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Il Lazio verso il voto

Facciamo tappa nel Lazio: collegi, storico elettorale e situazione politica in vista 4 marzo (e si vota anche per le Regionali…)


Dopo la Toscana, il nostro tour nelle regioni in vista del voto giunge oggi nel Lazio, che peraltro il 4 marzo sarà chiamato anche a votare per le Regionali.

In questo territorio, i risultati elettorali sono stati storicamente piuttosto volatili, combattuti e soprattutto altamente influenzati dall’ingombrante presenza di Roma: la capitale, infatti, conta quasi metà dei residenti dell’intera regione e segue dinamiche complesse e spesso autonome rispetto alle altre province. Le elezioni regionali in contemporanea aggiungono un ulteriore incognita alla competizione, con la presenza di un possibile effetto traino del voto da una scheda all’altra. Tutto ciò è confermato dal contributo dell’esperto che abbiamo deciso di coinvolgere, Luigi Di Gregorio, professore di Scienza politica all’Università degli Studi della Tuscia:

Il Lazio è una regione particolarmente interessante in questa fase politica. ll 4 marzo, infatti, si vota anche per le elezioni regionali, per cui sarà importante capire se e in quale misura ci saranno effetti incrociati tra le due arene elettorali. I sondaggi, ad esempio, prima del black out davano come strafavorito Zingaretti alla Regione, mentre stimavano ottimi risultati per il centrodestra alle politiche. Inoltre, non dimentichiamoci che il M5S ha vinto negli ultimi anni tutti i comuni più grandi nella provincia di Roma, capitale compresa, e sembrano competitivi in diversi collegi. Dunque, attendiamo con curiosità i risultati per capire quale sarà il reale comportamento degli elettori: se divideranno o meno le scelte tra le due competizioni e con quali effetti in termini di seggi. Può essere una regione-chiave per la composizione della futura maggioranza di governo.

Osserviamo l’assetto creato nel Lazio dalla nuova legge elettorale e dalla commissione tecnica incaricata di disegnare i nuovi collegi. Innanzitutto, per le elezioni della Camera la regione è divisa in due diverse circoscrizioni e queste coprono rispettivamente il comune di Roma e i suoi dintorni a sudest (Lazio 1) e tutto il resto della regione (Lazio 2).

Lazio 1 assegna 38 seggi: 24 assegnati in 3 collegi plurinominali da 8 seggi ciascuno e 14 collegi uninominali. Di questi ultimi, 11 comprendono parti del vastissimo comune di Roma e gli altri tre si estendono sui comuni dei Castelli Romani, del litorale e della Valle dell’Aniene. I plurinominali, invece, occupano rispettivamente la parte nord del comune di Roma, centro incluso (Lazio 1 – 01), i quartieri all’interno del Grande Raccordo Anulare a Sud, più quelli di Ostia e il comune di Fiumicino (Lazio 1 – 02) e i quartieri della periferia sudest di Roma, insieme ai collegi uninominali di Pomezia, Marino, Velletri e Guidonia-Montecelio (Lazio 1 – 03).

Lazio 2, invece, assegna appena 20 seggi, di cui 7 in collegi uninominali e 13 in due collegi plurinominali, che rispettano la divisione Nord-Sud. Il Collegio Lazio 2 – 01 (Viterbo, Rieti, comuni della cintura romana nordovest) assegna 6 seggi proporzionali ed è diviso in 3 collegi uninominali (i due capoluoghi più Civitavecchia); il collegio Lazio 2 – 02 eleggerà 7 deputati con il plurinominale e mette in palio 4 seggi in collegi uninominali: Frosinone, Latina, Terracina e Cassino.

Per il Senato, invece, la circoscrizione è una sola per l’intera regione ed è divisa in tre collegi plurinominali, di estensione molto diversa fra loro. Il primo include Viterbo, Rieti, il nord di quella di Roma dal litorale di Civitavecchia fino al confine con l’Abruzzo, inclusa la periferia del comune di Roma dal Nordovest fino a Est (Lazio 1, 5 seggi in palio, 3 collegi uninominali); il secondo è molto più piccolo, occupando solamente la fascia centro-sud del comune di Roma, prevalentemente all’interno del GRA (Lazio 2, 6 seggi, 3 collegi uninominali); il terzo è il più ampio di tutti, andando da Fiumicino a Ovest fino a Cassino e al confine con Molise e Campania a Sud-Est, comprendendo le province di Latina e Frosinone e il sud di quella di Roma, compresa la periferia meridionale di Roma Capitale e Ostia (Lazio 3, 7 seggi, 4 collegi uninominali).

