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Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Tutto quello che c’è da sapere sulla nostra proposta di legge elettorale: le simulazioni nei vari scenari, la scheda elettorale, il testo integrale dell’articolato. Maggioranza assoluta possibile già con il 35% dei voti…


La proposta di legge elettorale che abbiamo presentato ieri mattina alla Camera dei Deputati è un tentativo di uscire dallo stallo politico/istituzionale venutosi a creare dopo la bocciatura della riforma costituzionale e soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato parti importanti della legge elettorale Italicum.

Come funziona questa nostra proposta? Vediamo intanto uno specchio riepilogativo, per poi passare all’analisi dei singoli punti.

scheda magnum Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

• 50% dei seggi assegnati in collegi uninominali a turno unico

La proposta prevede che metà dei seggi siano assegnati in collegi uninominali, sia alla Camera (309 seggi) che al Senato (154).

Non ci siamo limitati ad enunciarne il numero: il nostro Matteo Cavallaro ha infatti provveduto a ritagliare i 309 collegi della Camera, ispirandosi ai 475 previsti dalla legge Mattarella (1993-2005) e adottando principalmente due criteri: quello della contiguità territoriale e quello della popolazione (basandosi sui dati del censimento ISTAT 2011). Per quanto possibile, si è cercato di rispettare anche i confini amministrativi, in particolar modo quelli provinciali. Ma non mancano casi di collegi che comprendono comuni appartenenti a due o più province differenti.

Ecco quindi la mappa dei collegi per la Camera dei Deputati:

mappa collegi camera 812x1024 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Nella proposta c’è una misura a tutela della parità di genere: possono essere dello stesso sesso non più del 60% dei candidati dei collegi sostenuti da una lista.

• 50% dei seggi assegnato con metodo proporzionale di lista

L’altra metà dei seggi è assegnata con metodo proporzionale. Alla Camera, la ripartizione avviene su base nazionale, con metodo del quoziente naturale (Hare) e tra le liste che superano il 3% dei voti; in seguito, i seggi spettanti a ciascuna lista vengono ripartiti nelle 27 circoscrizioni (quelle attualmente esistenti) in base ai voti ottenuti in ciascuna. Al Senato, l’assegnazione – coerentemente con il dettato costituzionale – avviene su base regionale. Qui non sono previste soglie di sbarramento: il metodo è sempre quello del quoziente, ma per ottenere seggi occorre riportare almeno un quoziente intero. Ciò significa che la soglia di sbarramento “effettiva” varia in funzione del numero di seggi proporzionali messi in palio in ciascuna regione, risultando più bassa in quelle più grandi (Lombardia, Lazio, Campania, Veneto, Sicilia) e più alta in quelle di medie e piccole dimensioni. Ciò fa sì che il sistema risulti complessivamente più premiante per i partiti maggiori al Senato che non alla Camera.

• I candidati nei collegi uninominali sono collegati a una o più liste

Tutti i candidati nei collegi uninominali devono essere collegati ad una o più liste. Le liste sono libere di sostenere candidati comuni nei collegi di una circoscrizione (Camera) o di una regione (Senato), oppure di presentare candidati propri. Sostenere una candidatura comune nei collegi uninominali è l’unica forma di collegamento tra le liste: nella ripartizione proporzionale, infatti, non si tiene conto in alcun modo di questo collegamento, e le liste ottengono seggi nello stesso modo sia che abbiano sostenuto candidati nei collegi uninominali insieme ad altre liste sia che ne abbiano candidati solo di propri.

• La scheda è unica, ed è simile a quella per i comuni superiori ai 15.000 abitanti

La scheda elettorale è in tutto e per tutto simile a quella in uso per il rinnovo dei consigli comunali nelle città con più di 15.000 abitanti. Il riquadro con il nome del candidato al collegio uninominale è graficamente connesso ai simboli delle liste che lo sostengono, come si può vedere nel facsimile che mostriamo qui di seguito (i nomi dei candidati sono ovviamente fittizi):

FACSIMILE scheda elettorale Magnum YouTrendum 1024x851 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Sotto al nome del candidato di collegio può esserci la dicitura “candidato al collegio uninominale di…” seguito dalla denominazione del collegio uninominale corrispondente. Di fianco ai simboli delle liste vi sono due righe, che l’elettore può usare per esprimere fino a due preferenze: in tal caso, la seconda preferenza deve andare a un candidato di genere diverso da quello votato con la prima preferenza, pena la sua nullità.

• Si può votare in tre modi (c’è anche il “voto disgiunto”)

Come per i comuni, l’elettore può esercitare il voto in tre modi diversi: 1) può votare solo per un candidato al collegio uninominale, tracciando una croce sul riquadro con il nome del candidato, e in tal caso il voto non si estende alla lista o alle liste che lo sostengono; 2) può votare solo per una lista, tracciandovi una croce sopra, e in tal caso il voto si estende anche al candidato di quella lista al collegio uninominale; 3) infine, può tracciare una croce sia sul riquadro col nome del candidato di collegio sia sul simbolo di una lista: in questo caso, è possibile un voto “disgiunto”, cioè votare per una lista che non sostiene il candidato di collegio votato, e in tal caso il voto va sia al candidato di collegio sia alla lista “avversaria”.

