YouTrend

Legge elettorale, tutte le proposte in Parlamento

Le leggi elettorali di Camera e Senato attualmente in vigore sono il risultato di due sentenze della Consulta: quella dello scorso gennaio che ha abolito il ballottaggio dell’Italicum alla Camera dei deputati e la precedente sentenza n. 1/2014 che ritenne illegittimi i premi di maggioranza regionali e le lunghe liste bloccate previsti dal Porcellum. I sistemi in vigore tra Camera e Senato sono dunque diversi sotto alcuni profili: la presenza di un eventuale premio di maggioranza di 340 seggi alla Camera (alla prima lista, se ottiene il 40% dei voti) ma non al Senato; la possibilità di presentarsi in coalizione al Senato ma non alla Camera; soglie di sbarramento differenti tra i due rami del Parlamento; diverse modalità di voto ai singoli candidati.

La necessità di armonizzare i due sistemi ha prodotto una pluralità di progetti di legge: ben 28 sono attualmente depositati in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei deputati e il loro esame è iniziato lo scorso 9 febbraio. Anche al Senato giacciono alcune proposte di riforma elettorale, ma la gran parte di queste, presentate prima che si avviasse l’iter legislativo dell’Italicum, sono ormai anacronistiche. Pertanto qui elencheremo soltanto le proposte di legge avanzate successivamente alla presentazione della legge elettorale poi approvata nel 2015 e che non prevedano dispositivi (come il ballottaggio tra le liste) poi dichiarati incostituzionali dalla Consulta. Ne illustreremo i tratti salienti, suddividendole per tipologia al fine di dare al lettore alcuni punti di riferimento per orientarsi nel mare magnum di proposte che animano il dibattito sulla riforma elettorale.

A) Proposte di modifica dell’Italicum

Dieci proposte sono incentrate sulla modifica di alcuni aspetti dell’Italicum. La maggior parte di esse sono state presentate prima del referendum di dicembre e quindi si riferiscono soltanto alla Camera. Le proposte di riforma che presentano modifiche non marginali o comunque non superate dalla sentenza della Consulta sono state redatte dai deputati Orfini (Pd, proposta analoga a quella presentata da Verducci, Pd, al Senato) e Lupi (Alternativa Popolare), e prevedono entrambe un premio di governabilità di 90 seggi per la lista più votata (in luogo del premio di maggioranza “fisso” a quota 340), con la disposizione di non poter in ogni caso superare i 340 seggi.

Tre proposte di modifica dell’Italicum (Toninelli del M5S, Lauricella del Pd e, nuovamente, Lupi di AP) sono state invece presentate in seguito alla sentenza della Corte. Tutte e tre prevedono sia il premio di maggioranza per la prima lista con almeno il 40% dei voti (per la proposta Lauricella il premio scatta solo se la suddetta soglia è raggiunta dalla stessa lista in entrambe le Camere), sia la suddivisione del territorio per il Senato in 50 collegi plurinominali, armonizzando la normativa con la legge della Camera.

La proposta Toninelli (che interviene soltanto sul sistema elettorale del Senato) abolisce la distinzione prevista dall’Italicum tra i capilista e gli altri candidati e prevede il riparto dei seggi al Senato a livello nazionale con sbarramento al 3%. La proposta Lauricella, al contrario, prevede il riparto (e lo sbarramento al 4%) a livello regionale per il Senato, oltre a limitare a tre collegi la possibilità di pluricandidatura dei capilista. La proposta Lupi (analoga a quella presentata al Senato da Laura Bianconi di AP) prevede il riparto dei seggi al Senato su base regionale, introduce le coalizioni alla Camera, e limita a tre collegi della stessa circoscrizione la possibilità di pluricandidatura dei candidati non capilista.

Alle dieci proposte in discussione alla Camera si aggiunge quella presentata al Senato da Crimi (M5S) e ribattezzata Legalicum. In seguito alla bocciatura dell’Italicum a gennaio, essa estende al Senato la normativa in vigore alla Camera dopo la sentenza della Consulta.

