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Regno Unito alle urne: lo scenario pre-elettorale

Il prossimo 7 maggio nel Regno Unito si terranno le elezioni politiche. Cercherà un secondo mandato il premier uscente David Cameron, alla guida di una coalizione fra i Conservatori e i Liberaldemocratici di Nick Clegg. A sfidarlo troverà il Partito Laburista di Ed Miliband, e un ruolo importante sarà giocato anche dal Partito Nazionalista Scozzese (SNP) di Nicola Sturgeon. Abbiamo rivolto qualche domanda al professor Chris Hanretty (University of East Anglia), ideatore insieme a Benjamin Lauderdale (London School of Economics) e Nick Vivyan (Durham University) di Election Forecast UK, un modello per predire il risultato in seggi delle elezioni 2015, tenendo conto dei sondaggi attuali e dello storico delle campagne elettorali dagli anni Settanta ad oggi. Di questo e di molto altro ci hanno parlato nell’intervista.

Cominciamo dai due principali leader in campo per questa tornata elettorale: David Cameron ed Ed Miliband. Che modelli di leadership propongono e come si approcciano agli ultimi giorni di campagna?

«In termini di leadership direi che né Cameron né Miliband hanno rimodellato il loro partito. Cameron ha tentato all’inizio del proprio mandato come leader dell’opposizione (2005) di cambiare l’immagine dei Conservatives, per farli apparire meno sgradevoli, e meno conservatori sui temi sociali. Non credo che abbia avuto completamente successo. Alcuni sviluppi significativi, come l’approvazione del Same Sex Marriage Act, non sarebbero stati possibili senza la coalizione con i Liberaldemocratici. Miliband non ha ingaggiato una battaglia contro il suo stesso partito sul modello di Renzi, che ha invece ripetutamente provocato importanti sostenitori come i sindacati. Miliband lo ha fatto ma cautamente, in modo da calmare le tensioni all’interno del Labour. Ma questo ha implicato il fatto di non essere percepito come un leader forte: non si direbbe mai che possa mostrare decisionismo. Sicuramente Cameron beneficia del proprio ruolo di Primo Ministro uscente. L’elettorato vede i primi ministri come, appunto, adatti al ruolo. È possibile che la campagna porterà a un miglioramento della popolarità di Miliband, appena comincerà a sfidare Cameron. Sfortunatamente per lui, però, l’unica chiara opportunità di farlo (il dibattito di giovedì 2 aprile) non è stato un completo successo, malgrado non sia stato neanche disastroso.»

Uno dei fattori importanti per queste elezioni, oltre alla leadership dei candidati primo ministro, saranno le loro capacità coalizionali. Che partiti – e con quale dote in seggi – potrebbero appoggiare Cameron o Miliband? Il sistema partitico britannico sta diventando appieno multipartitico?

«Cominciamo con ciò che non è possibile: l’SNP (40 seggi), il Plaid Cymru (2-3), I Verdi (1), e il Partito Social Democratico e Laburista nord irlandese (SDLP, 3 seggi) hanno tutti escluso una coalizione con i Conservatori, come qualsiasi altro supporto (confidence and supply, ovvero votare la fiducia e a favore delle leggi di bilancio). Il Labour non farà mai un accordo con lo UKIP (1), e ciò è improbabile anche per i Conservatori. Per esclusione, i partiti che potrebbero trovare un accordo con i Conservatori sono: i Liberaldemocratici (28 seggi) e il Partito Democratico Unionista (DUP – 8/9 seggi). A questo si aggiunga che nel caso del DUP (e forse anche per i LibDem), questo patto non includerebbe un ingresso nel governo, e quindi si concretizzerebbe come sostegno esterno. Dato che sia i LibDem che il DUP potrebbero plausibilmente stringere un accordo anche con il Labour, le opzioni di formazione di una coalizione per i Conservatori sono molto inferiori. Devono sperare di arrivare in testa in termini di seggi per reclamare il “diritto morale” di formare un governo.»

