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Regionali Valle d’Aosta: gli autonomisti riusciranno ad arginare M5S e Lega?

Occhi puntati sulla regione più piccola d’Italia: la Valle d’Aosta. Si vota per le Regionali, e i partiti nazionali alle prese con il “contratto di governo” (M5S e Lega) dovranno contrastare la tradizionale forza dei partiti autonomisti


La Valle d’Aosta è la Regione più piccola d’Italia, con un sistema partitico di stampo marcatamente regionale e localista, comprendente ben 4 partiti autonomisti che spesso si alleano tra di loro e compongono liste in seguito a scissioni più o meno legate a singole personalità. Conta meno di 100.000 elettori ed è l’unica Regione a godere di uno status speciale anche nella legge elettorale nazionale, dove elegge un solo rappresentante in un singolo collegio uninominale, sia alla Camera che al Senato.

Domenica 20 maggio si vota per rinnovare il Consiglio Regionale, una tornata che potrebbe svolgere una funzione importante anche per gli equilibri nazionali: si tratta infatti del primo voto dopo l’accordo per il governo tra Lega e M5S. Tra le altre cose, quindi, sarà interessante analizzare la tenuta (o meno) di questi due partiti.

Alle Politiche del 4 marzo il Movimento 5 Stelle ha vinto il seggio in palio per la Camera (con il 24,1%) e la Lega si è confermata sul trend nazionale (17,5%), presentando un candidato autonomo rispetto agli altri partiti di centrodestra. Male i partiti autonomisti: storica la sconfitta dell’UV, che paga il travaso di voti verso gli autonomisti di Pour Tous Per Tutti Pe Tcheut alla Camera. Probabilmente è stato proprio questo travaso che, grazie al voto di molti giovani, ha permesso ai 5 Stelle di eleggere la propria candidata ai danni dell’UV.

Le liste (e i protagonisti) in campo

Dopo un terremoto giudiziario (le inchieste sui fondi ai gruppi regionali) concluso con 13 condanne e 2 assoluzioni, le liste candidate sono 10. Di queste, solo 3 sono esclusivamente composte da partiti nazionali, una è un’alleanza “mista” con una lista valdostana e le altre 6 sono prettamente regionaliste. Vediamole una per una:

Pour Notre Vallée – Stella Alpina (1) rappresenta la costola della Democrazia Cristiana ed è un’incognita per la perdita dello storico esponente Baccega, recordman di preferenze, che passa all’Union Valdôtaine “in cambio” però di Fosson e altri consiglieri, che vanno a tamponare la fuoriuscita di 3 consiglieri su 5, dovuta sia a scissioni interne sia all’inchiesta sui fondi ai gruppi.

Il centrodestra valdostano (2) è formato da un’alleanza tra Forza Italia, Fratelli d’Italia ed il Movimento Nuova Valle d’Aosta, che hanno deciso di unirsi per raggranellare il consenso necessario al raggiungimento del quorum, raccogliendo le 1000 firme necessarie per presentarsi nel caso di assenza di consiglieri regionali nella passata legislatura. L’intenzione sembra essere quella di erodere consensi alla Lega.

Il Partito Democratico (3) gode di una pessima salute, scosso dalle inchieste che hanno portato alla decadenza di due consiglieri su tre (Donzel e Fontana), dalle scissioni interne e dalle lotte per la segreteria.

Impegno Civico (4) è una lista che si colloca a sinistra e, nonostante sia nata da poco, non ha dovuto raccogliere le firme poiché formata dai consiglieri uscenti Padovani (esponente di Rifondazione Comunista eletto nella lista comune del Pd) e Bertin (eletto in Alpe ed uscito in disaccordo con la linea politica).

L’Union Valdôtaine Progressiste (5) è il secondo (dopo la già citata Stella Alpina) dei 4 grandi partiti autonomisti valdostani. Molto probabilmente pagherà il fatto di aver incentrato l’intera campagna elettorale del 2013 sull’attacco all’UV e a Augusto Rollandin (Presidente della Regione dal 2008 al 2017 – e prima ancora dal 1984 al 1990 – così potente ed influente da essere soprannominato l’empereur, ovvero l’imperatore) per poi allearcisi dopo nove mesi di governo da esprimere il nome del nuovo Presidente: Laurent Vierin, figlio di Dino, anch’esso presidente con l’UV e storico rivale di Rollandin.

Alpe (6) è un movimento valdostano figlio dell’unione di una scissione unionista con l’allora movimento dei Verdi. Si colloca nell’area della sinistra autonomista, pur non rivendicando alcuna appartenenza politica nazionale (fatta eccezione per una alleanza con il PD alle Europee del 2014). Pagherà alcuni addii interni come quello del consigliere Bertin, passato con Impegno Civico.

La Lega (7) è forse il partito più in forma al momento, essendo quello che ha guadagnato più voti rispetto all’ultima tornata elettorale (sia rispetto alle Politiche del 2013 sia rispetto alle Europee del 2014). Non era presente nel Consiglio regionale uscente (la lista non si era nemmeno presentata alle elezioni), eppure ha raccolto senza difficoltà le 1000 firme richieste.

L’Union Valdôtaine (8) è lo storico partito valdostano. Mantiene un controllo capillare del territorio, soprattutto dei Comuni più piccoli, e punta sulle candidature di Augusto Rollandin e di alcuni sindaci.

