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5 cose da sapere sulle elezioni nel Regno Unito

È il giorno decisivo nel Regno Unito: un anno dopo la Brexit, i sudditi di Sua Maestà tornano alle urne per decidere se confermare la fiducia al governo conservatore di Theresa May o se cambiare rotta scegliendo il laburista old style Jeremy Corbyn.

1. Come si è arrivati a queste elezioni?

Lo scorso 19 aprile la Camera dei Comuni (il parlamento britannico) ha approvato, con una maggioranza ben superiore ai due terzi previsti per legge, la proposta di snap elections (elezioni anticipate) della premier Theresa May. Quest’ultima, a capo del governo da un anno, ha avanzato questa proposta per meglio gestire i delicati negoziati che riguardano proprio l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Un nuovo governo, “forte e stabile” (che non a caso è anche lo slogan della May e dei Conservatives), avrebbe un mandato chiaro e dunque una maggiore legittimità rispetto a quello uscente, che si regge sulla maggioranza uscita dalle elezioni di due anni fa. Alle ultime elezioni, l’allora premier David Cameron uscì a sorpresa nettamente vincitore dalla sfida con il giovane leader del Labour Party, Ed Miliband: mentre i sondaggi della vigilia davano i due partiti testa a testa e un elevato rischio che si ripetesse una situazione di hung parliament (nessun partito che ottiene la maggioranza, come accaduto già nel 2010), i conservatori staccarono i laburisti di oltre 6 punti, conquistando 330 seggi su 650 e quindi la maggioranza assoluta. Ma poi, appunto, è arrivato il referendum sulla Brexit, e con esso le dimissioni di Cameron e l’ascesa al potere di Theresa May.

2. Chi sono i principali contendenti?

Il principale sfidante della May è Jeremy Corbyn, anziano signore eletto leader dei laburisti dopo le dimissioni dello sconfitto Miliband e di recente riconfermato alla guida del partito – nonostante in molti, anche tra i laburisti, lo giudichino senza carisma e inadatto alla leadership. Ma Corbyn è molto criticato anche dalla stampa per le sue posizioni giudicate anacronistiche in materia di economia (è un convinto sostenitore dello statalismo, che il Labour sembrava aver messo da parte nel 1994 con Tony Blair).

Due anni fa la sfida fu tra Cameron e Miliband, oggi i nuovi leader a confronto sono May e Corbyn
L’altro grande protagonista della politica britannica degli ultimi anni, lo UKIP di Nigel Farage, è praticamente scomparso dalla scena dopo aver raggiunto – seppur indirettamente – il suo obiettivo, ossia quello di far uscire il Regno Unito dall’Unione Europea. Un altro protagonista che rischia la definitiva marginalizzazione è lo storico partito liberal-democratico, oggi guidato da Tim Farron, da sempre penalizzato dal bipolarismo venutosi a creare tra conservatori e laburisti. Il partito nazionalista scozzese (SNP) di Nicola Sturgeon si avvia invece a riconfermare l’ottimo risultato di due anni fa, quando conquistò quasi tutti i collegi scozzesi e rischiò di essere decisivo per formare una maggioranza di governo. Vi sono poi altri partiti, ma sono assolutamente marginali e probabilmente non avranno alcun ruolo nel prossimo parlamento, anche se dovessero riuscire a conquistare seggi.

3. Come funziona il sistema elettorale in UK?

Ma come si conquista un seggio in Gran Bretagna? Il sistema elettorale è, ormai da secoli, il cosiddetto first past the post, ossia il maggioritario a turno unico basato su collegi uninominali. Il territorio nazionale è diviso in 650 collegi, equivalenti al numero di seggi del parlamento a Westminster. Ciascun partito presenta un solo candidato in ciascun collegio, e il candidato più votato vince il seggio. Questo sistema non rende necessario raggiungere una certa percentuale di voti per ottenere una maggioranza, come nei sistemi proporzionali: quello che conta è invece ottenere la maggioranza (anche solo relativa) nel maggior numero possibile di collegi. Ed è un sistema che ha consentito negli anni l’affermarsi e il consolidarsi di un bipartitismo quasi perfetto: salvo rare eccezioni, è sempre stato un solo partito ad ottenere la maggioranza e formare il governo, un ruolo in cui negli ultimi decenni si sono alternati conservatori e laburisti con vari “cicli” (come quello della Thatcher negli anni ’80 o quello di Blair tra fine anni ‘90 e gli anni Duemila).

4. Cosa dicono i sondaggi?

Come abbiamo visto, l’esito delle elezioni di oggi non dipenderà da quanti voti prenderà complessivamente ciascun partito, ma dall’esito di 650 sfide indipendenti. Eppure i sondaggi sono indicativi, se non altro perché consentono di fare paragoni con le elezioni precedenti. Questa tornata elettorale è particolarmente interessante, principalmente per due motivi. Primo: in poco più di un mese abbiamo assistito ad un eccezionale recupero dei laburisti, che da fine aprile ad oggi hanno guadagnato circa dieci punti percentuali (alcuni sondaggi li danno addirittura al 40%, a un soffio dai Conservatives).

Secondo la media di Britainelects i Conservatori hanno circa 7 punti di vantaggio sui Laburisti
Molti analisti sostengono che questo recupero sia dovuto soprattutto alle gaffe di Theresa May, e da ultimo anche i recenti attentati terroristici di Manchester e Londra sarebbero stati dannosi per la sua immagine (la May era stata ministro dell’Interno dei governi Cameron per ben 6 anni). Secondo: i sondaggi sono estremamente discordi tra loro. Mentre per alcuni istituti i due principali partiti sarebbero testa a testa, per altri i conservatori avrebbero ancora oltre 10 punti di vantaggio. L’ultima “supermedia” del sito Britainelects, aggiornata con i sondaggi usciti due giorni fa, dice che i conservatori sono in testa con il 43,5%, circa 7 punti sopra i laburisti (36,3%). Storicamente, peraltro (come ha fatto notare il sito statunitense Fivethirtyeight), i sondaggi in UK hanno tendenzialmente sottostimato il dato dei Conservatives, a causa di quello che qualcuno ha definito lo “shy tory effect”, ossia la reticenza degli elettori conservatori a dichiarare il proprio voto. Ma un elemento chiave potrebbe essere un altro: la maggiore propensione a recarsi al voto tipica degli elettori più anziani, come sottolineato dal sito Sotonpolitics. Decisivo anche perché, secondo le rilevazioni per classi di età, tra i più giovani il consenso verso il Labour è molto superiore che tra i più anziani, tra cui al contrario i Tories ottengono percentuali elevatissime.

5. Decisivi i collegi in bilico

Chi vincerà queste elezioni, quindi? Lo sapremo presto: i seggi chiudono alle 22 (le 23 in Italia) e lo spoglio procederà, come da tradizione, piuttosto spedito. Intanto, sappiamo dove guardare con più attenzione: sono i cosiddetti collegi “marginali”, quelli cioè in cui la battaglia è più aperta. A rendere il tutto più interessante sarà l’iniziativa, promossa da alcuni partiti di ispirazione progressista, di un “coordinamento strategico” per far convergere i voti anti-conservatori sui candidati con più possibilità di farcela in base ai risultati delle elezioni passate, e proprio nei collegi marginali.

 

Stasera seguiremo le elezioni insieme allo speciale di Sky Tg24, in diretta dalle ore 22


Di elezioni UK, con un focus particolare sui nuovi strumenti digitali di campagna elettorale, parleremo il prossimo 14 giugno presso il King’s College di Londra. 

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Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore (fino al 2018) di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica arti marziali e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

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