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Elezioni che hanno fatto la storia: il 1992

Torna l’almanacco sulle elezioni che hanno fatto la storia in Italia: il 1992, tra Tangentopoli, “picconate” e stragi mafiose, segna il tramonto la Prima Repubblica…


Il voto del 5-6 aprile 1992 per l’avvio della XI legislatura si celebra in un clima di profondi cambiamenti per l’Italia, l’Europa e il mondo. La caduta del Muro di Berlino e la disgregazione dell’Unione Sovietica archiviano quella contrapposizione ideologica che aveva dominato le relazioni internazionali per oltre quarant’anni.

Se da una parte gli Stati Uniti di George H.W. Bush riaffermano la loro supremazia in nuovi contesti di guerra, a partire dall’intervento militare nel Golfo del 1991, dall’altra l’Europa va alla ricerca di nuovi equilibri. La riunificazione tedesca porta infatti ad una necessaria accelerazione del processo di integrazione europea: con la firma del Trattato di Maastricht – il 7 febbraio 1992 – gli stati membri istituiscono l’Unione Europea.

Ben diversa è la situazione in Europa orientale, dove la caduta del comunismo fa riemergere vecchi nazionalismi e nuovi conflitti, in particolare nella ex Jugoslavia, teatro di un caotico dissolvimento.

I 12 Stati membri dell’Unione Europea all’epoca del Trattato di Maastricht

In Italia, la fine della Guerra Fredda mette in crisi un sistema che si era basato essenzialmente sulla contrapposizione tra la maggioranza democristiana e l’opposizione comunista: alle elezioni politiche si presentano per la prima volta il Partito Democratico della Sinistra guidato da Achille Occhetto e Rifondazione Comunista di Armando Cossutta, eredi del vecchio PCI, sciolto con la “svolta della Bolognina” del 1991.

Il quadripartito, la coalizione di governo formata da DC, PSI, PSDI e PLI, arriva all’appuntamento elettorale fiaccata dalle liti interne e dalle inchieste giudiziarie: Il 17 febbraio Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano ed esponente locale del PSI, viene arrestato in flagrante con l’accusa di aver intascato delle tangenti.

L’inchiesta “Mani Pulite”, condotta dal pm Antonio Di Pietro e dal pool di magistrati di Milano, svela un intricato giro d’affari di circa 36 miliardi di lire: col passare dei mesi diversi imprenditori, banchieri ed esponenti politici, incluso il segretario socialista Bettino Craxi, verranno indagati o arrestati.

L’impatto dello scandalo tangenti sulla campagna elettorale è dirompente: giornali e televisioni si soffermano sugli sviluppi dell’inchiesta, alimentando un vero e proprio “processo mediatico” nei confronti dell’intera classe politica.

Nei primi anni Novanta del resto la televisione esercita un’influenza crescente sulla vita pubblica italiana, ai danni di partiti in crisi di legittimità. La campagna elettorale del 1992 si gioca in un contesto di duopolio televisivo Rai-Fininvest, avviato nel corso degli anni Ottanta e regolamentato per mezzo della Legge Mammì del 1990: questa legge stabilisce per le concessionarie private la possibilità di trasmettere in tutto il territorio nazionale, non più solo a livello locale.

Le tre reti Fininvest (Canale 5, Italia 1 e Rete 4) si pongono quindi in aperta concorrenza con i canali della Rai, dai talk show ai programmi di approfondimento politico, ai telegiornali: il 13 gennaio 1992 va in onda la prima edizione del Tg5 condotto da Enrico Mentana, un anno prima era nato Studio Aperto, diretto da Emilio Fede.

A cavalcare maggiormente la protesta di Tangentopoli è la Lega Lombarda di Umberto Bossi, che al grido di “Roma ladrona” raccoglie consensi diffusi soprattutto al Nord, dove il malessere degli elettori sembra incontenibile.

I risultati delle Politiche 1992 (Camera) nella mappa interattiva navigabile di YouTrend

Come mostra la nostra mappa interattiva, la Lega (in verde) ottiene un risultato elettorale notevole pari all’8,6% conquistando in totale 80 seggi e l’affermazione in diverse province del Nord, tra cui Milano in Lombardia, Belluno in Veneto e Biella in Piemonte.

