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YouTrend intervista Nigel Farage (UKIP)

farageNigel Farage è il leader di UKIP – Partito per l’Indipendenza del Regno Unito. UKIP non ha attualmente seggi alla Camera dei Comuni ma, grazie a una forte retorica euroscettica, è risultato il secondo partito nelle elezioni europee inglesi del 2009 con oltre il 15% dei voti. Farage, che siede a Strasburgo dal 1999, si fa spesso notare per interventi durante le sessioni dell’Europarlamento  che criticano aspramente i leader e le istituzioni europee.

(intervista realizzata in collaborazione con gliEuros.eu)

Mr Farage, Lei pensa che i leader europei avrebbero potuto evitare la crisi oppure almeno limitarne i danni?

No. L’Euro è stato un errore fin dall’inizio, dal primo giorno. Molti di noi fin dall’inizio prevedevano che si sarebbe rivelato un enorme, catastrofico e stupido errore. Anche se ci fosse stato un maggiore rigore fiscale da parte dei paesi membri non avrebbe fatto alcuna differenza. Il problema di fondo è lo sbilanciamento  economico tra i paesi del nord dell’Eurozona e quelli del sud. Questo gap di competitività  – che è anche culturale – persisterà ed è ciò che è fatale per l’Euro.

Sembra che le sue previsioni più nere riguardo una possible crisi dell’Euro si stiano avverando…

Ciò che sta avvenendo rischia di essere addirittura peggio di quello che pensavo.

E cosa pensa che accadrà ora?

Finora le mie previsioni economiche si sono avverate. Ora si apre una fase caratterizzata dalla rabbia generale, dalla paura e dalla disperazione. Non è ancora il caso dell’Italia. Ma per la Grecia, tra poco per il Portogallo, e forse per la Spagna, sì. E le persone disperate tendono a prendere decisioni disperate. È dunque difficile per me dire cosa potrebbe accadere, ma sono sinceramente preoccupato.

Quali crede che saranno gli effetti della crisi dell’Euro sull’economia del Regno Unito nel breve termine?

Ci saranno conseguenze. Il Regno Unito ha rapporti commerciali – il 40% del nostro totale volume di scambi – con la UE. È ovvio che la crisi dell’Euro avrà effetti anche su di noi.

Non varrebbe dunque la pena facilitare una soluzione alla crisi?

Sostenendo l’Euro, peggioreremmo le cose. Staremmo sprecando soldi. Soprattutto, garantiremmo che la tempesta, dopo essere passata temporaneamente, tornerà più grande e più pericolosa di prima.

E cosa accadrebbe invece dopo un eventuale collasso dell’Euro?

Un tracollo dell’Eurozona ci porterebbe a porci della domande serie riguardo la natura stessa della UE. Le persone si accorgeranno di quanto si siano comportati male i leader europei e di quanto abbiano dimostrato disprezzo per la democrazia. E si chiederanno: è questa l’Europa che vogliamo? Siamo sicuri di volere un’Europa dove persone non-elette possono decidere chi saranno i nostri primi ministri? Sospetto dunque che la fine dell’Euro porterà a un dibattito più generale riguardo la UE stessa. Proprio per questo motivo i nostri leader tentano cosi disperatamente di tenere intatta l’Eurozona.

Quindi che modello di Unione Europea suggerisce?

La maggior parte delle persone non vuole un’unione politica. Dal punto di vista terminologico, la UE è diventata proprio un’unione politica. È questo che vogliono le persone? Non credo. Se proponessimo un’alternativa basata sul commercio, la cooperazione, un diritto del lavoro comune, scambi studenteschi ecc, penso che direbbero “fantastico!”. Abbiamo già un modello: il Consiglio d’Europa, il quale esiste dagli anni ’40! Ci sono tanti modi alternativi per fare le cose cooperando. Non serve una polizia europea: esiste già l’Interpol. Possiamo cooperare su qualsiasi questione, che sia il terrorismo, il traffico di persone o altro. Possiamo fare di più in questo senso. Non ci servono la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e la Corte di Giustizia Europea.

Si può risolvere il deficit democratico, ossia la mancanza di rappresentatività democratica all’interno della UE?

No. La UE, in questi ultimi sei mesi ha dimostrato non di essere poco democratica ma di essere anti-democratica.

E la democrazia all’interno dei paesi membri?

Non c’è più! Se io fossi un giovane greco e se non fossi contento di ciò che i funzionari della UE e del FMI stanno facendo al mio paese – quando nessuno li ha eletti e non esiste un mezzo elettorale per cambiare le cose – la sola opzione che avrei sarebbe di scendere in piazza!

