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Il voto grillino al microscopio

Lo tsunami del Movimento 5 stelle, alle elezioni 2013, si è abbattutto sull’Italia in modo anomalo quantitativamente e qualitativamente. Non vi è stata una sostituzione netta di una fazione politica come era successo al centrodestra che in qualche modo aveva rimpiazzato il ‘pentapartito’ nel 1994, e anche geograficamente non vi sono segnali così chiari.

Prima di tutto, come non deve stupire in questi casi, non vi sono differenze enormi da zona a zona. La varianza è minore di quella riscontrata in passato in partiti con il 25%, se escludiamo per ovvie ragioni le province di Aosta e Bolzano ed esaminiamo le migliori 3 e peggiori 3 province per il M5S nel 2013, per il PD nel 2013 e per il PCI nel 1963. In tutti questi casi il risultato era stato pochi decimi oltre il 25%.

Ebbene, vediamo nel seguente prospetto come si differenzia questa varianza:

La differenza è evidentissima con il PCI del 1963, ma così sarebbe per ogni partito esaminato oggi e uno di analoga percentuale di decenni fa, poichè è tramontato un modello di radicamento così forte sul territorio. Tuttavia una percepibile differenza vi è anche con il PD di oggi.

Non appare infatti una distribuzione che ricopra la classica dicotomia italiana tra zone rosse e zone bianche (poi blu), e lo vediamo con la cartina della distribuzione del voto al M5S tratta dalla mappa elettorale di Youtrend  :


Come si vede le aree di maggiore successo sono Sicilia, Marche, Liguria, Abruzzo, Sardegna, mettendo le prime 5 regioni in ordine di consenso.

Abbiamo una roccaforte del centrodestra, la Sicilia, una del centrosinistra, le Marche, anche se la più rosè delle regioni rosse, e poi 3 regioni che sono sempre state abbastanza borderline passando di mano più volte tra centrodestra e centrosinistra, con Liguria più leaning a sinistra e Abruzzo più leaning a destra.

Guardiamo un po’ più in profondità con le province, ecco le 20 province più grilline, sempre dalla mappa elettorale di Youtrend :

Le prime 5 più grilline sono tutte siciliane, come la settima, e qui rimandiamo al capitolo sull’influenza delle elezioni amministrative in fondo. Abbiamo poi Imperia, ex feudo di Scajola, travolto da scandali e quasi simbolo vivente della vecchia politica clientelare, e non stupisce quindi questo risultato. E Pesaro, Fermo, Ascoli Piceno? La geografia del voto grillino è abbastanza enigmatica, proviamo a dividere il Paese in tante Italie in base al voto al M5S:

Dunque possiamo osservare:

– in rosso lo zoccolo impermeabile PD ovvero le province vinte dal centrosinistra sia nel 2008 che nel 2013 e in cui Grillo ha avuto risultati sotto la media.

Per la gran parte si tratta del core della zona rossa da Siena a Reggio Emilia, la più fedele al PD, in cui il partito riesce a essere presente in modo capilare e non solo nel voto d’opinione, in cui la crisi economica ha colpito meno che altrove, assieme ad aree marginali con ridotta penetrazione del web come il potentino e la Sardegna orientale.

– in blu lo zoccolo impermeabile del centrodestra, ovvero le province vinte dal centrodestra sia nel 2008 che nel 2013  e in cui Grillo ha avuto risultati sotto la media.

Vi è il blocco della provincia lombardo veneta, più lombarda che veneta, grazie all’effetto ricompattamento delle elezioni regionali lombarde, e da Vercelli alla pedemontana veneta la crisi si è fatta sentire un po’ meno che nel resto del Paese. Però c’è anche il Sud, Napoli, il salento, il casertano, il reggino, qui i grillini sono stati forse frenati più che altrove dalla capacità del PDL di intercettare il sentiment popolare in termini di protezione degli abusivi, abolizione IMU, carisma di Berlusconi che su Napoli ha investito moltissimo. Cosa non avvenuta in sicilia come vedremo.

– in ciclamino il sogno infranto di Bersani: sono le poche aree in cui il centrosinistra batte nel 2013 il centrodestra nonostante fosse perdente nel 2008 e Grillo rimane sotto la media.

L’area più rappresentativa è Milano, area ricca,  in cui da anni una borghesia e classe media istruita e dalla connotazione spesso cosmopolita si è andata spostando verso sinistra, come avviene in quasi tutte le aree urbane europee, culminando nell’elezione di Pisapia e di fatto invece che puntare su Grillo in maggioranza questo settore è rimasto con il centrosinistra, facendosi anche trainare dalla candidatura Ambrosoli.

