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Brasile, battaglia Rousseff – Neves per il ballottaggio

È una campagna elettorale di colpi di scena quella in corso in Brasile. Diversi fatti hanno attirato l’attenzione dei media internazionali sulle elezioni della settima economia del mondo, per uno scenario che non pare ancora chiaro in vista del ballottaggio del 26 ottobre.
Il primo dramma è avvenuto lo scorso 13 agosto, quando il candidato ufficiale del Partido Socialista Brasileiro, Eduardo Campos, è morto nella caduta del suo aereo. Campos è stato fino allo scorso aprile governatore dello stato della città di Recife, e si presentava come l’alternativa alle due forze principali della politica brasiliana: i moderati del Partido da Social Democracia Brasileira di Aécio Neves da una parte; il Partido dos Trabalhadores e la presidente Dilma Rousseff dall’altra. Campos scompare e a prendere il suo testimone è Marina Silva, volto nuovo della politica brasiliana e in predicato di diventare l’astro nascente della cosa pubblica del Paese.
Così è sembrato. Dopo il boom legato alla morte di Campos e alla nuova candidatura, Silva è sembrata poter persino spodestare Dilma Rousseff al primo posto nelle preferenze dei brasiliani. Un trend che è andato in calando nel corso delle settimane, anche a causa di un’intensa attività del PT di Rousseff contro la “inesperienza” della giovane senatrice proveniente dall’entroterra del Brasile. Una campagna che ha funzionato.

Il 5 ottobre si sono aperti invece i seggi veri, che hanno decretato un successo parziale per Rousseff e un buon secondo posto per Aécio Neves. Fuori dunque Silva, che è stata evidentemente sovrastimata dagli istituti di opinione e non ha avuto il supporto di un partito forte e radicato. Di diversi punti sopra le aspettative il risultato di Neves, che non sembrava poter preoccupare Rousseff e si candida invece a seconda forza, con vista sul ballottaggio.

Un primo dato da sottolineare: solo alle prime elezioni democratiche del 1989 il maggiore candidato aveva preso meno di Rousseff al primo turno. Ancora più importante: un presidente in carica ha sempre fatto meglio di quanto ottenuto da Rousseff in questa occasione. La presidente dunque rischia, soprattutto perché, come i media internazionali sottolineano, la maggioranza dei brasiliani è di fatto per il cambiamento, dopo un lungo regno del Partido dos Trabalhadores che dura dal 2002.
L’ex presidente Lula sostiene che il ballottaggio sia sempre una buona notizia per il partito di Rousseff: in effetti in due occasioni l’ex leader dei Lavoratori ha battuto i moderati al ballottaggio. Questa volta però le previsioni sono meno facili e quanto pare si tratta di un caso di leaning per Rouseff.

I dati del grafico indicano le preferenze in caso di ballottaggio Rousseff-Neves, espresse prima e dopo le elezioni del primo turno. Si nota anzitutto un fuori-media di un sondaggio CNT nei giorni successivi al primo turno: al tempo stesso è evidente non solo una crescita faticosa e costante prima del 5 ottobre ma anche un serio avvicinamento delle percentuali dei due sfidanti del 26 ottobre. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, entrambi vengono dati in testa da diversi istituti, con Rouseff avvantaggiata negli ultimissimi giorni. Da sottolineare di nuovo il fatto che Neves è stato sottostimato al primo turno.
Silva è fuori, in gran parte per opera della campagna di Rousseff. E qui c’è il ritorno in gioco della leader dei socialisti, che effettua l’endorsement per Neves in favore del cambiamento. Una presa di posizione che potrebbe condizionare il ballottaggio, anche se gli esperti di politica brasiliana danno più peso alle singole personalità politiche, che alle posizioni di partito.
Un Brasile in bilico dunque, ma quali saranno i fattori e le tematiche che decideranno le elezioni? Da tempo si parla di emergenza sicurezza nel Paese, ma le maggiori preoccupazioni riguardano la corruzione e la situazione economica. Due fattori che si sono intrecciati nelle proteste del 2013 e di quest’anno, che hanno ottenuto grande risalto mediatico per gli eventi FIFA.
Come sta andando dunque l’economia in Brasile? Bene e male.

Il Paese pare essere in recessione, con due trimestri sotto lo zero percentuale di PIL. Il governo ha sottolineato come quest’anno siano aumentati i giorni di vacanza ma le spiegazioni restano vaghe e la crescita economica incostante.
Al tempo stesso, diversi analisti giurano che non sarà il PIL a decidere delle sorti di Rousseff: ciò soprattutto grazie alla continua crescita di posti di lavoro, e al calo della disoccupazione.

Milioni di persone sono entrate nel mercato del lavoro negli ultimi anni: è possibile che una parte di questi ingressi nell’economia regolare provenga dall’uscita dal mercato nero. Comunque una buona notizia per il Paese sudamericano.
L’economia non risolve tutti i nodi e resta complicato prevedere il vincitore finale. Mai come in questa occasione la democrazia brasiliana ha visto il suo risultato così in bilico.
Come può Neves diventare presidente? Cruciale è non sperare soltanto nei voti da Marina Silva. La senatrice ha infatti vinto in due soli stati e Neves deve migliorare i suoi risultati in tutta la costa: Rio de Janeiro, Bahia e Rio Grande do Norte hanno visto trionfare Rousseff al primo turno. Viceversa, alla presidente in carica è sufficiente convincere una parte dei sostenitori di Marina Silva per restare al governo del Brasile.

Nell’ultima grafica, i sondaggi degli ultimi giorni tenendo conto delle sole intenzioni di voto già espresse, escludendo gli indecisi.

aggiornato il 23/10 alle 20.11

Marco Toselli

Nato a Rimini, vive a Roma e lavora per l'agenzia askanews.

Ama scrivere e illustrare graficamente gli argomenti.
È quello in bici in mezzo alla strada, se ti dà fastidio gli dispiace.

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