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UE-Russia, 123 miliardi di motivi per non farsi la guerra

È notizia di pochi giorni fa che, dopo un’ultima grave flessione nel 2009, i numeri del commercio tra Unione Europea e Federazione Russa sono giunti a livelli record.

Nel 2012 ci sono stati 123 miliardi di Euro di export e 213 miliardi di import, generando così uno squilibrio nella bilancia commerciale tra UE e Russia di circa 90 miliardi. Nel 2009, annus horribilis nei rapporti commerciali tra Europa e Federazione Russa, le esportazioni non superavano i 65 miliardi e le importazioni 118 miliardi. Di riflesso, anche gli investimenti esteri diretti negli anni successivi hanno subìto un duro colpo: dal 2010 al 2011, gli IDE dei Paesi UE in Russia sono crollati da 27 fino a circa 8 miliardi; quelli russi in UE, da 7 a 1,8 miliardi, risalendo però nel 2012 a 7,4. Il grafico che segue ci mostra proprio questa dinamica:

flussi Ide UE-Russia

Non è difficile pensare quali possano essere i motivi di un vero e proprio “disgelo” – il termine non è casuale. Infatti, andando a scorporare meglio i numeri forniti da Eurostat in occasione del summit UE-Russia avvenuto a Yekaterinburg il 3 e il 4 giugno, si evince chiaramente il peso del settore energetico nei rapporti bilaterali tra le due potenze economiche.

I maggiori esportatori tra i 27 Paesi aderenti all’UE  verso la Federazione Russa sono Germania, Italia e Francia. Infatti, i tedeschi sono al primo posto sia nel settore export che in quello import, rispettivamente con 38 e 40 miliardi. L’Italia, dal canto suo, esporta per 10 miliardi e ne importa più di 18. Ecco il grafico che visualizza le esportazioni dei 27 Paesi UE. La dimensione si riferisce al volume netto dell’export, mentre la colorazione riporta il saldo nella bilancia dei pagamenti (verde positivo, rosso negativo).

exports ue27con bilance

Bisogna innanzitutto specificare che il dato negativo rispecchiato dai Paesi Bassi risente del cosiddetto “Effetto Rotterdam”, ovvero il fatto che il porto olandese è l’ingresso principale per le merci destinate a tutti i 27 Paesi dell’Unione.

Per quanto riguarda i settori produttivi più gettonati, la manifattura tocca addirittura l’85% di tutte le esportazioni UE in Russia. La parte del leone viene svolta, per quanto riguarda i beni primari, dal settore alimentare. Nel settore secondario, d’altro canto, la siderurgia, l’elettronica e l’impiantistica fanno da padrone per quanto riguarda le esportazioni europee in Russia. Inoltre, dato da non sottovalutare, è aumentato in maniera notevole l’export nel settore dei servizi, passando dai 23 miliardi a circa 28, con una crescita del 21%. In particolare il settore del turismo e dei viaggi ha registrato un incremento molto importante, passando dai 5,5 miliardi del 2010 ai 10 del 2012.

Passando alle importazioni, si può facilmente intuire che il settore energetico porta con sè circa il 76% del totale import UE-Russia. Difatti, su 213 miliardi, circa 162 sono importazioni di energia dalla Federazione Russa alla UE. Un dato strategico che ci fa riflettere, e delinea una chiara dipendenza energetica dell’Unione Europea dai giganti russi di proprietà statale, come ad esempio GazProm. Il colosso russo, da solo, fornisce il 25% del gas naturale di tutta l’Unione Europea.

imports ue27

Un ottimo motivo, pratico e concreto, per il quale all’Unione Europea non conviene in alcun modo dare inizio ad una guerra commerciale con la nazione guidata da Vladimir Putin, almeno fino a quando non troverà il modo di creare una rete energetica parallela che ci dia maggiore indipendenza nelle scelte politiche commerciali, guardando all’Africa, al Medio Oriente oppure alle energie rinnovabili.

 

(Fonte dati: Eurostat)

Dario Romano

Classe 1986, laurea magistrale in International Economics and Business conseguita all'UNIVPM. Dopo un mandato da consigliere, attualmente è Presidente del Consiglio Comunale di Senigallia (Ancona). Prima e durante ha lavorato a Bruxelles presso le istituzioni europee. Nel 2016-2017 è stato selezionato tra i migliori amministratori under 35 d'Italia.

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