Il punto è che questo è avvenuto solo a Milano e quasi da nessuna altra parte, se non in ristretti centri urbani, al contrario di quanto sperassero a sinistra, già nelle periferie, o al di fuori dalla Lombardia, questo fenomeno non si è visto per nulla.

– in arancione le province in cui il M5S è sopra la media nazionale e ha prevalso il centrosinistra. Abbiamo province con aree urbane molto importanti come Roma, Torino, Genova, Trieste, il centrosinistra è riuscito a non farsi superare, forse proprio per la presenza di queste grandi città, ma il travaso di voti è stato importante verso il M5S e soprattutto da sinistra. Qui c’è la val di Susa, e le aree “periferiche” della zona rossa, dove il potere di radicamento del PD è più debole, più soggetto al voto di opinione, quindi più fragile e mobile, e attaccabile da Grillo.

– in verde le province in cui, simmetricamente al caso precedente, il M5S è sopra la media nazionale e ha prevalso il centrodestra: vi sono qui zone diverse, aree leghiste come alcune province venete (tra cui Treviso) che hanno visto il travaso di voti maggiore da Lega a M5S, non a caso è stata più la Lega a perdere voti che il PDL, e poi il basso Piemonte, che, da Alessandria a Cuneo, è in una posizione di transizione tra la resistenza lombarda del centrodestra e il crollo del ponente ligure a favore di Grillo.

Abbiamo poi le aree del barese e tarantino e del Nord Sicilia: in Puglia più che una perdita di voti del centrodestra, comunque sotto le attese, vi è stato probabilmente un travaso di voti da sinistra verso Grillo, smentendo un effetto Vendola, il quale non è riuscito a trascinare verso sinistra o anche solo trattenere i ceti popolari. In Sicilia Grillo ha preso sia a destra che a sinistra ma più a destra, e le elezioni siciliane di ottobre come vedremo non sono indifferenti

– in rosa le aree in cui ha vinto direttamente il M5S ed erano precedentemente appannaggio del centrosinistra.
spesso si tratta di vittorie sul filo di lana e sono aree simili a quelle arancioni, ma ancora più grilline, e sono sulla costa adriatica, da Pesaro a Pescara. Come vedremo anche in seguito si tratta di comuni costieri, ma cosa succede nelle Marche e in Abruzzo perchè anche a livello regionale M5S sia la prima coalizione? Percorriamo una ipotesi che prende spunto dal seguente prospetto, una elaborazione del sito Scenari Politici da dati ISTAT del 2009:

Si tratta della componente industria sul PIL per regione, probabilmente molti si stupiscono di vedere Marche e Abruzzo a livello così alto, è principalmente piccola industria e terzisti sul modello del Nord-Est, se incrociamo questo con il fatto che con la crisi a resistere meglio è stata l’industria in Lombardia ed Emilia, e invece, i dati sul consumo di energia sono eloquenti, si vede un crollo difatti per Centro e Nord-Est, allora possiamo farci una idea del perchè proprio qui più che altrove l’elettorato di sinistra sia andato verso il M5S.

– in verde chiaro vi sono le aree in cui ha vinto direttamente il M5S ed erano precedentemente appannaggio del centrodestra.

Vi sono aree molto diverse. Prima di tutto va osservato, e vale anche per le aree rosa, che in alcuni casi M5S vince perchè è una area molto combattuta con centrodestra e centrosinistra che non sono mai stati a livelli elevati. In ogni caso in questa categoria abbiamo il ponente ligure dove il declino negli scandali di Scajola gioca il proprio ruolo, la provincia di Venezia che segue le dinamiche venete già dette e in cui il M5S si incunea in un centrodestra e centrosinistra sempre molto vicini numericamente. Per Teramo e Pescara valgono le considerazioni sulla crisi industriale già enunciate, e tuttavia per il Sud della Sicilia e della Sardegna non si può non pensare a un profondissimo disagio economico, alle aree dove la povertà in Italia è ai massimi, l’Alcoa è proprio qui, e in Sicilia sono le aree rurali quelle dove Grillo ha sfondato, complice certamente il buon risultato delle elezioni regionali e il modello di collaborazione con Crocetta al governo siciliano.

Città o provincia?

Vediamo dove il M5S ha i consensi maggiori. Nell’articolo sulla geografia elettorale del Nord Italia già si era visto come il movimento di Grillo raccolga la maggior parte dei voti nelle cinture urbane, i comuni a maggiore crescita demografica, meta di immigrazioni interne dai centri più grossi ma anche da altre regioni soprattutto meridionali, con popolazione più giovane, quelli in cui in cui quindi la tradizionale colorazione politica è saltata, e ciò è evidente osservando la distribuzione del voto nella cintura milanese:

Questo modello si replica in tutto il Nord Italia con casi particolari già citati come il trionfo nella val di Susa dei No TAV e nel ponente ligure di Scajola.