B) Proposte di ripristino del Mattarellum

Sette proposte di legge prevedono il ritorno al Mattarellum, la legge elettorale introdotta nel 1993 e impiegata per le elezioni politiche del 1994, 1996 e 2001. Si tratta di un sistema misto: tre quarti dei deputati e dei senatori erano eletti nei collegi uninominali con un sistema maggioritario a un turno, e il restante 25% dei seggi era assegnato attraverso una quota proporzionale, con sbarramento del 4% nazionale (alla Camera). Cinque di queste proposte (quattro presentate alla Camera e una al Senato) prevedono il ripristino della legge Mattarella senza modifiche, un’altra (di Giachetti del Pd) prevede in aggiunta l’abolizione dello scorporo.

La proposta Martella (Pd), nel sancire il ripristino della legge che ebbe come primo firmatario l’attuale Presidente della Repubblica, estende alla Camera la legge elettorale del Senato: il riparto dei seggi avviene dunque a livello circoscrizionale e non più nazionale, senza sbarramento, con formula di traduzione D’Hondt e scorporo totale (e non più parziale) dei voti. Scompare, dunque, la doppia scheda per la Camera (una per la parte maggioritaria e l’altra per la parte proporzionale) e i candidati eletti nella quota proporzionale risultano essere i migliori perdenti nei collegi uninominali.

C) Proposte di legge che introducono nuovi sistemi elettorali

Dodici proposte, tra quelle in discussione in Commissione Affari costituzionali alla Camera, vanno oltre la mera modifica del sistema vigente o il ripristino del Mattarellum, e anzi si pongono l’obiettivo di istituire dei nuovi sistemi. La maggior parte di queste introducono leggi di impianto proporzionale, con o senza premio di maggioranza, ma vi sono anche due proposte di sistema misto e una che istituisce il doppio turno alla francese. Vediamole in ordine:

C1) Proposte di istituzione di un proporzionale senza premio di maggioranza

Le proposte che prevedono il proporzionale senza premio di maggioranza sono state presentate da D’Attorre, Menorello, Costantino e Toninelli, cui si aggiunge la proposta Tremonti (GAL) avanzata al Senato che intende ripristinare il sistema proporzionale in vigore dal 1946 al 1993 (Prima Repubblica).

Il proporzionale proposto da Alfredo D’Attorre (Art. 1-MDP) è corretto da uno sbarramento al 4% a livello nazionale per ambedue le Camere. Non sono previste le preferenze: i candidati si presentano in collegi uninominali (gli stessi della legge Mattarella) e vengono eletti, nell’ambito del numero dei seggi assegnato a ogni lista sulla base della ripartizione proporzionale, quelli con le percentuali più elevate nei collegi. Esauriti questi, sono eletti i candidati presentati in liste bloccate corte e con alternanza di genere.

La proposta Menorello (Civici e Innovatori), come quella di D’Attorre, introduce un sistema analogo al Provincellum per l’elezione del Senato: collegi uninominali e ripartizione proporzionale dei seggi su base regionale (con formula D’Hondt) ed elezione dei candidati con le migliori percentuali nei collegi. Alla Camera sono confermate la suddivisione in collegi plurinominali e la doppia preferenza di genere, previste dall’Italicum, mentre è abolita la distinzione tra capilista ed altri candidati. La proposta prevede una soglia di sbarramento nazionale sia alla Camera (al 3%) che al Senato (4%) e misure per la promozione delle primarie.

Il testo presentato da Celeste Costantino (gruppo Sinistra Italiana – Sel – Possibile) armonizza i sistemi elettorali delle due Camere mantenendo un impianto proporzionale con sbarramento del 3% nazionale alla Camera e regionale al Senato. Alla Camera, rispetto all’Italicum, la proposta abolisce il premio di maggioranza, il ballottaggio (poi soppresso dalla Consulta), e i capilista, mentre mantiene i collegi plurinominali e la doppia preferenza di genere. Al Senato interviene sul Consultellum abolendo le coalizioni.

