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Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Tutto quello che c’è da sapere sulla nostra proposta di legge elettorale: le simulazioni nei vari scenari, la scheda elettorale, il testo integrale dell’articolato. Maggioranza assoluta possibile già con il 35% dei voti…


La proposta di legge elettorale che abbiamo presentato ieri mattina alla Camera dei Deputati è un tentativo di uscire dallo stallo politico/istituzionale venutosi a creare dopo la bocciatura della riforma costituzionale e soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato parti importanti della legge elettorale Italicum.

Come funziona questa nostra proposta? Vediamo intanto uno specchio riepilogativo, per poi passare all’analisi dei singoli punti.

scheda magnum Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

• 50% dei seggi assegnati in collegi uninominali a turno unico

La proposta prevede che metà dei seggi siano assegnati in collegi uninominali, sia alla Camera (309 seggi) che al Senato (154).

Non ci siamo limitati ad enunciarne il numero: il nostro Matteo Cavallaro ha infatti provveduto a ritagliare i 309 collegi della Camera, ispirandosi ai 475 previsti dalla legge Mattarella (1993-2005) e adottando principalmente due criteri: quello della contiguità territoriale e quello della popolazione (basandosi sui dati del censimento ISTAT 2011). Per quanto possibile, si è cercato di rispettare anche i confini amministrativi, in particolar modo quelli provinciali. Ma non mancano casi di collegi che comprendono comuni appartenenti a due o più province differenti.

Ecco quindi la mappa dei collegi per la Camera dei Deputati:

mappa collegi camera 812x1024 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Nella proposta c’è una misura a tutela della parità di genere: possono essere dello stesso sesso non più del 60% dei candidati dei collegi sostenuti da una lista.

• 50% dei seggi assegnato con metodo proporzionale di lista

L’altra metà dei seggi è assegnata con metodo proporzionale. Alla Camera, la ripartizione avviene su base nazionale, con metodo del quoziente naturale (Hare) e tra le liste che superano il 3% dei voti; in seguito, i seggi spettanti a ciascuna lista vengono ripartiti nelle 27 circoscrizioni (quelle attualmente esistenti) in base ai voti ottenuti in ciascuna. Al Senato, l’assegnazione – coerentemente con il dettato costituzionale – avviene su base regionale. Qui non sono previste soglie di sbarramento: il metodo è sempre quello del quoziente, ma per ottenere seggi occorre riportare almeno un quoziente intero. Ciò significa che la soglia di sbarramento “effettiva” varia in funzione del numero di seggi proporzionali messi in palio in ciascuna regione, risultando più bassa in quelle più grandi (Lombardia, Lazio, Campania, Veneto, Sicilia) e più alta in quelle di medie e piccole dimensioni. Ciò fa sì che il sistema risulti complessivamente più premiante per i partiti maggiori al Senato che non alla Camera.

• I candidati nei collegi uninominali sono collegati a una o più liste

Tutti i candidati nei collegi uninominali devono essere collegati ad una o più liste. Le liste sono libere di sostenere candidati comuni nei collegi di una circoscrizione (Camera) o di una regione (Senato), oppure di presentare candidati propri. Sostenere una candidatura comune nei collegi uninominali è l’unica forma di collegamento tra le liste: nella ripartizione proporzionale, infatti, non si tiene conto in alcun modo di questo collegamento, e le liste ottengono seggi nello stesso modo sia che abbiano sostenuto candidati nei collegi uninominali insieme ad altre liste sia che ne abbiano candidati solo di propri.

• La scheda è unica, ed è simile a quella per i comuni superiori ai 15.000 abitanti

La scheda elettorale è in tutto e per tutto simile a quella in uso per il rinnovo dei consigli comunali nelle città con più di 15.000 abitanti. Il riquadro con il nome del candidato al collegio uninominale è graficamente connesso ai simboli delle liste che lo sostengono, come si può vedere nel facsimile che mostriamo qui di seguito (i nomi dei candidati sono ovviamente fittizi):

FACSIMILE scheda elettorale Magnum YouTrendum 1024x851 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Sotto al nome del candidato di collegio può esserci la dicitura “candidato al collegio uninominale di…” seguito dalla denominazione del collegio uninominale corrispondente. Di fianco ai simboli delle liste vi sono due righe, che l’elettore può usare per esprimere fino a due preferenze: in tal caso, la seconda preferenza deve andare a un candidato di genere diverso da quello votato con la prima preferenza, pena la sua nullità.

