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Elezioni in Israele: partiti e sondaggi

Martedì 17 marzo gli israeliani votano per il rinnovo della Knesset, il Parlamento del Paese. È un’elezione anticipata: l’ultimo voto è stato effettuato nel 2013, anno in cui Benjamin Netanyahu si è confermato alla carica di primo ministro.

GLI ANNI DI NETANYAHU

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manifestazione di protesta ultra-ortodossa contro il servizio militare obbligatorio per gli Haredi (Flash90)

Il leader del Likud, partito nazionalista e di centro-destra, è tornato al potere nel 2009, dopo essere stato in carica dal 1996 al 1999. Netanyahu è stato al centro della campagna elettorale, attirando l’attenzione mediatica internazionale con il discorso al Congresso americano a poche settimane dal voto, su invito dei Repubblicani USA.

Concluso il conflitto tra Israele e Hamas nel 2014, Netanyahu ha spostato l’attenzione verso l’Iran. In disaccordo con i tentativi di dialogo tra occidente e il Paese sciita, il primo ministro israeliano ha dichiarato che “piuttosto di un accordo che minaccia Israele, è meglio nessun accordo”.

La leadership del Paese è però contesa dall’Unione Sionista: una nuova formazione di centro-sinistra composta dal Partito Laburista di Isaac Herzog e dal movimento HaTnuah di Tzipi Livni. Herzog è il vero sfidante di Netanyahu, e i sondaggi – come vedremo – sono incerti sull’esito finale.

A livello economico, Israele non ha sofferto le fasi di depressione che si sono registrate in Europa. Il PIL del Paese cresce, mentre il tasso di disoccupazione (vedi grafico) è a livelli piuttosto bassi.

Tuttavia, Israele porta con sé un problema cronico: la scarsa integrazione di alcune fasce sociali. Da tempo, sia gli arabi israeliani, sia soprattutto gli ebrei ultra-ortodossi (haredi) registrano bassi tassi di occupazione. Ciò ha aumentato le differenze tra le fasce benestanti e quelle in difficoltà: Israele è arrivato a essere il Paese con più poveri tra i paesi OSCE (21%). Diversi osservatori sono preoccupati per il trend registrato, con una insostenibilità di lungo termine a garantire servizi e welfare a così tanti uomini e donne che un lavoro non lo cercano neanche: di qui il basso tasso di disoccupazione.

IL SISTEMA ELETTORALE

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Lieberman e Netanyahu

Le elezioni in Israele avvengono con un sistema proporzionale: sono in palio 120 seggi alla Knesset e si vota per la lista, anziché per i candidati. La soglia di sbarramento, un tempo al 2%, è stata alzata nell’ultima legislatura al 3,25%. Questo ha portato in parte il sistema politico israeliano, frammentato in decine di partiti, a coalizzarsi in cartelli elettorali per entrare in Parlamento.

Ciò nonostante, i governi di coalizione sono una costante per Israele, dove il nuovo primo ministro deve necessariamente ricevere la fiducia della maggioranza del Parlamento (61 voti). Ciò ha conseguenze molto rilevanti: il partito più votato alle elezioni può non far parte del governo. Ciò che è fondamentale è costruire un’alleanza capace di raggiungere più di 60 seggi alla Knesset. È ciò che è successo nel 2009, quando Kadima di Tzipi Livni non aveva i numeri per formare una maggioranza parlamentare: fu proprio in quell’occasione che salì al potere Netanyahu, che si alleò con Avigdor Lieberman.

I PARTITI

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Herzog e Livni

Il blocco di centro-destra guidato da Netanyahu è composto dal Likud e da altre liste nazionaliste. Yisrael Beiteinu è il partito di Lieberman, Jewish Home è il movimento religioso sionista di Bennett.

Al centro, Yesh Atid è il partito dell’ex ministro delle finanze Yair Lapid: fu la seconda lista per numero di voti nel 2013. Kulanu è una nuova formazione centrista guidata da Moshe Kahlon, che ha fatto campagna elettorale sulla trasparenza dell’amministrazione pubblica.

A sinistra troviamo l’Unione Sionista di Herzog e Livni, oltre ai social-democratici di Meretz.

Per completare il quadro, troviamo da un lato il cartello elettorale arabo, dall’altro una serie di liste di destra, di ispirazione sionista o di ultra-ortodossi fortemente contrarie alla Two-state solution (Shas, United Torah Judaism, Yachad). Il peso crescente del fattore religioso è in grado di condizionare il futuro della politica israeliana, così come le possibili combinazioni per una maggioranza.

Nel grafico di seguito, l’attuale Knesset (uscente) è ridisegnata secondo gli attuali accordi elettorali. Likud e Yisrael Beiteinu si presentano separati a queste elezioni.

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SONDAGGI

Tutti gli istituti e i media israeliani hanno registrato risultati concordi nelle ultime due settimane: l’Unione Sionista è data in vantaggio rispetto a Netanyahu, con un sorpasso sul Likud proprio nei giorni decisivi della campagna elettorale. Ciò però potrebbe non bastare: nel grafico di seguito, la proiezione delle varie liste in base agli ultimi studi di opinione.

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Rispetto al 2013, aumenterebbe il peso delle liste a destra di Likud: ciò dà di fatto maggiori chances a Netanyahu per la formazione di una maggioranza e di un nuovo governo. Se Herzog risulterà effettivamente il leader della lista più votata, avrà il difficile compito di trovare 61 voti tra social-democratici, centristi, ex alleati di Netanyahu e rappresentanti della popolazione araba.

Quali sono dunque gli scenari più probabili? Se l’Unione Sionista registrerà un successo oltre le aspettative, avrà le credenziali per la maggioranza o per chiedere un governo di coalizione. In caso contrario, il dominio di Netanyahu sulla politica israeliana potrebbe continuare.

Marco Toselli

Nato a Rimini, vive a Roma e lavora per l'agenzia askanews.

Ama scrivere e illustrare graficamente gli argomenti.
È quello in bici in mezzo alla strada, se ti dà fastidio gli dispiace.

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