutto in Trentino, dove la Lega ottiene un risultato importantissimo per le sorti della Regione, mentre in Alto Adige la SVP si ridimensiona a vantaggio di nuove forze.

Quelle in Trentino-Alto Adige sono di fatto le ultime elezioni provinciali dirette rimaste in Italia dopo la riforma del 2012. Le due province autonome hanno sistemi elettorali molto diversi, ma entrambe vedono i cittadini eleggere direttamente i membri dei due consigli provinciali, che congiuntamente costituiscono il Consiglio regionale. Il Presidente della Regione è ricoperto a rotazione dai due presidente provinciali, con inizio alternato: questa volta sarà il Presidente della Provincia di Trento (il neo-eletto Fugatti) a iniziare il mandato da governatore.

Una forte partecipazione

L’affluenza in queste elezioni non ha fatto segnare il ribasso che ormai ci si attende ad ogni tornata elettorale (nazionale o locale) da diversi anni a questa parte.

La Lega vince in Trentino, la SVP arretra in Alto Adige

In Trentino il risultato è netto: il centrodestra del candidato Maurizio Fugatti vince con il 46,7% dei voti, staccando nettamente Giorgio Tonini, ex senatore e candidato del PD (25,4%). Il Presidente uscente Ugo Rossi, che si candidava con il Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT), si ferma al terzo posto con il 12,4%. Nel 2013 la coalizione tra PATT e centrosinistra aveva assicurato la vittoria, ma oggi quella stessa coalizione avrebbe difficilmente insidiato il centrodestra (per quanto sia sempre difficile immaginare scenari sommando semplicemente i risultati di diverse liste).

La Lega diventa la prima forza politica, superando il 27% ed egemonizzando il centrodestra trentino, mentre il PD si ferma al 13,9%. Seguono PATT (12,5%) e Movimento 5 Stelle (7,2%). Per la prima volta un leghista, Fugatti, sarà quindi sia il Presidente della Provincia di Trento sia il governatore del Trentino-Alto Adige.

In Alto Adige si è invece assistito a una situazione simile a quella vista una settimana fa in Baviera: il partito popolare finora storicamente egemone, la SVP (Südtiroler Volkspartei) perde terreno, passando dal 45,7% del 2013 al 40,9%. Il suo ruolo centrale non ne esce scalfito, ma una perdita di 5 punti percentuali è comunque da non sottovalutare: nel parlamentino di Bolzano, la SVP passa da 17 a 15 seggi (su 35) e dovrà cercare un nuovo alleato. In pole c’è proprio la Lega, che passa dal 2,8% all’11% in 5 anni. La lista civica del dissidente ex M5S Paul Köllensperger, nata soltanto da pochi mesi, si attesta come seconda forza conquistando il 15,2%, dei voti.

Anche in Alto Adige, come in Trentino, arretra fortemente il PD, che passa dal 6,7% del 2013 al 3,8% di oggi, dato che non consentirà ai democratici di costituire, da soli, un’opzione per il governo della Provincia per gli alleati storici della SVP. Per quest’ultima le opzioni si riducono ulteriormente dal momento che la legge impone di allearsi con un gruppo di lingua italiana, e il Team Köllensperger non lo è.

La mappa delle zone di forza delle principali liste nel Sud Tirolo mostra che il consenso della Lega (primo partito nel capoluogo Bolzano, con quasi il 28%) è quasi esattamente speculare a quelle della SVP. In tutti i comuni principali – non solo Bolzano, ma anche Bressanone, Merano, Brunico, Vipiteno, Egna e Silandro – la Lega fa meglio del suo risultato provinciale, mentre la SVP fa peggio. L’unica zona in cui le “fortune” dei due partiti sembrano andare di pari passo è quella in cui è prevalente la lingua ladina (il gruppo di comuni a sud di Bressanone e Brunico).

Il confronto con le Politiche 2018

Per quanto si tratti di elezioni molto diverse per contesto, legge elettorale e offerta politica, può essere utile fare un confronto con i risultati delle Politiche del 4 marzo. La Lega conferma il trend positivo degli ultimi mesi, guadagnando un punto e mezzo in Alto Adige rispetto al dato del 4 marzo. Il dato ottenuto in Trentino dal partito di Salvini è in linea con quello delle Politiche (27,4%).

Il Partito Democratico invece perde in entrambe le Province diversi punti, passando dall’8,5% al 3,8% in Alto Adige e dal 19,3% al 13,5% in Trentino. Crolla il M5S che passa dal 23,4% delle Politiche in Trentino al 7,1%, mentre nel Sud Tirolo scendono dal 13,9% al 2,4% – qui è facile immaginare che Köllensperger, unico consigliere M5S nella consiliatura precedente, abbia drenato buona parte dei consensi al suo partito d’origine.

 

Gli scenari per la Regione

Per la prima volta, il Trentino-Alto Adige avrà un presidente leghista, e la ricerca di una maggioranza nel consiglio regionale non potrà prescindere dalle mosse dei due gruppi più forti: quello degli autonomisti di SVP e PATT (19 seggi) e quello della Lega (17 seggi, più Fugatti), la vera sorpresa di queste elezioni. PD e Team Köllensperger avranno 6 seggi ciascuno. Sembra quindi che a livello regionale la Lega e il PD siano in linea con il dato nazionale. La prima, infatti, cresce anche in zone dove fino a qualche anno fa era ridotta a forza assolutamente marginale e svuota di consensi gli alleati del centrodestra, mentre i democratici arretrano perdendo voti anche lì dove avevano ottenuto, negli scorsi anni, buoni risultati. Il Movimento 5 Stelle, invece, segue una parabola del tutto avulsa dal contesto nazionale, ottenendo un risultato assolutamente non all’altezza delle Politiche 2018. Che sia un piccolo sintomo di una discesa dei pentastellati a livello nazionale, come i sondaggi fanno presagire?

Nel prossimo mandato, dunque, la Lega sarà centrale per la Regione, e sarà interessante capire come gli autonomisti, tradizionalmente più vicini al centrosinistra, imposteranno i rapporti con la seconda forza politica. Quel che è certo, è che la politica del Trentino-Alto Adige da oggi ha un nuovo volto, molto diverso da quello che eravamo abituati a conoscere.

 


Luigi Daniele

Pugliese classe 1990. Ha studiato filosofia tra Italia e Germania, a Freiburg e Jena. Scrive di politica ed Europa su alcune testate online, e di Germania su Kater. Attualmente lavora al Parlamento Europeo, del Belgio ama le birrerie dove può bere Geuze guardando il Sei Nazioni.

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