• Si può votare in tre modi (c’è anche il “voto disgiunto”)

Come per i comuni, l’elettore può esercitare il voto in tre modi diversi: 1) può votare solo per un candidato al collegio uninominale, tracciando una croce sul riquadro con il nome del candidato, e in tal caso il voto non si estende alla lista o alle liste che lo sostengono; 2) può votare solo per una lista, tracciandovi una croce sopra, e in tal caso il voto si estende anche al candidato di quella lista al collegio uninominale; 3) infine, può tracciare una croce sia sul riquadro col nome del candidato di collegio sia sul simbolo di una lista: in questo caso, è possibile un voto “disgiunto”, cioè votare per una lista che non sostiene il candidato di collegio votato, e in tal caso il voto va sia al candidato di collegio sia alla lista “avversaria”.

Votando una lista, come detto, si possono esprimere fino a due preferenze. L’elettore dispone quindi di tre voti: il voto al candidato di collegio uninominale, che esprime una forma di rappresentanza territoriale; il voto alla lista, che costituisce invece la forma di rappresentanza “politica”, e su cui agisce una ripartizione proporzionale che ha proprio lo scopo di rispecchiare i diversi orientamenti politici degli elettori; questa forma di rappresentanza può essere arricchita ulteriormente esprimendo una o due preferenze a candidati della lista scelta.

Cosa accadrebbe se si votasse con questo sistema?

Veniamo alle simulazioni, anche queste curate da Matteo Cavallaro. La distribuzione territoriale del voto utilizzata per stimare i collegi vinti o contendibili per ciascun partito/coalizione è quella delle elezioni nazionali più recenti, ossia le Europee 2014. Si è inoltre ipotizzata l’assenza di un massiccio “voto disgiunto”, quindi un trascinamento totale del voto alle liste verso i candidati di collegio da esse sostenute.

Partiamo da uno scenario base, che riflette la situazione attualmente fotografata dai sondaggi: una sostanziale parità tra le tre principali aree politiche del Paese (M5S, PD, centrodestra FI-Lega-FDI).

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Le diverse colorazioni dei collegi segnalano la diversa “robustezza” del margine di vittoria. Il colore più scuro indica i collegi SOLID (vantaggio del vincitore superiore al 10%), quello intermedio i collegi LEANING (vantaggio tra il 5 e il 10%) e quello più chiaro i WEAK (vantaggio inferiore al 5%).

Come vediamo, in questa ipotesi non emerge alcun vincitore. Non è una sorpresa: a Costituzione invariata, con il bicameralismo paritario in vigore, e soprattutto dopo la bocciatura del meccanismo majority assuring dell’Italicum da parte della Consulta, non esiste alcun sistema elettorale che possa garantire una maggioranza parlamentare in presenza di uno scenario tripolare così equilibrato.

Ma vediamo invece cosa succede se ipotizziamo che ciascuno dei tre poli ottenga il 35% contro il 28% degli avversari; e un caso ancora più “estremo”, in cui un polo raggiunge addirittura il 40% dei voti (soglia prevista dall’attuale legge elettorale della Camera affinché possa scattare il premio di maggioranza di 340 seggi). Cominciamo dal centrodestra.simulazione cdx35 1024x768 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal centrodestra: 256/311 (dato medio 282).

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal centrodestra: 299/353 (dato medio 327).

Ecco invece la mappa e la distribuzione dei seggi relativa al Partito Democratico.

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal PD: 237/321 (dato medio 281).simulazione pd40 1024x768 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal PD: 294/379 (dato medio 341).

Infine, la mappa e la distribuzione dei seggi del Movimento 5 stelle.

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal M5S: 246/314 (dato medio 275).

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Numero minimo/massimo di seggi ottenibili dal M5S: 285/356 (dato medio 324).

Come si nota, tutti e tre i poli si avvicinano alla maggioranza assoluta dei seggi già solo con il 35%, e la superano facilmente con il 40%. Individuare una percentuale precisa da raggiungere per ottenere tale maggioranza è impossibile, dato il modo con cui funzionano i collegi uninominali. Ma si possono comunque fare delle stime, ipotizzando due casi limite (MIN e MAX) a seconda, rispettivamente, che un polo perda tutti i suoi collegi WEAK oppure che vinca in tutti quelli WEAK dei suoi avversari in cui è secondo.