La DC (in azzurro) si conferma il primo partito a livello nazionale, ma cala di quasi 5 punti rispetto al 1987 scendendo al suo minimo storico: 29,6% alla Camera e 27,2% al Senato. Il PDS (in rosso) si attesta poco sopra il 16% scontando la scissione con Rifondazione Comunista che guadagna intorno al 5,5%: dal vecchio PCI, il partito della Quercia eredita un buon radicamento territoriale nelle “regioni rosse” del Centro, ovvero Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Il PSI non sembra subire in questa fase gli effetti delle rivelazioni del “mariuolo” Chiesa sulle tangenti, attestandosi al 13,6% (-0,6). Osservando la distribuzione territoriale del voto sulla mappa interattiva, la Democrazia Cristiana tiene al Centro-Sud ma subisce veri e propri crolli al Nord, tradizionali roccaforti “bianche”: il calo è forte in particolare in Veneto (-12%), Lombardia (-9%) e Piemonte (-7%), a vantaggio – evidentemente – proprio della Lega, che nelle tre regioni considerate ottiene consensi compresi tra il 16 e il 23%.

La mappa delle variazione della DC nel 1992 rispetto al 1987

In questa tornata elettorale cresce inoltre la rappresentanza dei piccoli partiti e dei movimenti civici come i Verdi, i radicali della Lista Pannella e La Rete fondata da Leoluca Orlando, all’epoca ex sindaco di Palermo.

La prima pagina del Corriere della Sera di domenica 24 maggio 1992

Proprio la Sicilia è al centro in quel 1992 di tre sanguinose stragi di mafia nel giro di pochi mesi: l’eurodeputato DC ed ex sindaco del capoluogo siciliano Salvo Lima (il 12 marzo) e i due magistrati simbolo della lotta a Cosa Nostra, Giovanni Falcone (il 23 maggio) e Paolo Borsellino (il 19 luglio). Falcone cade vittima di una bomba piazzata poco prima dello svincolo di Capaci, sull’autostrada Palermo-Trapani, insieme alla moglie e a quattro uomini della scorta. Borsellino muore a seguito dell’esplosione di un’autobomba in Via Mariano D’Amelio a Palermo, e con lui perdono la vita cinque agenti della scorta.

L’obiettivo degli attentati era chiaro: colpire la società civile per ricattare lo Stato, approfittando di una fase di debolezza delle istituzioni. Le elezioni di aprile infatti producono uno stallo tra i partiti ipotecando la nascita di un nuovo governo: non solo, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si era dimesso il 28 aprile, ultima “picconata” nei confronti di un sistema politico ormai paralizzato.

Il nuovo Parlamento appena eletto si impantana sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Ma la gravità della strage di Capaci accelera le trattative: il 25 maggio Oscar Luigi Scalfaro viene eletto al Quirinale, mentre il 28 giugno giura il governo presieduto da Giuliano Amato. Incassata la fiducia delle Camere, il nuovo esecutivo vara nottetempo (il 10 luglio) una maxi manovra da 90 mila miliardi di lire per il risanamento dei conti pubblici imponendo il prelievo forzoso del 6 per mille (lo 0,6%) su tutti i conti correnti.

In conclusione, il 1992 rappresenta per l’Italia il tramonto della Prima Repubblica e l’inizio di una fase di rapida transizione verso la Seconda che si concluderà con le Politiche del 1994.

I principali fatti del 1992 hanno ispirato una recente serie televisiva andata in onda su Sky

 

 


Leggi qui la puntata precedente: Le elezioni del 1976


Claudio Agrelli

Claudio Agrelli si occupa di una comunicazione politica ed istituzionale che metta al centro le persone, la creatività e l'arte del racconto (storytelling). Si è laureato in Mass Media e Politica all'Università di Bologna, Campus di Forlì, e si è fatto le ossa frequentando un Master in Consulenza e Marketing Elettorale a Roma. Nella Capitale ha seguito la comunicazione di un deputato alla Camera durante la stagione dei comitati referendari. È appassionato di storia, leggi elettorali e viaggi all'estero, per cui tiene sempre lo zaino pronto all'avventura in Europa. Allergico al pelo di gatto e alle fake news.

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