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Informazione: come si formano le opinioni degli italiani?

L’utilizzo di internet è sempre più diffuso, ma per farsi un’opinione contano ancora molto le fonti off


Negli ultimi anni la rivoluzione digitale ha generato un cambiamento epocale nelle forme di comunicazione. Fino a pochi anni fa il sistema comunicativo ruotava attorno ai mass media, i quali distribuivano messaggi alla pluralità degli utenti (metodo di diffusione one-to-many). Con l’avvento dei social network, la configurazione è mutata significativamente, lo scambio avviene in maniera orizzontale ed i mass media, pur essendo ancora dei punti di riferimento, non sono più gli unici protagonisti e, soprattutto, non agiscono più come filtri: sono ora affiancati da una miriade di soggetti perfettamente in grado di scambiare messaggi in modalità many-to-many (ovvero da molti a molti). In questo panorama estremamente vasto, diventa sempre più complicato verificare l’autorevolezza e soprattutto l’attendibilità delle fonti.

Per quest’insieme di ragioni l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa, la Fondazione Italiani e il Centro Studi Democrazie Digitali hanno prodotto una corposa ricerca sulla capacità informativa degli italiani e sulla credibilità delle fonti informative. Il risultato è il report Infosfera, estremamente ricco di dati e statistiche. Balza subito all’occhio il fatto che, secondo il 79% degli intervistati, oggi qualsiasi utente può trovare facilmente le notizie di cui ha bisogno. La consapevolezza di ciò, unita alla maggiore accessibilità delle informazioni rispetto al passato, fa si che gli utenti italiani tendono a costruirsi sempre più dei “palinsesti mediatici” su misura.

A distanza di una anno dal rapporto Censis-Ucsi, vediamo in dettaglio quali sono attualmente i dieci strumenti (online e offline) maggiormente utilizzati per accedere alle informazioni.


Il 69,3% degli utenti utilizza come strumento principale un motore di ricerca per cercare informazioni di proprio interesse. A queste persone è stato chiesto inoltre se secondo loro tra le pagine dei risultati di ricerca figurino tra i primi posti i risultati considerati più attendibili e i siti preferiti. Per entrambe le domande la percentuale di risposte affermative è stata molto bassa (rispettivamente il 33% ed il 38%); inoltre, per la stragrande maggioranza degli utenti (86,3%) i risultati contenuti nelle pagine successive alla prima hanno una minore importanza.

La seconda tipologia di media utilizzata maggiormente per accedere alle informazioni è il telegiornale (59,3%), seguito da siti web di informazione (52,8%) e quotidiani online (46,3%), in crescita. Il 38,2% degli intervistati accede alle informazioni grazie ai contenuti postati dai propri contatti Facebook, e ciò rappresenta la piena affermazione dell’orizzontalità della comunicazione priva di filtri e gatekeeper. Rimane abbastanza diffuso il classico meccanismo del passaparola, di informazioni ricevute da amici e conoscenti nei luoghi di socializzazione (37,9%) e infine chiudono la classifica i giornali radio (36,4%) e le applicazioni su smartphone, che stanno acquisendo sempre maggiore importanza anche all’affermarsi di nuove tipologie di contenuti, sempre più diffusi, come ad esempio i podcast. Quattro dei dieci strumenti principali appartengono alla sfera offline, segno tangibile di quanto la rete sia divenuta indispensabile per il processo di informazione e di formazione delle opinioni, ma anche di come non abbia sostituito in toto le fonti di informazione più tradizionali.

Certificata l’importanza della rete come luogo di scambio e condivisione di informazioni, si passa ad analizzare quali siano i suoi principali utilizzi da parte degli utenti.

Oltre il 72% si serve della rete per trovare un indirizzo e/o una specifica località. Ciò è reso possibile anche grazie all’efficienza dei servizi di geolocalizzazione (ad esempio Google Maps). A seguire, si afferma l’utilizzo del web per raccogliere informazioni su determinati prodotti e servizi (70,5%), e per ascoltare musica attraverso piattaforme come Spotify, Deezer o Soundcloud. Oltre il 60% dichiara di utilizzare Youtube e Facebook, mentre un altro 44% accede alla rete per utilizzare altri social (Twitter, Instagram, Pinterest o Linkedin).

Continuando a scorrere il report, approfondisce quale tipologia di rapporto intercorra tra le notizie di stampo politico e gli utenti, al fine di attestare se la rete sia davvero un luogo di democratizzazione di massa. Secondo i dati soltanto il 48% dei naviganti dichiara di informarsi di politica.

