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5 cose sul referendum in Lombardia e Veneto

Entrambi i referendum (sia quello in Lombardia che quello in Veneto) sono risultati validi. Come prevedibile, i “Sì” sono risultati nettamente maggioritari (oltre il 95% in Lombardia, ben il 98% in Veneto). Trattandosi di referendum consultivi, non avranno effetti legali diretti e immediati. Ma il segnale politico c’è, ed è forte, e “autorizza” i governi delle due regioni ad avviare una trattativa con il governo dello stato centrale per ottenere una maggiore autonomia in una serie di ambiti di competenza.

Il ruolo dell’affluenza

L’affluenza era la variabile più interessante di questi referendum. In Veneto lo era in modo particolare, perché per essere valido il referendum doveva recarsi al voto più del 50% + 1 degli aventi diritto. In Lombardia, invece, non era previsto quorum – e questo a causa delle differenti legislazioni regionali in materia di referendum consultivi. Alla fine in Veneto si è abbondantemente superata la soglia richiesta (con oltre il 57% circa di affluenza) mentre in Lombardia il dato è stato più basso, ma comunque non irrilevante, soprattutto per un referendum (per di più consultivo). Il dato politico è rilevante: soprattutto in Veneto, dove oltre il 56% degli aventi diritto è andato a votare e ha votato “Sì”. Per il governatore della regione Zaia si tratta di una incontestabile vittoria politica.

Affluenza: caratteristiche e mappe

La mappa dell’affluenza in Lombardia mostra come ci sia stata un’affluenza nettamente maggiore nelle province (in particolare quella bergamasca) che nelle grandi città: a Milano la partecipazione è stata nettamente inferiore al dato regionale, così come a Brescia e a Mantova:

Situazione simile in Veneto:

La differenza tra comuni capoluogo e resto della provincia è evidente soprattutto in Veneto: enormi le differenze di affluenza tra città come Padova, Verona, Venezia e Vicenza e quella registrata nei comuni delle rispettive province. Più omogeneo il dato nel caso di Belluno e Rovigo. In Lombardia, grandi differenze anche a Bergamo, Brescia e Como, più contenute a Varese, Lodi e Pavia.

In generale, il trend per cui all’aumentare del numero di residenti diminuisce l’affluenza è comune ad entrambe le Regioni.

Com’è andato il voto elettronico

In Lombardia c’era un’importante novità: si è per la prima volta sperimentato il voto elettronico, votando esclusivamente su dei tablet e abbandonando il tradizionale sistema di scheda cartacea. Il sistema non ha causato particolari problemi agli elettori (anche i più anziani si sono dimostrati in grado di utilizzare correttamente i supporti tecnologici) ma la raccolta dei dati ha presentato diversi problemi. In particolare, per diverse ore non sono stati disponibili i dati sull’affluenza né quelli finali relativi allo scrutinio. Inizialmente era stato messo online dalla regione Lombardia un sito apposito per il computo delle affluenze e dei risultati, ma quest’ultimo non si è rivelato all’altezza ed è stato reso irraggiungibile per gran parte del tempo. Una sperimentazione interessante, ma certamente da rivedere nei suoi effetti pratici.

Chi ha votato di più?

Un grafico ci dice molto della natura politica di questa consultazione, perlomeno per ciò che riguarda il Veneto. Emerge una correlazione molto significativa tra la partecipazione al voto (e quindi il favore verso la richiesta di autonomia, viste le percentuali di “Sì”) e percentuali di voto al “No” in occasione del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre 2016. In altre parole, maggiore fu la percentuale di “No” alla riforma costituzionale, maggiore è stata questa volta l’affluenza. In effetti questa correlazione non dovrebbe stupire, visto che nella riforma bocciata l’anno scorso veniva rivista in senso centralista la ripartizione di competenze tra stato e regioni.

L’analisi ci dice qualcosa anche rispetto alla “correlazione partitica”, se così si può chiamare. Il grafico seguente infatti mostra come i comuni con la maggiore affluenza siano stati di norma quelli con le % di voto più alte per la Lega Nord alle Europee 2014:

Questo vuol dire che tutti quelli che sono andati a votare domenica in Veneto sono leghisti o potenziali elettori della Lega? Naturalmente no – e del resto le dimensioni tra i due insiemi sono troppo sbilanciate a favore del primo. Vuol dire però che in quei comuni laddove la sensibilità verso il tema dell’autonomia era maggiore erano anche quelli in cui la Lega era andata meglio nell’ultima elezione nazionale. E anche questo, a dire il vero, non è certo sorprendente.

Redazione

La redazione di YouTrend

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