La risalita dei Conservatori nei sondaggi, grafico ElectionForecastUK
La risalita dei Conservatori nei sondaggi, grafico ElectionForecastUK

Questo ci porta a considerare il principale attore che potrebbe consentire al Labour – anche nel caso arrivasse secondo in termini di seggi – di cercare di formare un governo a Londra: l’SNP. Da cosa nasce la forza che il partito guidato da Nicola Sturgeon ha nei sondaggi, e cosa prevedere il vostro modello Election Forecast? Il partito laburista, da egemone che era in Scozia, ora si ferma stabilmente al secondo posto ad Edimburgo. Come mai? Si apre per l’SNP un futuro da partito di governo a livello nazionale o la cosa più probabile è un accordo con Ed Miliband su una selezione di temi?

«Ci sono due interpretazioni sulla crescita del SNP. C’è una interpretazione drammatica, secondo cui la vittoria della campagna del No all’indipendenza sia stata una vittoria di Pirro: malgrado quella vittoria, infatti, l’SNP ha 1) acquistato un vasto numero di sostenitori, e 2) ha attratto alcuni votanti per il No che sono stati delusi successivamente da come Cameron ha gestito la faccenda. Secondo tale interpretazione, senza il referendum non ci sarebbe il successo dello SNP. L’interpretazione meno drammatica fa notare come il voto per lo SNP alle varie elezioni per il parlamento di Holyrood (sede del Parlamento Scozzese) sia stata sempre di circa il 40-45%, e che questa elezione potrebbe essere un primo esempio in cui gli elettori votano per Westminster nello stesso modo in cui votano per Holyrood. Se si sposa l’interpretazione meno drammatica, credo si debba notare come i laburisti scozzesi più talentuosi si siano spostati a Londra per ricoprire posizioni ministeriali, piuttosto che tentare di essere influenti a Holyrood. Non credo che l’SNP otterrà mai posizioni ministeriali all’interno di un governo guidato dal Partito Laburista. Il dissapore fra i due partiti è troppo forte. Negoziazioni caso per caso sono molto più probabili.»

In caso di hung parliament, per la prima volta si parla anche di un ruolo anche per i partiti del Nord Irlanda. Quali di essi e con quanti seggi potrebbero entrare in coalizione con il Labour o con i Tories? È uno scenario realistico quello di un Primo Ministro con una maggioranza formata anche da alcuni di questi partiti?

«Realisticamente, dobbiamo solo preoccuparci di due partiti: il DUP e il SDLP. Il secondo, principalmente sostenuto da elettori cattolici, siede già con il partito Laburista in Parlamento, e quindi è impossibile immaginarli virare verso i Conservatori. Il DUP, principalmente votato da elettori protestanti, potrebbe andare in qualsiasi direzione. Sono socialmente conservatori, ma non sono liberisti. I loro voti potrebbero essere “comprati” relativamente facilmente con un aumento delle spese per la difesa o con più spesa per il Nord Irlanda. Se la Campania fosse stata oggetto di aspre battaglie religiose e avesse avuto soldati armati per le strade, il DUP si potrebbe paragonare perfettamente all’UDEUR. Si pone la domanda se sia possibile mai immaginare il DUP sostenere un governo supportato anche dal SDLP. Non so cosa potrebbe accadere in tale situazione. Lo Sinn Fèin (partito repubblicano irlandese) non è rilevante, eccetto in un senso matematico. Loro non occupano i loro 5 seggi, il che significa che ogni governo necessita di 323 (650 – 5 seggi, diviso 2) invece dei 326 (350/2) per formare una maggioranza. Credo che sia possibile ipotizzare un governo con una maggioranza che dipende dal supporto del DUP o del SDLP. I partiti del Regno Unito non competono veramente in Nord Irlanda – e quindi è terra incognita. I partiti nordirlandesi non creano problemi per la prossima competizione partitica e non vincolano per il futuro.»