Votando una lista, come detto, si possono esprimere fino a due preferenze. L’elettore dispone quindi di tre voti: il voto al candidato di collegio uninominale, che esprime una forma di rappresentanza territoriale; il voto alla lista, che costituisce invece la forma di rappresentanza “politica”, e su cui agisce una ripartizione proporzionale che ha proprio lo scopo di rispecchiare i diversi orientamenti politici degli elettori; questa forma di rappresentanza può essere arricchita ulteriormente esprimendo una o due preferenze a candidati della lista scelta.

Cosa accadrebbe se si votasse con questo sistema?

Veniamo alle simulazioni, anche queste curate da Matteo Cavallaro. La distribuzione territoriale del voto utilizzata per stimare i collegi vinti o contendibili per ciascun partito/coalizione è quella delle elezioni nazionali più recenti, ossia le Europee 2014. Si è inoltre ipotizzata l’assenza di un massiccio “voto disgiunto”, quindi un trascinamento totale del voto alle liste verso i candidati di collegio da esse sostenute.

Partiamo da uno scenario base, che riflette la situazione attualmente fotografata dai sondaggi: una sostanziale parità tra le tre principali aree politiche del Paese (M5S, PD, centrodestra FI-Lega-FDI).

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Le diverse colorazioni dei collegi segnalano la diversa “robustezza” del margine di vittoria. Il colore più scuro indica i collegi SOLID (vantaggio del vincitore superiore al 10%), quello intermedio i collegi LEANING (vantaggio tra il 5 e il 10%) e quello più chiaro i WEAK (vantaggio inferiore al 5%).

Come vediamo, in questa ipotesi non emerge alcun vincitore. Non è una sorpresa: a Costituzione invariata, con il bicameralismo paritario in vigore, e soprattutto dopo la bocciatura del meccanismo majority assuring dell’Italicum da parte della Consulta, non esiste alcun sistema elettorale che possa garantire una maggioranza parlamentare in presenza di uno scenario tripolare così equilibrato.

Ma vediamo invece cosa succede se ipotizziamo che ciascuno dei tre poli ottenga il 35% contro il 28% degli avversari; e un caso ancora più “estremo”, in cui un polo raggiunge addirittura il 40% dei voti (soglia prevista dall’attuale legge elettorale della Camera affinché possa scattare il premio di maggioranza di 340 seggi). Cominciamo dal centrodestra.simulazione cdx35 1024x768 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal centrodestra: 256/311 (dato medio 282).

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal centrodestra: 299/353 (dato medio 327).

Ecco invece la mappa e la distribuzione dei seggi relativa al Partito Democratico.

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal PD: 237/321 (dato medio 281).simulazione pd40 1024x768 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal PD: 294/379 (dato medio 341).

Infine, la mappa e la distribuzione dei seggi del Movimento 5 stelle.

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal M5S: 246/314 (dato medio 275).

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal M5S: 285/356 (dato medio 324).

Come si nota, tutti e tre i poli si avvicinano alla maggioranza assoluta dei seggi già solo con il 35%, e la superano facilmente con il 40%. Individuare una percentuale precisa da raggiungere per ottenere tale maggioranza è impossibile, dato il modo con cui funzionano i collegi uninominali. Ma si possono comunque fare delle stime, ipotizzando due casi limite (MIN e MAX) a seconda, rispettivamente, che un polo perda tutti i suoi collegi WEAK oppure che vinca in tutti quelli WEAK dei suoi avversari in cui è secondo.

Ecco ad esempio l’andamento dei seggi del centrodestra al crescere della percentuale:

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Come si può notare, l’ipotesi più ottimistica garantisce una maggioranza assoluta già soltanto con il 35% dei voti. Questo naturalmente implicherebbe un ottimo rendimento dei candidati nei collegi e un’accorta gestione delle candidature e degli sforzi di campagna elettorale nei collegi marginali (cioè dove ce la si può giocare). Un’ipotesi più prudente suggerisce comunque che un partito o una coalizione con il 37-38% dei voti possa avvicinarsi molto, o addirittura superare, la maggioranza assoluta, persino in uno scenario tripolare.

Si consideri infine che, come detto in precedenza, il sistema previsto per il Senato risulta lievemente più disproporzionale rispetto a quello della Camera, a differenza di quello attualmente in vigore (dove, come abbiamo già avuto modo di dimostrare, non si otterrebbe la maggioranza nemmeno superando il 40% dei voti). Ciò vuol dire che se si riesce ad ottenere la maggioranza assoluta alla Camera, si ha quasi la certezza di ottenerla anche al Senato, e di poter quindi formare un governo.

 


Del percorso che ha portato all’elaborazione di questa proposta elettorale (nonché dei motivi per i quali questa proposta dovrebbe incontrare un favore trasversale tra le forze politiche) abbiamo parlato qui, in un articolo per Agi.

Qui potete vedere il video integrale della presentazione alla Camera dei Deputati, con un dibattito a cui hanno partecipato Stefano Ceccanti e Gaetano Quagliariello, moderato da Stefano Menichini.

Qui infine potete scaricare l’articolato completo della proposta di legge, redatto dal nostro esperto, l’avvocato Francesco Magni.

Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore di YouTrend, di cui è editor. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica aikido, tira con l'arco e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

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