YouTrend

Cosa è successo (e cosa succederà) in Valle d’Aosta

Le elezioni regionali in Valle d’Aosta hanno dato luogo ad un vero “terremoto elettorale”. Ora i partiti hanno 60 giorni per sciogliere il difficilissimo rebus governo: altrimenti, si tornerà al voto…


Prima del voto in Valle d’Aosta, ci eravamo lasciati con una domanda: si proporrà anche qui un “contratto” tra Lega e M5S assieme a qualche lista valdostana, oppure i 4 grandi partiti cosiddetti autonomisti ritroveranno la loro unità? L’obiettivo è raggiungere i 18 seggi per ottenere la maggioranza dei 35 componenti del Consiglio regionale, ma dopo le elezioni di domenica le possibilità sembrano essere ristrette a due.

Andiamo con ordine. Le 10 liste che correvano per queste Regionali – e che abbiamo avuto modo di conoscere nel precedente articolo – hanno finito per creare un sistema politico frammentato, come mostrato nella seguente infografica.

La frammentazione del nuovo Consiglio Valle

I gruppi che entrano nel nuovo Consiglio regionale saranno 8, in aumento rispetto ai 6 del 2013, e la composizione è la seguente: 7 per l’Union Valdôtaine e la Lega a pari merito, 4 seggi per Area Civica – Pour Notre Vallée-Stella Alpina, per il Movimento 5 Stelle e per l’Union Valdôtaine Progressiste, 3 per Impegno Civico, Alpe e Mouv’.

Per la Lega è un risultato storico, dal momento che alle scorse Regionali non si era neanche presentata e non riusciva a eleggere suoi membri in Regione dal 1993 (prima ed unica volta, finora). Risultato inaspettato anche per l’Union, ma in negativo: il partito del Leone Rampante perde 11.865 voti (ovvero il 49,2%, la metà) e ben 6 consiglieri, passando dal 33,47% di 5 anni fa al 19,25% di oggi. In realtà i seggi propriamente andati a UV sono 6, perché il settimo consigliere eletto (Mauro Baccega) rappresenta in realtà la formazione politica Epav. Questo farebbe della Lega il partito con il maggiore gruppo effettivo in Consiglio Valle ed anche il più solido, vista la facilità con la quale si sciolgono e se ne formano di nuovi, spesso personali, in questa Regione.

Chi guadagna e chi perde

Confermando le tendenze registrate nelle altre due elezioni regionali successive al voto del 4 marzo – in Molise e Friuli-Venezia Giulia, la Lega si conferma la forza politica più in forma anche in Valle d’Aosta, perdendo appena 716 voti rispetto alle Politiche, pari ad un calo di appena lo 0,4% (alle Regionali 2013, come detto, non si presentò, per cui non è possibile fare comparazioni con quella tornata). Anche il Movimento 5 Stelle conferma la tendenza a perdere voti rispetto alle Politiche in misura consistente, anche se raddoppia il numero di consiglieri ed è l’unico partito a migliorare rispetto alle scorse Regionali. Il fatto che il buon risultato di Lega e M5S (due partiti nazionali) in una Regione caratterizzata dalla fortissima presenza di movimenti regionali ed autonomisti che hanno sempre avuto un controllo capillare del territorio, non può che far suonare un campanello d’allarme a chi ha governato fino ad oggi.

Tutti i partiti valdostani, infatti, subiscono importanti ridimensionamenti, con dei veri e propri crolli. Si è già detto dell’Union Valdôtaine, ma non se la passano per niente bene neanche gli altri: Stella Alpina paga oltre 2.000 voti, nonostante sia la lista che tiene meglio, forse anche grazie alla alleanza con la lista Pour Notre Vallée. PNV-SA, probabilmente aiutata dall’essere una sorta di coalizione, riesce a fare meglio (per un soffio) dell’UVP e del M5S, il che costituisce un ottimo risultato, mentre Alpe va peggio delle – pur non elevate – aspettative, non riuscendo ad intercettare i voti che lascia per strada il PD. A proposito di quest’ultimo, c’è da sottolineare come siano stati spazzati via i due soggetti politici nazionali che si apprestano a fare opposizione al nuovo Governo che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) vedere la luce tra pochi giorni: il Centro Destra Valle d’Aosta e il Partito Democratico , che non entrano in Consiglio regionale non riuscendo a superare in termini di voti la soglia di sbarramento “implicita” (costituita dal quoziente di voti tale da attribuire dei seggi).

