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E se Corrado Passera avesse un altro obiettivo?

“Basta con la sinistra!”. Sembra lo slogan di una delle tante campagne pubblicitarie berlusconiane, o di una manifestazione della Lega Nord. Invece è il claim che unisce una serie di cartoline e manifesti firmati da Corrado Passera, candidato sindaco a Milano con la propria lista civica.

Non proprio un berlusconiano doc o uno storico esponente della destra milanese, ma un moderato, ministro di un Governo tecnico che negli anni scorsi fu proposto da qualcuno come potenziale leader nazionale del centrosinistra.

 

Sono in molti, sui social network, a criticare questa sua campagna di affissioni, ideata dallo stratega israeliano Tal Silberstein, braccio destro del leggendario spin doctor di Bill Clinton, James Carville. E le critiche sono, tecnicamente, correttissime: un cambio così radicale e ingiustificato del proprio posizionamento rende il messaggio non coerente con la storia del candidato, e di conseguenza non credibile. Questa campagna rischia di diventare un boomerang per Passera, inadatto a utilizzare toni così violenti contro quella sinistra con la quale ha sempre dialogato rispettosamente.

Ma quali ragioni possono averlo spinto a cambiare così duramente i toni e il messaggio?

Forse questa campagna di Passera non ha l’obiettivo di persuadere gli indecisi, di strizzare l’occhio ai moderati di entrambi gli schieramenti che si sentono senza riferimenti e delusi dalla politica. L’ex ministro si muove in uno scenario caratterizzato da un centrodestra frammentato, senza un candidato e in estrema difficoltà nei sondaggi.

Dietro questo messaggio radicale c’è forse il tentativo di avvicinarsi al mondo del centrodestra, per far convergere su di sé una coalizione fino ad oggi frenata dalla Lega, che ha sempre avversato l’ex braccio destro di Mario Monti.

Mentre il centrodestra tergiversa, Corrado Passera ha iniziato una operazione di “occupazione” del loro posizionamento politico. Non sarà facile per un Del Debbio, un Sallusti o ancor più per un candidato meno conosciuto riuscire a riprendere uno spazio politico simile, dopo che Passera l’ha occupato per mesi, per diverse ragioni:

  • Stiamo parlando di una campagna elettorale ben finanziata, e di un candidato che per questo potrebbe godere di una visibilità importante;
  • Stiamo parlando di un candidato conosciuto, che non ha bisogno di investire risorse nel brand awareness, e può concentrarsi già ora sui messaggi più politici e di contenuto.

Dunque l’obiettivo politico di Passera potrebbe essere questo: sottrarre spazio e agibilità politica a un centrodestra che in questo momento è costretto, per l’assenza di un vero progetto, a “giocare di rimessa”. Mentre Passera è in campo da tempo, ha – ormai – un posizionamento politico simile, è ben conosciuto, e ha una macchina elettorale già funzionante.

Forse, se non dovessero apparire uomini della provvidenza in grado di risollevare (nei sondaggi) le sorti di una coalizione senza bussola, l’appoggio al leader di Italia Unica potrebbe essere una soluzione. Non necessariamente la migliore, ma sicuramente la più semplice e meno rischiosa.

Certo, i sondaggi fino ad oggi mostrano un Corrado Passera in affanno, senza grandi sbocchi, e questa nuova campagna di affissioni non sembra aver convinto (almeno sui social network) il popolo moderato milanese. Ma la partita è lunga, e il centrodestra non sembra ancora essere adeguatamente attrezzato.

Giovanni Diamanti

Classe 1989, consulente e stratega politico. Co-fondatore e amministratore di Quorum, ha lavorato ad alcune tra le più importanti campagne italiane, tra cui quelle di Debora Serracchiani, Dario Nardella, Nicola Zingaretti, Vincenzo De Luca, Pierfrancesco Majorino, Beppe Sala. In realtà è un ragazzo timido che ama guardarsi la punta delle scarpe. Uomo dalla testa veloce, ha idee (confuse) in ordine sparso - così come i capelli.

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