Come cambia il voto nella metropoli romana?

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Gianni Balduzzi

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In attesa del ballottaggio che si aprirà tra 48 ore, e che stabilirà il nome del nuovo Sindaco di Roma, possiamo provare ad esaminare il trend di lungo periodo nel comportamento degli elettori, prendendo in esame anche i risultati del primo turno.

Ci viene in aiuto il fatto che le ultime quattro elezioni dal 2001 si sono svolte o contemporaneamente (2001 e 2008) o poche settimane dopo (2006, 2013) le elezioni politiche nazionali.

Il voto nella metropoli romana

Vediamo i risultati dei candidati di centrodestra e centrosinistra; tra parentesi vi sono i dati di candidati alternativi, di destra e di sinistra, che pur essendo affini allo stesso elettorato si presentavano separati:

roma elezioni

Roma non appartiene esattamente alla tipologia di metropoli nello stile di New York, Londra, Parigi, Berlino (e in Italia, nel suo piccolo, Milano) ovvero centro sempre più cosmopolita di servizi avanzati, informatici e finanziari, calamita per artisti e designers.

Non ha neanche un vero e proprio hinterland o cintura di comuni popolosi (siano essi molto ricchi oppure molto poveri) in cui, come accade nelle suddette città (tranne Berlino) vi sia uno scambio tra famiglie, che spesso cercano di abitare nei sobborghi, e giovani, studenti, professionisti, immigrati che stanno in centro.

Quindi, nonostante non sia una città candidata a vedere, come nei casi delle altre metropoli, una netta prevalenza della sinistra e delle forze progressiste, una crescita di tali forze politiche nei confronti di quelle conservatrici senza dubbio si è verificata anche nella Capitale d’Italia.

Guardiamo alle elezioni del 2001 e del 2008, entrambe favorevoli al centrodestra a livello nazionale, e in cui a Roma si è votato lo stesso giorno delle elezioni politiche.

Nel 2008, nonostante il gap nazionale a favore del centrodestra fosse maggiore rispetto al 2001, alle elezioni comunali di Roma dello stesso anno le forze di Centrodestra (Alemanno e altri candidati di destra) ottennero oltre il 6% in meno rispetto ai candidati di sinistra e centrosinistra, mentre nel 2001 la differenza era stata di poco più del 2%. In entrambi i casi, poi, il sindaco uscente di centrosinistra non poteva candidarsi, a differenza che nel 2006 (quando Veltroni ottenne un plebiscito), in una situazione nazionale che aveva visto un pareggio alle politiche poche settimane prima.

Anche quest’anno si veniva da un pareggio tra centrodestra e centrosinistra alle elezioni politiche di febbraio a livello nazionale, e anche questa volta vi era un sindaco uscente (ma di centrodestra), ma a differenza del 2006 il sindaco uscente, nel nostro caso Alemanno, ottiene un risultato deludente, il 12% in meno di Marino, differenza che sale oltre il 13% se si considerano le aree.

Anche considerando il trend romano rispetto al risultato politico nazionale, il centrodestra peggiora la differenza con il centrosinistra dal 10% di febbraio al 12% di maggio. Nel 2006 invece la differenza era dell’8% per il centrosinistra alle politiche e migliorò al 24% per il sindaco uscente Veltroni.

In coincidenza con questi cambiamenti vi è il crollo dell’affluenza: tra il 2001 e il 2008, nonostante si votasse contemporaneamente alle Politiche, c’è stato un calo di quasi il 6%, e visto il peggioramento del centrodestra che abbiamo già visto possiamo immaginare che una astensione di destra sia un fattore che ha contribuito a questo trend.

Tra il 2006 e il 2013, in condizioni analoghe di Comunali di poco successive alle Politiche, il calo dell’affluenza è di ben il 13%. Anche qui il dato coincide con un crollo del centrodestra, i cui elettori presumibilmente sono stati a casa più degli altri.

Considerando che erano presenti candidati non lontani dalla sinistra come Marchini e De Vito (M5S), questa interpretazione assume ancora più valore così come appare ancora maggiore la proporzione del calo dell’area di destra.

In numeri assoluti il calo di entrambi gli schieramenti appare massiccio, anche rispetto al 2006, maggiore del calo registrato nel 2008 rispetto al 2001.

Il comune di Roma è molto ampio, quasi 10 volte quello di Milano e infatti all’interno possiamo individuare realtà varie e differenze che altrove troveremmo tra la città vera e propria e i comuni della cintura, di cui invece Roma quasi non dispone.

Così possiamo scegliere due municipi, uno più urbano e tipicamente di ceto medio borghese come il municipio XII (ex XVI prima della riorganizzazione dei municipi), in cui il centrosinistra ha avuto quest’anno le percentuali più alte, e il municipio XV (ex XX) di tipo residenziale, che si estende su Roma Nord, in zone piuttosto ricche e tipicamente di destra in cui il centrodestra ha avuto questa volta (come le altre) il massimo dei voti.

Municipio XII (ex municipio XVI)

roma elezioni XII

Municipio XV (ex municipio XX)

roma elezioni XV

Vediamo prima di tutto che nel municipio “di sinistra” il calo dell’affluenza dal 2001 al 2008 è di circa 17,5 punti, mentre in quello di destra è di ben 23,5. E si tratta già di un dato molto significativo.

L’affluenza del municipio XII è nel 2013 più alta della media cittadina mentre nel 2006 e 2008 era al di sotto, e quella del XV è inferiore del 4% (lo era solo dell’1% nel 2008).

Ci si aspetterebbe un calo percentuale maggiore nelle zone in cui era più forte, invece osserviamo come il centrodestra nel suo complesso cala maggiormente (16% contro 10%) nel municipio XII che nel XV.

Nel municipio XII l’area di sinistra riesce addirittura a migliorarsi dell’1% rispetto al 2008 nonostante la maggiore concorrenza mentre a livello cittadino subisce un calo del 2,5%.

Si conferma quindi come le aree di borghesia cittadina più interne svoltino a sinistra più che nella media nazionale, mentre resistono meglio a questo trend quelle zone più esterne e residenziali (meno “di sinistra”).

È evidente che anche il centrodestra romano, di ispirazione più nazional-popolare ed ex missina e più lontano dal berlusconismo classico, non è rimasto immune, come già il centrodestra milanese, dal trend continentale che penalizza le forze conservatrici nelle più grandi aree urbane.

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