Ecco ad esempio l’andamento dei seggi del centrodestra al crescere della percentuale:

andamento cdx voti seggi 1024x768 Legge elettorale, la proposta di YouTrend: ecco come funziona

Come si può notare, l’ipotesi più ottimistica garantisce una maggioranza assoluta già soltanto con il 35% dei voti. Questo naturalmente implicherebbe un ottimo rendimento dei candidati nei collegi e un’accorta gestione delle candidature e degli sforzi di campagna elettorale nei collegi marginali (cioè dove ce la si può giocare). Un’ipotesi più prudente suggerisce comunque che un partito o una coalizione con il 37-38% dei voti possa avvicinarsi molto, o addirittura superare, la maggioranza assoluta, persino in uno scenario tripolare.

Si consideri infine che, come detto in precedenza, il sistema previsto per il Senato risulta lievemente più disproporzionale rispetto a quello della Camera, a differenza di quello attualmente in vigore (dove, come abbiamo già avuto modo di dimostrare, non si otterrebbe la maggioranza nemmeno superando il 40% dei voti). Ciò vuol dire che se si riesce ad ottenere la maggioranza assoluta alla Camera, si ha quasi la certezza di ottenerla anche al Senato, e di poter quindi formare un governo.

 


Del percorso che ha portato all’elaborazione di questa proposta elettorale (nonché dei motivi per i quali questa proposta dovrebbe incontrare un favore trasversale tra le forze politiche) abbiamo parlato qui, in un articolo per Agi.

Qui potete vedere il video integrale della presentazione alla Camera dei Deputati, con un dibattito a cui hanno partecipato Stefano Ceccanti e Gaetano Quagliariello, moderato da Stefano Menichini.

Qui infine potete scaricare l’articolato completo della proposta di legge, redatto dal nostro esperto, l’avvocato Francesco Magni.

Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore di YouTrend, di cui è editor. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica aikido, tira con l'arco e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

38 commenti

    • in nessun sistema parlamentare al mondo è mai stato eletto con una legge “majority assuring” che garantisce la governabilità, se si vuole quello bisogna rivolgersi ai sistemi parlamentari.

  • Mi sembra un’ottima proposta. Da un lato un maggioritario più portato alla governabilità (chi vince il collegio “prende tutto”), Dall’altro il proporzionale con soglia (se non ho capito male senza decurtare i voti del candidato vincente come prevedeva il Mattarellum. Norma poi aggirata con le liste civetta) più portato alla rappresentatività. Non c’è una soglia precostituita che determina un vincitore assoluto a livello nazionale, saranno gli elettori a decidere se alla fine delle elezioni c’è già un vincitore oppure se bisogna fare degli accordi parlamentari dopo le elezioni. Penso che il sistema proposto sia anche in linea con la sentenza della Corte Costituzionale sul premio regionale al Senato. Riguardo alla parte uninominale non credo ci siano problemi di costituzionalità.

    • non credo proprio che qualcuno che si interessi di #leggeElettorale possa mai riproporre un sistema che preveda l’orrendo scorporo che va contro il formasi di maggioranze, togliere dei voti a chi arriva primo è contro ogni logica

  • Voi avete le lauree, ma la massa che vota tutte queste equazioni non le capisce, votano esclusivamente il partito di appartenenza, si deve fare una legge semplice e comprensiva.Come avete fatto nell’esempio tre coalizioni CD,CS,M5S ognuno mette i suoi candidati per ogni collegio, il cittadino vota il candidato di propria fiducia massimo due preferenze per lista alla fine la coalizione che prende la maggioranza più ampia governa e si prende i seggi necessari per avere la governabilità i partiti sotto al 6% non ha diritto a nessun seggio,durante la legislazione i politici che escono dalla coalizione vanno a casa e non possono creare nessun partito.

    • proposta imbecille quella dei politici che vanno a casa. Metti che sei un politico che decide di cambiare casacca. Se lo fai sai che perdi la poltrona, e allora che fai? rimani nel partito di partenza, salvo votare secondo le indicazioni del partito cui vorresti approdare.

