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Il (falso?) mito del grande comunicatore

Il (falso?) mito del grande comunicatore

La capacità comunicativa di Silvio Berlusconi è indubbia. Giovedì sera, a Servizio Pubblico, l’ha esibita di fronte a nove milioni di italiani: mai nessuno aveva tenuto testa in questo modo all’accoppiata formata da Michele Santoro e Marco Travaglio.

Ma ripercorrendo le più importanti apparizioni di Berlusconi nei confronti in tv, i cosiddetti “faccia a faccia”, risulta evidente come le prestazioni dell’ex premier non siano state omogenee. Nel salotto di Bruno Vespa, nei monologhi senza avversari come quello dell’altra sera, Berlusconi non ha rivali. Nei confronti serrati, contro i suoi sfidanti, invece, più volte l’ex premier è stato messo in difficoltà.

La storia dei confronti televisivi in Italia comincia nel 1993, in concomitanza con l’approvazione della legge elettorale che prevede l’elezione diretta dei Sindaci: allora i candidati alla carica di primo cittadino in tutta la penisola si confrontarono in televisione. Diversi scontri rimangono memorabili, su tutti i confronti napoletani tra Antonio Bassolino e Alessandra Mussolini e quelli tra i candidati alla carica di Sindaco di Roma, Francesco Rutelli e Gianfranco Fini. Tuttavia, i grandi confronti televisivi in questo Paese coincidono con i (pochi) confronti televisivi concessi da Silvio Berlusconi ai suoi avversari.

Il primo dibattito importante a cui Berlusconi partecipò fu quello, nel 1994, contro Achille Occhetto. Il primo faccia a faccia tra candidati premier nella storia d’Italia. Di quel dibattito è rimasto soprattutto il ricordo dell’abito di Occhetto, un vecchio completo marrone, che lo fece sembrare “un vecchio dirigente di partito” paragonato al leader di Forza Italia, più giovanile e moderno, che esibiva la spilletta del partito appuntata e il suo sorriso splendente. Il 41,1% degli intervistati, in un sondaggio SWG dell’epoca, scelse Berlusconi come vincitore, mentre solo il 23,7% gli preferì Occhetto. Una vittoria cruciale nel contesto della grande campagna elettorale di Forza Italia nel 1994, conclusasi con l’inaspettata vittoria della coalizione guidata dal Cavaliere.

Due anni dopo, nel 1996, il rivale di Berlusconi fu Romano Prodi. Il Professore, considerato (in parte a torto) un pessimo comunicatore, accettò la sfida contro il capo di Forza Italia sia in Rai che su Mediaset e, contro ogni pronostico, vinse entrambi i dibattiti. Il confronto in Rai, moderato da Lucia Annunziata, vide la presenza, dietro i candidati premier, delle loro “squadre”: fu decisivo l’ottimo intervento di Giovanna Melandri, che innervosì Pierferdinando Casini sul programma del Polo sul sociale e la sanità, ma anche nel duello uno contro uno il candidato del centrosinistra si mostrò più rassicurante e sicuro.

Nel 2001, nettamente in vantaggio nei sondaggi, il Cavaliere non diede al suo avversario, Francesco Rutelli, la possibilità di confrontarsi con lui: dal canto suo, l’ex Sindaco di Roma rispose facendolo inseguire per tutta la campagna da un uomo vestito da coniglio, nel tentativo (vano) di stanarlo.

Bisogna poi aspettare ben dieci anni dopo il 1996, sempre contro lo stesso sfidante. In quei dieci anni di tempo Berlusconi accettò solo due confronti “minori”, uno con Arturo Parisi, alla vigilia delle Regionali del 2000, e uno all’indomani delle Regionali del 2005 a Ballarò, contro Massimo D’Alema e Rutelli. In entrambi i casi, l’esito per il Cavaliere non fu positivo.

Come in ogni elezione in cui partiva in svantaggio, nel 2006 la strategia di Berlusconi fu quella di occupare all’inverosimile gli spazi televisivi, accettando confronti con tutti i leader del centrosinistra. Prima di affrontare nuovamente il Professore nei confronti “ufficiali”, il Cavaliere si allenò con quattro faccia a faccia: un duello “in punta di fioretto” con il leader di Rifondazione Fausto Bertinotti, funzionale alla sua strategia di contrapposizione ai comunisti; uno scontro condotto da Enrico Mentana con Francesco Rutelli, vinto ai punti, secondo un sondaggio di Coesis Research, dall’allora leader della Margherita (per il 38% il vincitore fu Rutelli, solo il 33% preferì Berlusconi); un confronto dai toni soft a Ballarò con Emma Bonino e infine un dibattito, duro e dall’esito amaro per il leader di Forza Italia, contro il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto. Un faccia a faccia così negativo che, al termine della trasmissione, il Cavaliere si sentì di dichiarare che Diliberto aveva fatto bene e lui aveva avuto “poco tempo per prepararsi”.