Tra le proposte di legge delle quali è stato avviato l’esame in Commissione Affari Costituzionali vi è anche quella presentata dal Movimento Cinque Stelle durante l’esame parlamentare dell’Italicum (relatore Danilo Toninelli). Si tratta di un proporzionale che s’ispira al sistema elettorale in vigore per il Congresso dei deputati spagnolo: il territorio è suddiviso in 42 circoscrizioni pluri-provinciali e l’attribuzione dei seggi avviene su base circoscrizionale con il metodo del divisore corretto, una variante del metodo D’Hondt. Le caratteristiche tecniche di questo sistema fanno sì che i partiti maggiori siano sovra-rappresentati. Il lato innovativo della proposta consiste nella possibilità concessa all’elettore di cancellare dalla scheda un candidato sgradito, penalizzando di una preferenza il candidato stesso e di una frazione di voto la lista di cui fa parte.

C2) Proposte di istituzione di un proporzionale con premio di maggioranza

Cinque proposte, tra quelle in esame in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, intendono seguire le orme tracciate dal Porcellum prima e dall’Italicum poi, mantenendo in vigore un sistema elettorale d’impianto proporzionale ma corretto da un premio di maggioranza, più o meno consistente, per favorire la governabilità. Sono state presentate dai deputati Dellai, Cuperlo, La Russa, Quaranta e Brunetta.

La proposta Dellai (gruppo Democrazia Solidale – Centro Democratico) non si distingue per semplicità. Alla Camera è previsto un premio in grado di consentire il raggiungimento di 340 seggi alla lista più votata purché abbia raggiunto almeno il 40% dei voti. Nel caso in cui non scatti il meccanismo del premio si compete anche in un secondo turno, ma con differenze sostanziali rispetto al ballottaggio dell’Italicum: le liste possono apparentarsi formalmente (possibilità esclusa al primo turno) purché la somma dei voti ottenuti dalle stesse alla prima tornata non sia inferiore al 30%, e quindi concorrere al ballottaggio per un premio di maggioranza ridotto di 321 seggi. In assenza di queste condizioni, il riparto dei seggi è proporzionale. Al Senato l’attribuzione è proporzionale per 233 seggi; ulteriori 76 seggi sono attribuiti in relazione al verificarsi di una complessa serie di ipotesi con cui i lettori più curiosi si potranno deliziare leggendo il testo. Previsti comunque uno sbarramento del 3% (nazionale alla Camera e regionale al Senato) e la doppia preferenza di genere.

Di più immediata comprensione la proposta di Gianni Cuperlo (Pd): un proporzionale con sbarramento al 4% (nazionale alla Camera e regionale al Senato) e un premio di governabilità per la forza politica più votata pari al 10% dei seggi in ciascun ramo del Parlamento (63 alla Camera, 32 al Senato), che tuttavia esclude il superamento del 55% dei seggi (rispettivamente 340 e 170), una soglia in grado di assicurare la governabilità. Le candidature vengono presentate dai partiti nei collegi uninominali in cui si suddividono le circoscrizioni e sono proclamati eletti i candidati con le migliori percentuali. L’elettore dispone di una sola scheda con la quale esprime il voto per il candidato nel suo collegio e, di conseguenza, per la forza politica di cui tale candidato fa parte.

La proposta di legge di Fratelli d’Italia (relatore La Russa) riprende alcuni tratti dell’Italicum, pur introducendo delle corpose modifiche: essa istituisce le coalizioni, la regolamentazione delle primarie per la scelta dei capilista (soggetti a voto di preferenza ma candidabili in più collegi senza limitazioni), e dei premi di maggioranza variabili. Nel dettaglio, alla Camera (sbarramento al 3%) si attribuiscono 330 seggi alla lista (o coalizione) più votata che abbia ottenuto almeno il 37% dei voti, oppure 26 seggi aggiuntivi se la percentuale di voti è compresa tra il 32% e il 37%. Al Senato il premio è regionale e consiste nel 52% dei seggi per la lista con il 37% dei voti ottenuti a livello non regionale ma nazionale. Se tale percentuale è compresa tra il 32% e il 37% il premio consiste in un numero di seggi tale da far raggiungere alla prima lista (o coalizione) la metà più uno dei seggi assegnati alla regione, ma in ogni caso inferiore al 10% degli stessi. I candidati sono eletti con il voto di preferenza (è mantenuta la doppia preferenza di genere).

