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Comunali 2016: il voto a Roma

L’analisi voto nella Capitale: la crescita M5S si accompagna ad una contrazione le aree politiche tradizionali (tutte), ma ci sono alcune differenze nei vari municipi in cui è divisa Roma


Da almeno 20 anni i cambiamenti socio-economici a Roma hanno comportato anche nuove geografie del voto, sfidando la vecchia idea di “cintura rossa” in periferia. Partiti e candidati di centrosinistra prevalgono alle elezioni solo in alcune zone centrali e nella maggior parte della prima periferia, quella storica e densamente popolata. Al contrario il centrodestra, e recentemente anche il M5S, ricevono il maggiore consenso elettorale negli insediamenti (vecchi e nuovi) a cavallo del GRA o esterni ad esso, oltre alle tradizionali roccaforti “nere” a Roma nord.

Colosseo, Roma

Queste tendenze, molto evidenti alle comunali 2013, appaiono confermate anche nel primo turno delle elezioni di domenica, che hanno registrato un’affluenza più alta rispetto ai due turni del 2013 (+4% e +12%) e in linea con le regionali del 2010, ma comunque più bassa delle precedenti comunali del 1997 (-17%), 2001 (-17/18%), 2006 (-8%) e 2008 (al 1° turno -16%, al 2° -6%). L’aumento della partecipazione appare quindi un fisiologico “rimbalzo” dell’enorme astensione di tre anni fa, anche grazie a una maggiore diversificazione dell’offerta politica, più che un’inversione di tendenza vera e propria, sebbene la Raggi sembri avere in parte riportato i giovani alle urne.

La conseguenza è un calo nei voti assoluti dei candidati di centrosinistra e centrodestra. Roberto Giachetti ottiene solo 320mila voti, che rappresentano il minimo storico del centrosinistra negli ultimi 16 anni, anche sommando i 58mila voti di Fassina, meno della metà rispetto al record di 922mila di Veltroni nel 2006, e inferiori persino ai 513mila di Marino al primo turno del 2013. Più complicata l’analisi per il centrodestra, quest’anno diviso tra la Meloni e Marchini, che tre anni fa era già candidato ma con una caratterizzazione civica e fuori dai partiti che oggi si è appannata. La somma tra i 266mila voti della Meloni e i 141mila di Marchini non costituisce il record negativo per il centrodestra (che rimane la performance di Alemanno nel 2013 con 364mila voti al 1° turno e 375mila al 2°), ma è comunque un valore molto basso, pari alla metà dei 799mila di Tajani nel ballottaggio (peraltro perdente) del 2001 e ai 784mila dello stesso Alemanno nel ballottaggio vincente del 2008. Al contrario, il M5S registra un buon incremento, rispetto ai 150mila voti di De Vito nel 2013, ma non enorme rispetto ai 317mila voti di Barillari alle regionali del 2013; per dare un termine di confronto, i 454mila elettori di oggi sono inferiori a qualsiasi risultato ottenuto dal centrosinistra dal 2000 al 2013 e dal centrodestra dal 2000 al 2010.

L’andamento delle coalizioni si riflette nei risultati delle singole liste che le compongono, nel confronto tra 2013 e 2016: se il M5S ha quasi triplicato il suo consenso (dal 12,8 al 35,3%) e Fratelli d’Italia (comprese le liste Meloni e Alemanno) ha guadagnato 5 punti percentuali (dal 10,9 al 15,7%), gli altri partiti sono tutti in perdita. In particolare Forza Italia perde 15 punti (dal 19,2 del PdL al 4,2%), il PD 9 punti (dal 26,3 al 17,2%), Lista Marchini e SI circa 2 punti e mezzo (rispettivamente dal 7,5 al 4,7% e dal 6,3 di SEL al 3,9%); anche la Lista Giachetti, se confrontata con la Lista Marino del 2013, ottiene una performance peggiore di oltre 3 punti (dal 7,4 al 4,2%).

Andando nel dettaglio dei 15 municipi in cui è suddivisa Roma, il M5S ha aumentato i propri consensi ovunque, dai 15 punti percentuali del I (Centro) e del II (Roma nord) ai circa 27 del VI (Torri) e del X (Ostia-Acilia); si noti come l’aumento minore si registra dove abitano i ceti più abbienti e quello maggiore dove sono più presenti il disagio socio-economico e i fenomeni di infiltrazione criminale, che hanno segnato profondamente la storia recente romana. Al contrario, sia il PD con la Lista Giachetti che l’insieme delle forze di centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lista Meloni) perdono consensi in tutti i municipi. Il centrosinistra scende di poco più di 5 punti percentuali sia nel II (che nonostante venga identificato con i Parioli in realtà comprende zone di ceto medio come San Lorenzo e il Quartiere Africano) che nel XV (Cassia-Flaminia), ma tra 14 e 16 punti in tutto il quadrante est, quello più popolare (municipi IV, V, VI e VII), e nel quadrante sud-ovest verso il Litorale (municipi X e XI). Il centrodestra scende invece di soli 5,5 punti percentuali nel V municipio (Prenestino-Casilino) e nell’XI (Portuense), ma di ben 20 punti nella sua tradizionale roccaforte del XV.



Federico Tomassi

Dopo il dottorato di ricerca europeo in studi socio-economici e statistici, e alcuni anni come ricercatore all'Agenzia per i servizi pubblici di Roma, ora per lavoro fa il funzionario economico presso l'Agenzia per la Coesione Territoriale, per passione si interessa di politica (con il "Laboratorio Roma" del Centro per la Riforma dello Stato) e per divertimento ha creato con altri colleghi il blog MappaRoma. Scrive ogni tanto di elezioni, welfare, servizi pubblici e beni comuni.

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