Passando a osservare lo storico elettorale della regione, possiamo identificare alcuni pattern ricorrenti. Il Partito Comunista, prima, e i partiti del centrosinistra, poi, sono riusciti ad avere la maggioranza solamente in una parte ridotta dei comuni della regione, con alcune aree di influenza principali: i Castelli Romani, il litorale Nord, i comuni al confine fra le province di Rieti e Viterbo, lungo la via Flaminia; inoltre a Roma città il centrosinistra ha ottenuto la maggioranza in quattro delle ultime cinque elezioni politiche e l’unica volta in cui non ci è riuscito, il 2001, è stato sconfitto di appena lo 0,6% (anche grazie alla popolarità di Francesco Rutelli, allora candidato premier e sindaco uscente della Capitale). Anche a destra è possibile identificare aree di forza e debolezza, ma soprattutto un trend stabile che vede la coalizione di centrodestra nettamente spostata a destra visto il consenso storico di Alleanza Nazionale, soprattutto nelle province di Rieti, Viterbo e, in parte, Roma, mentre Forza Italia si è spesso rivelata maggioritaria al Sud, fra Latina e Frosinone.

Nel 2013 lo scenario regionale vedeva una parità quasi perfetta fra le tre forze principali. Il centrosinistra al 30% staccava di poco centrodestra e Movimento 5 Stelle, appaiati al 28%. Per la coalizione di centrosinistra, il comune di Roma era stato la sacca di voti più consistente con il 33,7%, anche grazie all’esperienza estremamente deludente dell’amministrazione comunale guidata da Gianni Alemanno, staccando di quasi 7 punti il risultato ottenuto nel resto della regione e superando il demoralizzato centrodestra cittadino di oltre 10 punti. Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, la loro forza fu nella periferia romana e nei comuni confinanti come Pomezia, Guidonia e Fiumicino; nel resto del Lazio, invece, andarono meglio al nord di Roma rispetto al Sud, dove il voto è sicuramente più identitario e meno volatile. Qui, infatti, la destra si era imposta in maniera inequivocabile (38,5% a Latina, 35,5% a Frosinone), staccando nettamente il M5S (rispettivamente 13% e 11% di distacco).

Alle Europee del 2014, il boom nazionale del PD oltre il 40% era stato seguito da una crescita locale generalizzata, recuperando parecchio del terreno perduto rispetto ai grillini specialmente a Viterbo (+18% dal 2013) e provincia. Nonostante ciò, il Movimento aveva retto piuttosto bene, affermandosi come seconda forza regionale al 25% e perdendo solamente il 2,5% in provincia di Roma, mantenendo la maggioranza relativa in molte delle città chiave con almeno 40mila abitanti: Ardea, Pomezia, Fiumicino, Ladispoli e Civitavecchia, dove due settimane dopo le Europee, al ballottaggio delle comunali, il candidato a 5 Stelle Antonio Cozzolino si sarebbe imposto con il 66%.

La periferia e lo hinterland di Roma erano diventate quindi le nuove zone di forza dei pentastellati, capaci di fornire un consenso crescente fino al dato superiore al 40% ottenuto in molte zone periferiche da Virginia Raggi al primo turno nelle comunali del 2016. Il centrodestra ne usciva sicuramente indebolito, ma andando a sommare il dato di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e NCD si otteneva un 29% non così negativo, anche tenuta in considerazione la disfatta dell’anno precedente nelle comunali della Capitale. In effetti, la distribuzione territoriale dei voti era nuovamente molto polarizzata fra Roma e il resto della regione, che rispettivamente si attestavano al 24% e al 34%. La sinistra radicale, all’epoca coalizzata nella lista L’Altra Europa con Tsipras, aveva visto Roma come unico serbatoio di voti significativo della regione, dove aveva superato il 6%, mentre nelle altre province, soprattutto a Latina e Frosinone, si era fermata addirittura sotto il 3%.

E a meno di una settimana dal voto? I collegi incerti sarebbero almeno 7 alla Camera e 3 al Senato, secondo le stime di Rosatellum.info. Sulla nostra piattaforma, poi, è possibile analizzare qualche variabile più interessante, come il dato degli over 65 che raggiungono alte percentuali soprattutto nel collegio centrale della Camera di Roma. Che ruolo avrà aspetto nel far vincere (o perdere) il collegio a Paolo Gentiloni? Il Pd perderà il suo primato nella fascia di elettori più anziani? Tra le altre chiavi di lettura da tenere in considerazione, un possibile “effetto Raggi” o – come detto – un “effetto traino” delle Regionali.

 



Giovanni Forti

Romano, Allievo di Economics alla Scuola Sant'Anna di Pisa. Quando non è su una montagna studia sistemi elettorali, geografia politica e l'impatto delle disuguaglianze sul voto.

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