Le preferenze

Guardando poi alle preferenze, sorprende il crollo di Augusto Rollandin, candidato alle Regionali per la prima volta nel 1978 e soprannominato l’empereur per la sua influenza, dovuta anche e soprattutto ai 15 anni trascorsi da Presidente di Regione ed un’attività politica che l’ha portato fino al Senato della Repubblica (la Valle d’Aosta esprime un solo senatore). Questa volta l’empereur si deve fermare a 3.417 preferenze, che sembrerebbero tantissime per una Regione con poco più di 103 mila aventi diritto al voto, ed invece sono ben 10.490 in meno rispetto al suo record (13.907) risalente alle Regionali del 2008 e 7.455 in meno rispetto a quelle ricevute nel 2013. Sicuramente lo spoglio centralizzato in 4 poli ha avuto un ruolo nel contrastare il controllo puntuale del voto: lo dimostrano anche le 2.223 preferenze (rispetto alle 7.748 del 2013) del Presidente uscente Laurent Viérin (UVP) e le 1.333 (rispetto alle 1.495, sempre del 2013) dell’ex Presidente Pierluigi Marquis (PNV-SA) che arriva addirittura terzo nella sua lista. In generale, si nota un netto calo delle preferenze di tutti i candidati, ma spicca il dato della capolista della Lega, Nicoletta Spelgatti, che ottenendo ben 2.744 preferenze (nel 2013 ne prese 445 nella lista Stella Alpina, come candidata in quota Lega) si afferma la seconda candidata più votata in assoluto – ben più dei due ex presidenti citati, per intenderci.

I flussi elettorali

Secondo alcuni osservatori della politica locale, si può affermare con una certa sicurezza che la nuova lista Mouv’ abbia sottratto voti agli altri autonomisti, ma anche al M5S, candidando i due ex consiglieri pentastellati – che sono stati riconfermati ricevendo parecchie preferenze. Allo stesso modo, ci sono diversi indizi che inducono a ritenere che i voti persi dal M5S rispetto alle Politiche siano confluiti anche nella Lega oltre che – appunto – nel Mouv’. La Lega però beneficia anche del crollo del Centro Destra Valle d’Aosta – composto da Forza Italia e Fratelli d’Italia, oltre dal movimento regionale Movimento Nuova Valle d’Aosta – che perde la metà del suo potenziale e soprattutto dal fallimento di CasaPound che non è riuscita a raccogliere le 1000 firme necessarie per presentare la lista. L’assenza del partito di Salvini alle Regionali del 2013, inoltre, fa sì che molti voti dai partiti unionisti (UV in particolare ma anche UVP) si siano ora spostati verso la Lega. Impegno Civico, invece, ha verosimilmente eroso i consendi il PD e frenato quelli verso Alpe.

Quali scenari per la formazione del Governo regionale?

Con una legge elettorale che incentiva la formazione di coalizioni per raggiungere la soglia del 42% con cui scatta il premio di maggioranza di 21 seggi su 35, presentarsi da soli con 10 liste ha generato – come ampiamente prevedibile – una situazione di grande frammentazione. Ma nessuno si sarebbe aspettato di trovarsi davanti ad un rebus così complicato, con veti incrociati (tra M5S e partiti con esponenti che hanno problemi giudiziari, ma anche tra Lega ed UV), programmi inconciliabili (tra Lega ed Impegno Civico e Alpe) ed il rifiuto dell’UV di correre assieme all’UVP che di certo non ha aiutato. Nell’unico caso del Presidente di Regione eletto dal Consiglio regionale e non da un’elezione diretta, le uniche possibilità di alleanze sembrano essere quella tra UV, UVP, PNV-SA e Alpe (che si potrebbe soprannominare “autonomista”) e quella tra Lega, M5S, PNV-SA e Mouv’ (anche se il veto del M5S verso i condannati pregiudica la partecipazione di Stella Alpina).

Sono comunque tutte alleanze molto difficili da formare e ancor più da mantenere, sicuramente instabili – soprattutto per il sistema valdostano caratterizzato da continui rimpasti di giunta e “ribaltoni” – non solo per i programmi e le posizioni divergenti, ma anche perché si reggerebbero su un solo voto di maggioranza (18 consiglieri su 35). Un ulteriore possibile ostacolo alla seconda opzione è la dichiarazione del leader nazionale della Lega Matteo Salvini, che prima del voto aveva esplicitamente scartato l’ipotesi di una replica dell’alleanza romana con i 5 Stelle. Se però questa opzione dovesse andare comunque in porto, sarebbe la prima volta in maggioranza per la Lega e soprattutto l’UV, per la prima volta dal 1973, starebbe all’opposizione da inizio legislatura. In ogni caso, i partiti avranno 60 giorni di tempo per trovare una quadra ed eleggere il Presidente. Altrimenti, come prescrive la legge regionale, si dovrà tornare al voto.


Alessio Ercoli

Laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali all'Università della Valle d'Aosta, studente Erasmus+ presso l'Universitat de Barcelona (2015). Specializzato in analisi politica e geopolitica, appassionato di sistemi di partito e campagne elettorali. Ma anche attivista politico e campaign strategist.

2 commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  • Complimenti! Articolo superlativo! Un giovane preparato, colto, che fa un’analisi perfetta e che scrive in modo scorrevole. Leggerti è un immenso piacere! Ti auguro di poter percorrere una strada che ti porti dove meriti!

I nostri social

Seguici sui nostri canali social per non perderti nessuno dei nostri contenuti

Supermedia dei Sondaggi

Send this to a friend