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Donne e politica: quanto rosa c’è nei consigli regionali

Come molti hanno sottolineato, la XVII Legislatura detiene il record storico per la presenza di donne fra gli scranni della Camera e del Senato (30,6% degli eletti totali). Ma qual è la situazione a livello regionale? È interessante analizzare i dati odierni e cercare di rintracciare possibili spiegazioni.

In primo luogo, su scala nazionale la percentuale complessiva di consiglieri regionali donne è pari al 13,9%. Tuttavia, come illustra la mappa interattiva di Youtrend, sono presenti forti differenze tra le varie regioni. Al primo posto troviamo la Campania (25,0%), seguita da Trentino Alto Adige, Emilia-Romagna e Toscana tutte al 20,0%. All’ultimo posto si trova la Basilicata, che non vanta nemmeno una donna eletta. Dalla cartina emerge grossomodo una divisione Nord-Sud, con le notevoli eccezioni di Veneto e Campania. Come spiegare questi dati?

Bisogna ricordare che tutte le regioni italiane eleggono il proprio consiglio regionale tramite un sistema proporzionale con premio di maggioranza (Legge Tatarella), che può poi prevedere alcune modifiche secondarie (liste bloccate o preferenze, soglie di sbarramento differenti, presenza o meno del cd “listino del presidente”). Il sistema elettorale quindi non può spiegare le differenze regionali; fa eccezione però la Campania, che ha introdotto nel 2009 la doppia preferenza di genere: gli elettori hanno la possibilità di indicare due preferenze, votando però obbligatoriamente un uomo e una donna. L’introduzione di questa clausola ha permesso alla Campania di aumentare di 20 punti percentuali la presenza femminile nel proprio consiglio regionale.

Percentuale donne elette per coalizione

Se si analizza invece la percentuale di donne elette relativamente agli schieramenti politici, emergono tendenze più chiare. Utilizzeremo per comodità le coalizioni presentatesi a livello nazionale per le elezioni politiche di febbraio 2013. Al primo posto svetta il Movimento 5 Stelle, che riesce ad eleggere un notevole 41,5% di donne, grazie soprattutto alle ottime performance in Sicilia e Lazio. Bisogna però sottolineare come globalmente appartengano al M5S solo 41 dei 1070 consiglieri regionali eletti e  che quindi la percentuale di donne potrebbe ridursi all’aumentare della rappresentanza dei pentastellati nei consigli. Seguono a distanza la coalizione di Centrosinistra e la Sinistra, poco al di sopra del 16%. Si collocano invece sotto la media nazionale sia la coalizione di Centrodestra che il Centro. Questi dati si riflettono anche nell’aggregazione delle regioni secondo il noto schema politico: “Regioni Rosse” (18,54% di donne), “Nord Ovest” (16,7%), “Nord Est” (14,5%), “Centro Sud” (15,4%) e “Sud e Isole” (8,7%).

Percentuale donne elette per secolarizzazione

Infine, una correlazione che sembra emergere è quello con il tasso di secolarizzazione. Infatti, utilizzando il tasso di secolarizzazione elaborato da R. Cartocci (Geografia dell’Italia Cattolica, 2011) e aggregando le regioni in tre classi, possiamo notare come le regioni più secolarizzate tendano a presentare un numero maggiore di donne nei propri consigli regionali. L’indice di secolarizzazione elaborato da Cartocci tiene conto di diversi fattori (tra cui: partecipazione alla messa e all’ora di religione nelle scuole, percentuale di matrimoni civili e di figli nati fuori dal matrimonio, destinazione dell’8×1000) e varia dal valore di 177 dell’Emilia Romagna al 32 della Basilicata.

Per concludere, in Italia la presenza di donne nei parlamentini regionali rimane ancora molto bassa, a maggior ragione se si considera che solo due donne sono a capo di una giunta regionale: Catiuscia Marini (Umbria) e Debora Serracchiani (Friuli Venezia-Giulia), entrambe del PD. Le differenze regionali sembrano rispecchiare le caratteristiche sociali e politiche di ciascuna regione: tuttavia, la doppia preferenza di genere ha permesso alla Campania di ottenere un buon risultato su questo fronte e non stupisce che il legislatore nazionale abbia introdotto tale norma anche per i consigli comunali (sin da novembre 2012).

Andrea Piazza

Laureato in Politica, Amministrazione e Organizzazione all'Università di Bologna, lavora al servizio Affari Istituzionali dell'Unione della Romagna Faentina. Si interessa di sistemi partitici e riordino territoriale. Ha una grave dipendenza da cappelletti al ragù.

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