Anche un altro partito potrebbe avere qualcosa da dire sulle alleanze post voto: i LibDem di Nick Clegg. Da partner di governo di David Cameron, i Liberaldemocratici stanno cercando di distanziarsi dal loro alleato nelle ultime settimane. Crede che sia una mossa convincente per l’elettorato? Dove si collocano al momento nel continuum destra-sinistra? Ora il vostro modello li dà molto ridimensionati in seggi: possibile che qualcosa cambi al momento del voto?

«È vero che il manifesto dei LibDem è più di sinistra rispetto a quello dei Conservatori. In alcuni punti, questo li ha portati ad essere accusati di ipocrisia: “la vostra campagna elettorale vuole ribaltare una politica che è stata approvata quando voi eravate al governo”. Ma queste accuse non sono nuove. A partire dal 2010, i LibDem hanno pagato un prezzo considerevole per l’abbandono delle loro passate politiche di abolizione delle tasse universitarie, che era una componente chiave della loro campagna per le elezioni di cinque anni fa. Il nostro modello mostra per loro una perdita di metà dei seggi che occupano al momento. Ciò mi sembra una stima ragionevole: in questo senso, credo nelle previsioni del modello. Ora, coloro che non credono in queste previsioni confidano piuttosto nel fatto che i Liberaldemocratici otterrebbero meno seggi, forse diciotto o venti. Molto del nostro modello dipende dai sondaggi per collegi: e i sondaggi mostrano che i LibDem ottengono un risultato migliore quando gli intervistati devono rispondere riguardo al loro particolare collegio. Molti di questi sondaggi sono stati commissionati da Lord Ashcroft. Quindi questo è un vulnus nel nostro modello: se i sondaggi per collegio fossero sistematicamente sbagliati, avremmo in realtà i LibDem molto più bassi. Non è chiaro che cosa faranno i LibDem con i loro venticinque seggi circa. I Liberaldemocratici che rimangono saranno paradossalmente deputati di sinistra, che affrontano sfide elettorali da parte dei Conservatori: saranno quindi l’alternativa di sinistra nei loro collegi. Perciò credo che il partito potrebbe avere bisogno di prendersi un po’ di vacanza dalle responsabilità di governo. Ma ciò è molto incerto.»

Le variazioni in seggi, grafico FiveThirtyEight
Le variazioni in seggi, grafico FiveThirtyEight

Concludiamo la nostra chiacchierata ritornando al modello Election Forecast UK. Avete cominciato una collaborazione con il re dei modelli di previsione dei risultati elettorali negli Stati Uniti: Nate Silver. Come si è sviluppata la vostra partnership? E qual è la cosa più interessante e stimolante di creare e gestire un modello di previsione elettorale?

«I ricercatori di FiveThirtyEight si sono riservati il diritto di suggerire dei cambiamenti al modello, ma visto che il codice base è abbastanza complicato alla fine sono stati soddisfatti delle nostre previsioni. Abbiamo inoltre cominciato una collaborazione con BBC Newsnight. La cosa più stimolante rispetto alla gestione del modello è stato il diventare ansioso tutte le sere prima di vedere le nostre previsioni sulla TV nazionale. Malgrado ciò, fino ad ora non abbiamo avute troppe reazioni online dagli scettici, malgrado l’account Twitter del modello ne stia attirando qualcuna. Credo che il fattore chiave sia sviluppare un modello molto in anticipo, e poi restargli fedele. “Dio, dammi la serenità di accettare quello che non posso cambiare!”.»

 

Andrea Piazza

Laureato in Politica, Amministrazione e Organizzazione all'Università di Bologna, lavora al servizio Affari Istituzionali dell'Unione della Romagna Faentina. Si interessa di sistemi partitici e riordino territoriale. Ha una grave dipendenza da cappelletti al ragù.

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