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La dieta mediatica degli italiani nel 2017

Il 14° Rapporto Censis-Ucsi (“I media e il nuovo immaginario collettivo“), pubblicato lo scorso 4 ottobre, contiene i dati relativi al 2017 sulla dieta mediatica degli italiani. Il rapporto è particolarmente interessante mette in evidenza elementi di continuità e discontinuità in relazione agli ultimi dieci anni.

TV, radio, giornali e internet nel 2007 e oggi

La televisione è ancora il mezzo più utilizzato (viene utilizzata dal 92,2% degli italiani), grazie anche all’offerta diversificata del digitale terrestre con i tanti canali monotematici. Anche la radio continua ad essere molto utilizzata (59,1%). Entrambi questi media hanno saputo compensare le flessioni nelle utenze integrando i loro contenuti grazie al digitale: oltre un quarto degli italiani utilizza la tv via internet (in aumento del 2,4% rispetto all’anno scorso); la mobile tv ha raddoppiato, in un solo anno, i suoi utilizzatori (dall’11,2% al 22,1%); anche le trasmissioni radio via pc hanno registrato un’utenza pari al 18,6% (+4,1% in un anno).

Il cartaceo non è riuscito altrettanto bene in questa integrazione digitale, non riuscendo a compensare la diminuzione delle vendite con una maggiore fruizione di contenuti online. In dieci anni, infatti, i quotidiani stampati hanno perso più del 30% dell’utenza, a fronte di un aumento delle visite dei quotidiani online pari solo al 4,1%. L’editoria non se la passa meglio: solo il 42,9% degli italiani ha letto almeno un libro stampato quest’anno e solo il 9,6% almeno un e-book, numeri che confermano la loro scarsa capacità attrattiva. L’allontanamento da libri e giornali riguarda sia i giovani che gli anziani, mentre riguarda meno le donne, soprattutto quelle con un elevato livello di istruzione.

Internet rallenta il ritmo ma continua a crescere: nel 2017 ha raggiunto una penetrazione pari al 75,2%, in lieve aumento rispetto al 2016. Guardando al dato del 2007 (29,9%) ci rende conto facilmente del boom di internet negli ultimi anni. Non sorprende quindi il balzo registrato quando si va a guardare la spesa per l’acquisto di telefoni cellulari (+190%) e computer (+45,8%), in controtendenza con la diminuzione complessiva dei consumi degli italiani in questi dieci anni (inferiore del 3,9% quest’anno rispetto al 2017).

Internet e l’impatto sulla realtà

I nuovi media hanno modificato sia le nostre abitudini sia il rapporto con la realtà. Guardando la i valori che oggi caratterizzano la nostra società, si può notare ci sia un mix di elementi vecchi e elementi nuovi: i valori dei baby boomer  si mescolano con quelli dei millennials.  Il “mito del posto fisso” resta in vetta (38,5%), seguito però dai social (28,3%), una novità.  Al terzo posto la casa di proprietà (25,7), che si posiziona per un pelo prima degli smartphone (25,7).

Ovviamente la classifica varia molto a seconda della fascia d’età. I giovani, al posto del mito del posto fisso, mettono al primo posto i social network (32,7%). Lo smartphone e la cura del corpo superano per importanza la casa di proprietà, la macchina nuova e un buon titolo di studio. Bisogna notare però che elementi come la personalizzazione dei contenuti, l’assenza di limiti di spazio/tempo e la flessibilità seducono anche fasce più adulte della popolazione. Ma quali sono le fonti a cui gli italiani attingono per formare le loro opinioni?

L’informazione e le fake news

Anche la transizione dell’informazione ha subito dei cambiamenti negli ultimi anni. Il 26,7% dei giovani si affida ai social network per informarsi, il 29,3% internet (29,3%). Tutto a scapito di televisione, telegiornali e quotidiani. La stessa cosa vale per gli adulti tra i 30 e i 44 anni che relegano la televisione ad un ruolo piuttosto marginale (16,3%) e danno ai social e ad internet più valore (rispettivamente 34% e 32,6%).

Dato l’ampio uso di internet come canale di informazione, non stupisce allora che a più della metà degli utenti (52,7%) sia capitato di dare credito a notizie false lette in rete. Il fenomeno delle fake news è definito da molti come “pericoloso”: i più istruiti (80,8%) che credono che le “bufale” vengano create per inquinare il dibattito pubblico e favorire il populismo. L’idea è molto diversa tra i più giovani. Secondo questi ultimi, l’allarmismo intorno alle fake news è architettato dalle vecchie élite che, a causa del web, uno strumento libero, hanno perso il loro potere di controllo.

 

 

 

Claudia Gonnelli

Divoro libri, conoscenza e relazioni. Laurea in Relazioni Internazionali e Mass Media e Politica; master alla RUDN di Mosca; uscita viva dal Parlamento Europeo di Bruxelles.

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