In ogni caso, se si osserva il grafico riguardante quale fonte influisca in misura maggiore le opinioni politiche, scopriamo che rimangono saldi nelle prime posizioni i media “tradizionali”. Il 43,3% del campione considera quindi cruciale il confronto con parenti ed amici. Interessante notare come scivolino sempre più in basso le partecipazioni alle manifestazioni pubbliche dei partiti (corrispondenti al 18,6%), in difficoltà nel mobilitare i propri sostenitori.

In conclusione, la rete è uno strumento fondamentale per reperire informazioni generali, mentre tutt’ora le opinioni politiche sono influenzate in maggior misura da vettori offline.

Nel report si analizza anche la percezione della attendibilità delle notizie e l’eventuale impatto delle fake news sul versante politico. Suddividendo le informazioni in tre tipologie – fonti, notizie e blog -, gli intervistati sono stati chiamati ad esprimere quali elementi possano rendere un’informazione credibile e al tempo stesso autorevole. In tutti i casi si ritiene che l’autore, per essere credibile, debba essere certificato ed esperto della materia di cui tratta. L’accuratezza delle informazioni è un elemento essenziale, tanto per la fonte di informazione quanto per la notizia. Infine, per i blog sono imprescindibili sia la correttezza della forma grammaticale, sia la qualità delle notizie pubblicate.

Guardando invece ai social media, gli elementi che rendono un profilo e un post autorevoli variano. Partendo da Facebook, secondo gli utenti, un autore deve essere considerato esperto in materia, ma è anche importante che sia un profilo di cui si è sentito parlare almeno una volta. Per quanto riguarda il singolo post, una quota non irrisoria di utenti lo considera autorevole se viene condiviso da qualcuno verso il quale nutrono fiducia e stima.

Per essere credibile, un profilo Twitter non deve presentare errori e contraddizioni: deve pubblicare informazioni accurate con riferimenti e rimandi ad altre fonti. Mentre per il singolo tweet è importante che sia di facile rintracciabilità la biografia dell’autore, in modo tale da capire se egli sia effettivamente un esperto in materia o meno.

Fonte: Report Infosfera

La rassegna non può dirsi completa se non si analizzano le caratteristiche di autorevolezza individuate dagli utenti in riferimento a una delle principali novità della rivoluzione digitale: Wikipedia, affermatasi come una delle fonti di informazione libera più conosciute della rete.

Quasi la metà degli intervistati sostiene che sia essenziale la presenza di una bibliografia in una pagina, che consenta di svolgere una “operazione di controllo” dell’esattezza delle informazioni. Seguono, in ordine di importanza, la correttezza dal punto di vista grammaticale del contenuto e se essa sia stata soggetta al controllo di una autorità presente all’interno della piattaforma dell’enciclopedia libera. Un terzo del campione considera autorevole la pagina Wikipedia se al suo interno vi sono link e collegamenti esterni e, infine, quasi il 30% ritiene essenziale la presenza di note a piè di pagina sia esplicative, sia includenti citazioni ad altri libri appartenenti allo stesso settore disciplinare trattato nel testo.

Chiudiamo la nostra analisi con l’osservazione dell’impatto che hanno le fake news nella nostra quotidianità: gli utenti sono in grado di identificare un profilo e/o un post fake?

Il 34% è convinto di essere oppresso da fake news, mentre il 44,5% pensa che il sistema dei media nel suo complesso sia invaso da notizie prive di fondamento. La percezione di questa tipologia di informazioni – secondo il 42%-  non è altro che la conseguenza della facilità della rete ad essere oggetto di manipolazioni di vario genere. Ciononostante, la maggioranza degli utenti  è convinta che le notizie di dubbia veridicità esistano da sempre, ma abbiano avuto nei social media una cassa di risonanza.

Infine, sul versante politico, si registra un dato estremamente basso di intervistati che vedono, nelle fake news, uno strumento in grado di turbare il buon funzionamento delle democrazie, perciò, per la maggioranza, non hanno condizionato le elezioni politiche del 2018 nel nostro paese. Questo risultato si discosta molto da ciò che pensano, ad esempio, i parlamentari del Partito Democratico, secondo l’indagine Panel Decisori svolta da Quorum con Cattaneo Zanetto & Co.

Certificata l’assenza di una paura collettiva generata dal fenomeno delle fake news, il rapporto evidenzia però una criticità di fondo, potenzialmente legata da vicino a quanto appena visto: l’incapacità dell’utente medio di riconoscere una pagina di Facebook o Twitter fasulla. Agli intervistati sono state sottoposte nell’ordine una pagina FB contenenti notizie prive di fondamento, un profilo Twitter fake, un sito web di bufale ed infine una classica fake news. In tutti e quattro i casi oltre la metà degli utenti non è stata in grado di identificare correttamente l’inattendibilità delle pagine e dei profili.

Fonte: Report Infosfera


Alessandro Latterini

Laureato alla Cesare Alfieri di Firenze. Appassionato di politica da sempre.

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