Ma andare alle urne ora in Italia o in Grecia avrebbe scatenato una reazione durissima dei mercati…

Sempre con questa storia dei mercati! Io ho passato venti anni lavorando nel settore finanziario. Queste sono solo paure. Guardate l’Islanda. L’Islanda è andata in fallimento, ma ora sta tornando a crescere. L’economia greca invece non sta crescendo. L’economia portoghese non sta crescendo. Non sono preoccupato. È ovvio che in un primo momento ci sarà una reazione e che diverse banche subiranno perdite e potrebbero essere nazionalizzate. Ma è risolvibile.

Si ha l’impressione che questa crisi stia indebolendo l’Unione Europea a scapito di un maggiore enfasi sui rapporti tra i vari governi. Il potere sembra tornare nelle mani degli Stati.

In un certo senso ha ragione. Questa crisi ha dato molto potere ai tedeschi. Questo per almeno due motivi: innanzitutto perché Barroso e Van Rompuy si stanno dimostrando privi di qualità di leadership e incompetenti. In secondo luogo, perché non sono stati eletti democraticamente, non hanno legittimità e non sono rispettati. Angela Merkel, e fino a un certo punto Nicolas Sarkozy, stanno riempendo questo vuoto. Di conseguenza, gli Stati più grandi ora hanno una maggiore voce in capitolo. Vogliamo vivere in un’Europa dominata dalla Germania? Non credo. Penso che nemmeno i tedeschi lo vogliano. Ironico, vero? Uno dei princìpi fondatori dell’Europa era proprio di evitare la dominazione tedesca, e ora invece la UE ci sta conducendo proprio a questo. È molto ironico! Io conosco molti tedeschi, e so che non è questo che vogliono.

Parliamo del Parlamento Europeo. Quali sono i rapporti del suo partito con la Lega Nord?

Innanzitutto, va precisato  che noi vediamo i gruppi parlamentari più come delle strutture di cooperazione piuttosto che delle famiglie politiche. Il PPE, i Socialisti, i Liberali, i Verdi invece sono famiglie politiche formati da partiti simili. Non è il caso del nostro gruppo – Europa della Libertà e della Democrazia (ELD). Noi siamo il partito per l’Indipendenza del Regno Unito. È una cosa molto diversa dalle altre. Noi lavoriamo insieme alla Lega Nord, niente di più.

So che tra UKIP e Lega Nord per un periodo i rapport sono stati tesi…

È vero. Non è sempre stato un rapporto semplice. Abbiamo avuto qualche problema con un paio dei loro membri. Nulla che non si sappia già. Tutto sommato però, crediamo fortemente che lavorando insieme in questo gruppo parlamentare siamo in grado di guardare esporre meglio i nostri punti di vista e di raggiungere un numero maggiore di cittadini in tutta Europa.

In Italia lei è diventata una sorta di star grazie al suo discorso nell’Europarlamento nel quale esprimeva la sua contrarietà a Monti e Papademos.

Lo so. Ciò che sta accadendo in Italia è un oltraggio. Un oltraggio! Ecco un uomo, Monti, designato Primo Ministro da questi “bulletti” della UE – un uomo che non era nemmeno un membro del Parlamento. Hanno dovuto nominarlo Senatore a vita per fare sembrare la cosa quasi rispettabile. E poi ha scelto un governo nel quale nemmeno un ministro è stato eletto. L’Italia ha appena subito un colpo di stato!

Eppure Monti gode di alti indici di gradimento tra gli Italiani.

È uno degli architetti di questo fallimento. Credo che la sua popolarità non durerà molto a lungo.

Crede che il movimento euroscettico trarrà benefici dalla crisi? Se si, in che modo?

Sicuramente. Si sta dimostrando falsa l’idea che si possano unire tutti questi stati diversi, queste culture diverse e queste economie diverse. Non solo sta fallendo la teoria economica a favore dell’Euro, si sta anche creando una rivalità tra Nord e Sud. Basta guardare i titoli dei giornali in Grecia e in Germania. Il progetto europeo non ci sta portando a maggiore amicizia tra i paesi membri ma a maggiore antipatia. Credo che tornerà in voga l’idea di identità nazionale. Spero che ciò accada in una maniera moderata e liberale e soprattutto democratica. Ma non si sa mai. Potrebbe portare a un ritorno di nazionalismi estremi.

In Italia, Grecia, Portogallo e Spagna, paesi che stanno subendo il peggio della crisi, non si stanno sviluppando forti movimenti euroscettici. Perché?

L’euroscetticismo è in ascesa nel Nord dell’Europa. Ma sono sicuro che arriverà anche nei paesi del Sud. È destino! Potrebbe volerci del tempo ma sono sicuro che succederà.

(Ha collaborato Francesco Mollica de gliEuros.it)

 

Lorenzo Newman

Patito di policy. Consultente gestionale. Nasce a Roma nel 1988. Laurea in Economia e Scienze Politiche al Trinity College di Dublino e Master in Economia dello Sviluppo alla London School of Economics. Ama follemente la Roma.

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