Una distribuzione del voto che non sembra cambiare anche nel Centro Italia, vediamo la provincia di Roma:

I primi due comuni sono Pomezia e Fiumicino, il che sembra confermare il discorso sulle aree sub-urbane valido a Milano, anche se qui i valori sono decisamente più alti.

Le Marche sono state tra le regioni che più ha premiato il M5S, guardiamo in particolare come il voto si è distribuito:

Ebbene vediamo che i consensi maggiori sono anche qui nelle fasce suburbane intorno a Pesaro e Ancona e però soprattutto lungo la costa, l’attrattiva è minore nei couni interni e verso la collina e la montagna e maggiore verso il mare, dove sono concentrate industrie ed attività commerciali, con popolazione presumibilmente più giovane.

Il M5S ha avuto ottimi risultati anche in molte aree del Sud, dove tuttavia cambia il pattern geografico, che non è più così chiaro come al Nord. In effetti sembra essere una conferma delle considerazioni fatte, poichè al Sud quel modello di cintura sub-urbana intorno a dei capoluoghi con caratteristiche sociologiche molto distinte dalla provincia quasi non esiste.

E infatti vediamo che al Sud i capoluoghi di provincia votano M5S come o anzi più della media provinciale (di un 2-3%), è così per Napoli, Bari, Salerno. A Reggio Calabria addirittura i grllini hanno il 28,5% in città contro il 22,4 in provincia, e lo vediamo bene anche dalla seguente cartina:

In effetti al Sud la popolazione più giovane, o lavorativamente attiva (intendendo anche i disoccupati nella categoria) è ancora concentrata di più nei grandi centri urbani e non esiste un concetto analogo all’hinterland residenziale.

Tuttavia non come detto questo non è un modello assoluto, e si notano picchi del voto al M5S anche in zone rurali e lontano dai maggiori centri urbani, per esempio nel Sannio beneventano, oppure in Puglia nelle Murge e nel Est tarantino, come vediamo dalla distribuzione pugliese:

Vediamo che sono sopra la media i capoluoghi provinciali come Bari, Brindisi, Foggia, e aree più rurali, in realtà qui conta molto come i partiti più tradizionali sono radicati con notabili propri, e lo sono un po’ a macchia di leopardo e il voto al M5S si può anche interpretare come una foto in negativo di questo radicamento.

Questo si vede molto in Sicilia:

Come altre regioni del Sud, per esempio la Puglia, non vi sono molti comuni piccoli in Sicilia, come al Nord, ma la popolazione è raggruppata in meno località medie, e qui vediamo come raggiunga i massimi ad Alcamo, Mazara del Vallo, Monreale, Vittoria, Mussomeli, Ragusa, mentre rimane sotto la media a Palermo e Catania. Qui appunto c’è un legame come affermato più sotto con il voto amministrativo di ottobre, con le zone di successo del M5S simili ad allora, e una resistenza dei vecchi partiti nelle aree in cui andavano meglio, Messina, Catania e Palermo per il centrodestra, Enna per il centrosinistra.

L’importanza del voto amministrativo presente o passato

Non è un caso che le regione con la percentuale maggiore di voto grillino, la Sicilia, e quella con la percentuale minore, la Lombardia, fossero state o fossero interessate entrambe da elezioni regionali, il cui interesse era andato oltre i confini regionali. Nel caso della Sicilia aveva destato clamore nazionale il buon risultato del M5S a fine ottobre e la successiva collaborazione col governatore Crocetta. Nel caso lombardo si era data molta importanza perchè oltre a essere la maggiore regione italiana appariva possibile la conquista da parte del centrosinistra e Ambrosoli e Maroni erano appaiati nei sondaggi.

Nel caso siciliano quello che era accaduto, ovvero buon risultato grillino e soprattutto prove di presa di responsabilità verso il governo regionale hanno senz’altro incrementato i suoi voti, nel caso lombardo invece il clima di polarizzazione, il gran parlare di voto disgiunto per Ambrosoli (ma c’è stato poi anche per Maroni) hanno indotto probabilmente molti grillini potenziali a rimanere nelle rispettive coalizioni.

Oltre quindi alle altre considerazioni, vi è da dire che anche queste circostanze indichino come il voto grillino sia stato poco di appartenenza, molto di opinione e con una fedeltà per ora ovviamente debolissima, tanto da essere facilmente modificabile da variabili come un voto amministrativo.

Gianni Balduzzi

Classe 1979, pavese, consulente e laureato in economia, cattolico-liberale, appassionato di politica ed elezioni, affascinato dalla geografia, dai viaggi per il mondo, da sempre alla ricerca di mappe elettorali e analisi statistiche, ha curato la grande mappa elettorale dell'italia di YouTrend, e scrive di elezioni, statistiche elettorali, economia.

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