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Primarie USA: i sondaggi alle prese con l’Iowa

Giornalisti e reporter in fermento negli Stati Uniti con l’avvicinarsi del primo evento elettorale, programmato per febbraio 2016: si tratta del “Caucus dell’Iowa”. Ma ancora una volta le analisi sono parziali e spesso fuorvianti.

 

La forma dell’evento, che appunto prende il nome di caucus, è una sorta di democrazia partecipata alternativa allo schema classico delle primarie. Ogni candidato alla corsa per la Casa Bianca è rappresentato da un suo esponente che tiene un breve discorso ad inizio sessione per convincere i presenti della superiorità di quel candidato. Segue poi un momento di discussione più o meno lungo, nel quale ognuno dei presenti ha diritto ad esprimere la sua opinione. Il sistema di votazione procede generalmente per alzata di mano, ed il candidato che a fine sessione riceve più voti vince. I caucus sono un centinaio per quanto riguarda lo stato dell’Iowa, e il candidato che ottiene più vittorie nei vari distretti diventa infine il candidato scelto dallo stato.

L’Iowa è uno tra gli stati più piccoli ed è ben poco rappresentativo della popolazione nazionale (vi sono infatti per lo più campagne e fattorie), ma ha una grande importanza poiché ospita la prima tornata elettorale che apre le danze verso la competizione vera e propria. Si dice che l’Iowa non faccia vincere la nomination, ma possa sicuramente compromettere la corsa dei candidati. La sua importanza è data dal fatto che dà avvio ad un trend nazionale e permette ai candidati di capire la loro forza relativa. Per questo motivo l’Iowa determina la fuoriuscita dei candidati più deboli che capiscono l’inutilità di continuare a spendere migliaia di dollari per la loro campagna. Generalmente lo stato viene diviso in circa 800 distretti, nei quali i cittadini delle varie contee si recano per discutere e votare e dare spazio ai 6 grandi elettori – che avranno il compito di scegliere il Presidente degli Stati Uniti. Il livello di partecipazione è piuttosto scarso, come in quasi tutti gli eventi elettorali di questo tipo: storicamente è difficile che voti più del 20% degli elettori registrati.

 

Negli ultimi giorni il clima si è particolarmente surriscaldato grazie ai sondaggi condotti da alcune società demoscopiche americane. Diversi giornali hanno creato titoloni riguardo ad un presunto sorpasso da parte del senatore Texano Ted Cruz ai danni del neurochirurgo Ben Carson. Sicuramente qualcosa sta accadendo, ma analizzando i dati emergono alcuni elementi a complicare la situazione.

I due più recenti sondaggi, Quinnipac e CBS/YouGov, hanno analizzato la situazione tra il 15 ed il 22 Novembre. Sono stati amministrati nel solo stato dell’Iowa, per comprendere le intenzioni di voto relative al caucus, a distanza di quasi due mesi. A livello di preferenze, Donald Trump rimane il leader della competizione. Stranamente però il senatore Cruz sembrerebbe aver scavalcato Carson, posizionandosi in seconda posizione e raggiungendo un solido 23% nel sondaggio Quinnipac ed avvicinandosi pericolosamente a Trump. Siamo sicuri sia vero?

Un’ analisi più approfondita dei dati porta però a galla alcune imperfezioni che fanno “scricchiolare” l’analisi. Il primo dubbio emerge quando si osserva il campione su cui sono basati i sondaggi in questione. La raccolta dei dati ha infatti coinvolto i cosidetti Likely Voters, ovvero coloro che affermano che potrebbero andare a votare. Ricordiamo però che per partecipare ai Caucus è necessario essere elettori registrati, e anche se il procedimento non è particolarmente ristretto o complesso, solitamente il turnout in Iowa è di meno di un terzo rispetto a coloro che si definiscono likely voters. Detto questo, ecco la sorpresa: togliendo dall’equazione i sondaggi che includono i possibili elettori, e consideriamo solo quelli che misurano esclusivamente i registered voters, gli elettori registrati, il vantaggio di Cruz cala drasticamente, passando dal 12% (FIGURA 1, tutti gli elettori) al 6% (FIGURA 2, solo elettori registrati). Cruz (linea rosa) perde circa la metà dei consensi. Il dubbio iniziale rimane invariato: Cruz sta davvero guadagnando consensi? Considerando come plausibile il fatto che i likely voters non spostino l’asticella più di tanto, perché è meno probabile che vadano a votare, allora Cruz negli ultimi 10 mesi ha registrato una ‘crescita‘ soltanto dello 0,1%, una variazione che ricade ampiamente nel margine d’errore (NB: i grafici riportano la media di tutti i sondaggi disponibili).

 

Figura 1. Tutti gli elettori (Registered voters + likely voters)

 

Figura 2. Solo elettori registrati (Registered voters)

Un secondo elemento di “disturbo” riguarda la metodologia con la quale i sondaggi sono generalmente condotti.
La media tra sondaggi infatti include sondaggi realizzati con tutte le tipologie metodologiche. Quando però le testate giornalistiche riportano il singolo sondaggio, basano tutta la loro analisi su una sola metodologia, a meno che il sondaggio non sia condotto via ‘combinazioni’, ovvero utilizzando più mezzi per avvicinare il campione. Quest’ultima pratica non è stata utilizzata in nessuno dei più recenti sondaggi, e quindi in questa analisi va considerata esclusa.

Andando a dividere per categoria i numeri di Ted Cruz, notiamo che, escludendo i sondaggi che hanno utilizzato il web per il campionamento, il consenso è dell’11%, che lo classifica al quarto posto nella competizione con gli altri candidati come mostrato nell’immagine sottostante.

 

Quando invece andiamo a considerare i soli sondaggi basati sul web, i suoi numeri più che raddoppiano, indicando un evidente fenomeno di preferenza selettiva che porta il senatore in “seconda posizione” con quasi il 20% (sempre tenendo presente il margine d’errore) come mostrato in Figura 4. Una possibile spiegazione potrebbe essere che Cruz ha fatto presa su un pubblico tendenzialmente giovane, e che i giovani sono più propensi a prendere parte a sondaggi su piattaforme web rispetto alla popolazione generale. L’ipotesi sembrerebbe plausibile, ma come spesso accade, nell’arte demoscopica, è sempre difficile dare per certo un dato fenomeno senza il supporto della statistica e con pochi casi a disposizione.

 

Figura 4 (solo sondaggi per mezzo internet)

Nonostante sia evidente che qualche cosa stia accadendo in Iowa, la critica è rivolta ai mezzi di informazione di massa, che ancora una volta riportano notizie non necessariamente false, ma spesso fuorvianti per un pubblico poco accorto. Questo potrebbe rivelarsi un danno per la democrazia, ed è quindi importante evidenziare le inesattezze per avere sempre più (e)lettori coscienti.

Alessandro Da Rold

Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, studia Diplomazia ed Affari Esteri all'Università Economica di Praga con specializzazione negli Stati Uniti. Nonostante la passione per la politica ed i sondaggi, il primo amore rimane la birra (rigorosamente ceca).

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