Il Mouv’ (9) è nato dall’ex Presidente Caveri e da uno scissionista dell’UVP, Gerandin, si accredita a rappresentare i delusi dei movimenti autonomisti. Ha raccolto consensi sia fra molti ex unionisti sia in ambienti all’apparenza più distanti: potrebbe rivelarsi una delle sorprese di queste elezioni.

Infine il MoVimento 5 Stelle (10) che dopo aver eletto il primo deputato donna nella storia della Valle d’Aosta, paga le divisioni interne post 4 marzo (quando entrambi i consiglieri regionali sono usciti dal gruppo per passare al Mouv’), oltre a una certa inesperienza: non sono riusciti a trovare i 35 candidati di lista previsti, fermandosi a 28, e in più si sono visti annullare due candidature per mancanza di requisiti di legge o di documentazione. Inoltre, una nota vocale del capolista trapelata prima sui social e poi sui giornali, nella quale si dice che la linea deve essere quella di puntare sull’autonomia perché “ai valdostani l’onestà non interessa”, rischia di minare ulteriormente il consenso verso i pentastellati.

Certo, in questa elezione i movimenti autonomisti partono avvantaggiati: alle Regionali, infatti, riescono ad ottenere dei risultati nettamente migliori rispetto alle Politiche. Prendiamo ad esempio il 2013: se da febbraio a maggio il M5S perse quasi 9000 voti, l’UV e Stella Alpina ne conquistarono insieme più di 15mila. Nel grafico seguente mettiamo a confronto le percentuali ottenute dalla forze politiche in quelle due tornate elettorali, indicando con uno stesso colore quelle che si presentarono unite in un’occasione e divise in quella successiva:

Anche qui, una nuova legge elettorale

Le elezioni di domenica vedranno alcune novità per quanto attiene la legge elettorale. Anzitutto è stato introdotto un premio di maggioranza di 21 seggi (su 35 totali) per la lista o coalizione più votata, a condizione che superi il 42% dei consensi. Inoltre è stato eliminato il ballottaggio, precedentemente previsto. Se nessuno otterrà il 42% quindi il sistema funzionerà come un proporzionale puro (un po’ come l’Italicum “depurato” del ballottaggio dalla sentenza della Corte costituzionale). Sarà poi possibile esprimere fino a 3 voti di preferenza e le liste dovranno rispettare delle quote di genere pari al 30% nelle candidature. Infine, a differenza che in passato, per evitare irregolarità in fase di scrutinio lo spoglio sarà centralizzato in quattro sedi.

Cosa dobbiamo aspettarci quindi dalle urne? Sicuramente una prova di forza dei partiti autonomisti, che cercheranno di difendersi con tutte le loro forze dai terremoti giudiziari (e politici) che li hanno colpiti. Sul fronte avverso, come detto, occhi puntati sul M5S (anche viste le difficoltà relative alle candidature) che ha qui come in altre regioni del Nord ha guadagnato relativamente poco rispetto alle Politiche di 5 anni fa (con 2596 voti in più) e soprattutto alla Lega che potrebbe continuare nella sua crescita (e che di voti in più rispetto al 2013 ne ha presi 9204).

A questo proposito è da rilevare come il 4 marzo i partiti autonomisti (soprattutto UV ed UVP) siano andati molto meglio nei piccoli comuni, mentre abbiano avuto maggiori difficoltà in quelli più grandi, a cominciare da Aosta – nei quali si impone il M5S. Emerge anche una netta differenza nel voto tra i due rami del Parlamento: alla Camera Tradition et Progrés (UV-UVP-PD-Epav) è arrivata davanti a tutti in 35 Comuni, il M5S in 30, la Lega in 5 e Pour Tous in 4; al Senato, invece, Tradition et Progrés ha primeggiato in 49, il M5S in 17, la Lega in 3 e PT in 1 soltanto (in 4 comuni il bilancio è stato di sostanziale parità). Questo è molto importante perché si è visto che nelle elezioni Regionali i partiti autonomisti valdostani ottengono dei risultati nettamente migliori rispetto alle Politiche, e i voti mossi dalle preferenze possono confermare un trend ancora più favorevole per i partiti locali, a discapito di quelli anti-establishment, votati principalmente dai giovani.

C’è però un fatto incontestabile: nonostante una legge elettorale che incentiva la formazione di coalizioni pre-voto per raggiungere il premio di maggioranza, le liste si presenteranno praticamente tutte singolarmente. Quindi, a meno che qualcuno non ottenga almeno il 42% (oggettivamente al di là della portata di chiunque) dovranno stringere alleanze dopo il voto. In questo caso, si potrebbe pensare ad un patto tra Lega e M5S (magari sostenuti da qualche lista locale) anche in questa piccola Regione, replicando sul piano locale l’accordo di governo nazionale (nonché portando per la prima volta i 5 Stelle al governo di una Regione)? Oppure i partiti autonomisti troveranno una loro unità dopo il voto di domenica? Tra qualche giorno lo scopriremo.


Alessio Ercoli

Laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali all'Università della Valle d'Aosta, studente Erasmus+ presso l'Universitat de Barcelona (2015). Specializzato in analisi politica e geopolitica, appassionato di sistemi di partito e campagne elettorali. Ma anche attivista politico e campaign strategist.

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