I due nuovi confronti con Prodi sono invece abbastanza noti. Apparentemente, si potrebbero sintetizzare con un calcistico “1 a 1”, ma si trattrebbe di un riassunto superficiale, dato che la vittoria di Berlusconi pesò maggiormente. Il primo faccia a faccia fu vinto, ancora una volta a sorpresa, dal Professore, come diversi sondaggi testimoniarono: un’indagine SWG assegnò la vittoria a Romano Prodi con il 42,6% contro il 35,6%, vittoria confermata anche da un sondaggio dell’istituto Piepoli, dal quale emergeva un 38% degli intervistati convinto da Prodi contro il 35% sedotto dal leader di Forza Italia. Il secondo confronto fu tutta un’altra storia: un dibattito combattuto e teso fino alla fine, con il colpo di genio finale di Berlusconi, che all’ultimo secondo disponibile, senza possibilità di replica per Prodi, annunciò l’abolizione dell’Ici da parte di un suo eventuale governo. Game, set, match. Non ci è dato sapere i risultati delle ricerche condotte su quel confronto, poiché il faccia a faccia fu effettuato il lunedì prima del voto, quindi in pieno “silenzio elettorale”, periodo nel quale i sondaggi non possono essere pubblicati, ma le ultime indagini pubbliche davano un vantaggio medio dell’Unione sulla Casa delle Libertà di 4 punti percentuali, l’elezione terminò con un pareggio: difficile pensare che quello scontro non abbia giocato un ruolo decisivo.

Le grandi rimonte elettorali di Berlusconi sono state rese possibili anche grazie alla sua abilità comunicativa. Tuttavia, in questi diciannove anni, più volte il leader del Pdl è stato messo in difficoltà dai propri avversari, in particolar modo nei confronti più ingessati, con i ritmi più lenti, con gli sfidanti più pacati e riflessivi. Può essere questa la chiave per Mario Monti e Pierluigi Bersani, in un eventuale confronto a tre, per scongiurare una nuova rimonta.

Giovanni Diamanti

Classe 1989, consulente e stratega politico. Co-fondatore e amministratore di Quorum, ha lavorato ad alcune tra le più importanti campagne italiane, tra cui quelle di Debora Serracchiani, Pippo Civati, Vincenzo De Luca, Pierfrancesco Majorino, Beppe Sala. In realtà è un ragazzo timido che ama guardarsi la punta delle scarpe. Uomo dalla testa veloce, ha idee (confuse) in ordine sparso - così come i capelli.

2 commenti

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  • Direi che nel (falso?) c’è da considerare non tanto la sua abilità comunicativa nella serata, ma tutta la strategia che precede “l’evento” e il risultato che cerca di ottenere a puntate. Da considerare che lo scenario del 2013 è simile a quello del 2006, con una forte differenza nei sondaggi dovuta al malgoverno e all’opinione che si era andata costruendo sui media. Il 2006 l’hai già raccontato e l’abbiamo visto, ma nessuno negli avversari ha mai saputo contrapporre una strategia che interrompesse l’andamento del cavaliere.
    Per farlo c’è da considerare il campo o meglio gli italiani che assorbono i media come in nessun altro paese al mondo o forse dovremmo dire come certi paesi di stampo dittatoriale. A me sembra che in Italia ci sia veramente una scarsità di analisi logica nella media dei cittadini. La frase ripetuta che “gli italiani dimenticano in fretta” è senz’altro fondata su aspetti del “campo” che nel PD non prendono in considerazione, sbagliando. Il mantra usato da B in questa campagna che: 1) non ha potuto governare come voleva con il problema di Fini 2) non ha responsabilità sulla crisi visto che era una congiuntura mondiale 3) i risultati li ha portati mostrando il grafico ogni volta,…. la dice lunga su quanto conosca lui gli italiani o potremmo dire il suo elettorato e quanto nel PD ci si ostini a credere possibile che l’elettorato andrà incontro alle idee dl PD. No caro Pierluigi, Sei tu che devi andare incontro agli elettori.

    Credo che la comunicazione verbale di Berlusconi sia molto scarsa, ma invece vince alla grande con la comunicazione non verbale. Sorrisini, battute, irriverenze, Fazzoletti che spolverano sedie sono parte di una italianità che piace agli italaini, che ricorda il cabaret, la leggerezza, i cinepanettoni che fanno parte della ns culutra perpetrata dal modello commerciale del biscione.

    Ecco perché a queste ricette già viste, sentite, ai cliché comunicativi del cav. servono idee nuove, nuove credenziali e facce nuove. Almeno Bersani si faccia affiancare dallo spirito renziano. Sarebbe un segnale di intelligenza di vera nuova politica. Allora nel confronto resterà inchiodato alle sue parole che rimarranno vuote senza possibilità di schiodarsi.

    Lo spettacolo dell’altra sera aveva dei tratti completamente sbagliati, lontani anche da Santoro. Era troppo spettacolo e poco giornalismo, dibattito, Luci e riflettori erano posizionati in modo molto rilevante su B e meno gli altri attori che venivano già presentati come secondari. Il contraddittorio con due giornaliste, seppur brave, ma messe all’angolo anche da Santoro stesso, sembrava volutamente a favore del Cav.

  • Articolo interessantissimo!

    Attendiamo con curiosità il confronto a tre…e vedremo come si muoverà il PD nelle prossime settimane, soprattutto, forte com’è del notevole vantaggio accumulato!

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