La proposta Quaranta (Art. 1 – MDP) prevede un proporzionale con soglia di sbarramento del 3% (nazionale alla Camera, regionale al Senato) e con un eventuale premio di maggioranza (340 seggi alla Camera e 170 al Senato) alla lista o coalizione che sia la più votata e che abbia conseguito il 40% dei voti in entrambe le Camere. Il metodo di elezione dei candidati s’ispira al Provincellum: tutto il territorio nazionale è suddiviso in collegi uninominali e vengono eletti i candidati sulla base delle loro graduatorie circoscrizionali (vale a dire quelli con le migliori percentuali). Ci si può candidare al massimo in tre collegi e l’elettore dispone di una sola scheda per ciascuna Camera.

Concludiamo la rassegna delle proposte di legge basate sul proporzionale con premio con il testo presentato da Renato Brunetta di Forza Italia. Analogamente alla proposta Quaranta, il premio scatta per la lista o coalizione più votata a condizione che ottenga il 40% dei voti in entrambe le Camere. Ogni circoscrizione è suddivisa in collegi circoscrizionali plurinominali, a loro volta suddivisi in collegi uninominali pari al numero dei seggi spettanti al collegio circoscrizionale meno uno. I partiti presentano liste composte da un candidato circoscrizionale e da tanti candidati nei collegi uninominali quanti sono i collegi stessi. L’elettore dispone di un solo voto e sono eletti i candidati con le migliori percentuali. Le soglie di sbarramento sono analoghe tra Camera e Senato (rispettivamente nazionali e regionali): 20% per le coalizioni, 5% per le liste non in coalizione, 3% per le liste in coalizione con il recupero della prima lista sotto tale soglia (come nel Porcellum).

C3) Proposte di istituzione di sistemi maggioritari o misti

I testi presentati da Speranza, Parisi e Rigoni introducono sistemi elettorali non basati su un impianto proporzionale.

La proposta di Roberto Speranza del Pd (avanzata anche da Fornaro al Senato) e assurta agli onori delle cronache come Bersanellum è stata presentata prima del referendum del 4 dicembre e quindi disciplina soltanto la Camera. Il sistema è per tre quarti dei seggi (475) un semplice maggioritario a turno unico, il sistema in vigore nel Regno Unito. Gli ulteriori 143 seggi sono ripartiti come segue: 90 per la lista più votata a livello nazionale, che comunque non può superare i 350 seggi complessivi; 30 per la seconda lista più votata; e 23 seggi come diritto di tribuna, ripartiti proporzionalmente tra le liste che abbiano ottenuto almeno il 2% dei voti ma i cui candidati a esse collegati abbiano vinto meno di 18 collegi uninominali. L’elettore ha un solo voto che vale sia per il candidato nel collegio che per la lista di cui fa parte. I seggi delle tre quote suddette sono assegnati ai candidati non eletti nei collegi con le migliori percentuali.

Anche Massimo Parisi (Scelta Civica – Ala) propone un sistema misto. Il 50% dei seggi per ciascuna Camera è assegnato mediante il maggioritario all’inglese; il 35% attraverso un proporzionale con liste bloccate corte in collegi plurinominali, con sbarramento al 3% nazionale sia alla Camera che al Senato (sono previste le coalizioni); e il restante 15% come premio di governabilità per la lista o coalizione più votata. L’elettore dispone di un solo voto, valido sia per l’elezione dei candidati nei collegi che per i candidati nelle liste bloccate.

Concludiamo la rassegna delle proposte di riforma elettorale in discussione con il testo presentato da Rigoni (Pd): un semplice doppio turno di collegio, analogo a quello francese, dal quale si differenzia soltanto perché prevede l’accesso all’eventuale ballottaggio dei due candidati più votati al primo turno e non, come accade Oltralpe, di tutti i candidati che abbiano superato una soglia minima (che in Francia è del 12,5% calcolato sul totale degli elettori aventi diritto).

 

Marco Giannatiempo

Dottore di ricerca in Politiche Pubbliche. Sostenitore della democrazia dei partiti. Salernitano di nascita e di fede calcistica.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.