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Referendum CGIL sul lavoro: cosa ha deciso la Corte costituzionale

 

La Corte costituzionale si è finalmente espressa sui tre quesiti referendari presentati dalla CGIL. Ci sarà dunque un referendum in materia di lavoro? Cosa succederà ai famosi voucher e all’art. 18? Lo abbiamo chiesto a Francesco Magni, giovane avvocato civilista specializzato in diritto amministrativo e del lavoro, collaboratore di AlterEgo Legal Service.

Su cosa si è espressa la Corte costituzionale?

La CGIL aveva promosso la raccolta di firme su tre quesiti referendari in materia di: responsabilità solidale negli appalti, lavoro accessorio (voucher) e tutela reale in caso di licenziamento illegittimo (art. 18 dello Statuto dei Lavoratori). Le disposizioni in materia di referendum vanno rintracciate nell’art. 75 Cost. e nella legge n. 352/1970. Quest’ultima, nello specifico, prevede che i quesiti, corredati da almeno 500mila firme, siano sottoposti a un duplice vaglio: quello della Corte di Cassazione (che verifica il numero delle firme) e quello della Corte Costituzionale (che verifica la ammissibilità dei quesiti). Per questa ragione la Corte Costituzionale è intervenuta, dichiarando inammissibile il quesito sull’art. 18 e ammissibili gli altri due.

Perché il quesito sull’art. 18 è stato dichiarato inammissibile?

Il quesito aveva ad oggetto l’abrogazione di alcune parti dell’art. 18 ed era essenzialmente finalizzato a reintrodurre la tutela reale (cioè la reintegra nel posto di lavoro e non il risarcimento) in caso di licenziamento illegittimo. Le ragioni della decisione le conosceremo quando saranno rese pubbliche le motivazioni della sentenza. Probabilmente i Giudici hanno dato ragione all’Avvocatura dello Stato (secondo cui il quesito referendario sull’art.18, “proponendosi di abrogare parzialmente la normativa in materia di licenziamento illegittimo, di fatto la sostituisce con un’altra disciplina assolutamente diversa ed estranea al contesto normativo di riferimento; disciplina che il quesito ed il corpo elettorale non possono creare ex novo, né direttamente costruire”) e ritenuto che il quesito (particolarmente lungo) non si limitasse solo a chiedere la abrogazione di una norma ma, di fatto, a crearne una nuova (la qual cosa non è possibile, in quanto il potere legislativo è riservato esclusivamente al Parlamento e in modo limitato al Governo, nei casi dei decreti legislativi e dei decreti legge).

Che cosa prevedono invece gli altri due quesiti giudicati ammissibili?

Il secondo quesito riguarda la cosiddetta responsabilità solidale negli appalti, e in particolare l’articolo 29 del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 (emanato in attuazione della legge 30/2003, la cd. legge Biagi). Il fine è quello di abrogare le norme che riguardano i lavoratori occupati in appalti e subappalti coinvolti in processi di esternalizzazione, per assicurare loro tutela del posto nei casi di cambi d’appalto (e in buona sostanza anche per contrastare anche alcune pratiche di concorrenza sleale). Il terzo quesito, anch’esso giudicato ammissibile, riguarda i famosi voucher. In particolare si chiede di abrogare gli articoli 48, 49 e 50 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 (che fa parte del Jobs Act). Come noto i voucher sono ticket di pagamento introdotti per cercare di far emergere alcune prestazioni storicamente pagate in nero e poi utilizzati anche in settori tipicamente caratterizzati dal lavoro dipendente. Quindi, tra il 15 aprile e il 15 giugno (a meno che nel frattempo vi sia uno scioglimento anticipato della legislatura) si voterà per questi ultimi due quesiti.

Francesco Magni

Nato a Roma nel 1988, dopo la laurea in giurisprudenza ha esercitato per tre anni la professione di avvocato. Oggi è funzionario del Ministero dell'Interno. Mantiene vivi la passione e l'interesse per le questioni politiche ed elettorali che cerca sempre di analizzare, ove possibile, alla luce della sua formazione giuridica.

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