  • Va tutto bene, mi permetto di suggerire di aggiungere alla coalizione con percentuale maggiore un premio abbastanza piccolo ma bastevole per potere governare. Naturalmente bisogna fare un conteggio per capire quale percentuale sia adatta a non essere troppo esagerata.
    Se questa aggiunta non dovesse esserci rischieremo di non avere un governo che possa essere velocemente operativo e stabile per tutta la legislatura.

  • Buon giorno. Io trovo che il vostro sistema sia troppo elaborato e non risolva i problemi attuali soprattutto con riferimento alla governabilità. In presenza della frammentazione attuale sono contrario a tutti i sistemi proporzionali. Sono contrario anche ai premi di maggioranza perché le trovo formule maggioritarie grossolane che offendono la rappresentatività dal momento che portano in Parlamento una quota consistente di non eletti tanto più con le liste bloccate (non a caso il primo tentativo del genere in epoca repubblicana venne ribattezzato dagli oppositori Legge-truffa). Sono favorevole a una formula uninominale a doppio turno come quella proposta dall’onorevole Rigoni con due soli correttivi: divieto assoluto di coalizioni (pronte a sciogliersi il giorno dopo le elezioni) e vincolo del parlamentare al partito con obbligo di dimissioni nel caso che venga espulso o non si riconosca più nel gruppo parlamentare di appartenenza (anche se questo comporti una riforma costituzionale). Naturalmente l’espulsione deve avvenire in base a una giusta causa regolamentata a livello legislativo, e non può essere estesa a tutti i casi di mero dissenso. Penso che questo sistema sia quello che meglio concilia la governabilità col principio di rappresentanza, e che bisogna superare ragionamenti fondati sul vantaggio momentaneo che apporta a questa o quella parte politica che verrebbe automaticamente penalizzata al turno elettorale successivo in caso di inadeguatezza.

    • Caro Luigi, il doppio turno di collegio piace tanto anche a noi. Il problema però è: questo Parlamento potrebbe approvare una riforma che vada in questa direzione? La risposta, purtroppo, è no.
      Il problema della governabilità si risolverà solo quando uno dei tre poli prenderà abbastanza voti: a Costituzione vigente, non può essere risolto né con un sistema maggioritario uninominale né con un proporzionale con premio di maggioranza…

      • In alternativa vi do un suggerimento: 50% proporzionale e 50% maggioritario come dite voi. Voto disgiunto. Comanda il proporzionale nel senso che la prima lista su scala nazionale si aggiudica il premio di maggioranza pari ai deputati e ai senatori necessari per raggiungere il numero di 340 alla Camera e di 170 al Senato. I deputati assegnati col proporzionale rimangono assegnati in proporzione ai voti. Il premio viene assegnato attraverso la distribuzione degli eletti nei collegi uninominali. Se in sostanza la prima lista alla Camera ottiene solo 100 dei 315 deputati eletti col proporzionale avrà 240 candidati eletti nei collegi uninominali, ossia quelli che avranno ottenuto la più alta percentuale nel rispettivo collegio. I restanti seggi dell’uninominale verrebbero assegnati in proporzione ai voti ottenuti dalla lista ai candidati che hanno ottenuto in tale ambito le più alte percentuali (come avviene col metodo d’Hondt). La differenza è che la governabilità sarebbe garantita in ogni caso, e chi venisse eletto per effetto del premio di maggioranza non verrebbe meramente nominato ma sarebbe stato comunque votato, se non altro più degli altri candidati nell’ambito del proprio stesso partito.

        • premio nazionale al senato regolato dall’artico 57 della costituzione “il senato è eletto a base regionale”??
          Perché fai rivoltare nella tomba il compianto Ciampi che fece rimandare alla camere la prima versione della Legge Calderoli 270/2005 che prevedeva il premio nazionale al Senato considerato dal Presidente della Repubblica incostituzionale?

        • altra cosa primi assegni dal proporzionale e poi riempi con l’uninominale esattamente l’opposto del similare procedimento tedesco equivale a dire in un collegio uninominale io prendo più voti di Lei e Lei viene eletto perchè da qualche altra parte il suo partito prende più voti? Peggio dei falsi collegi (locuzione creata dal politologo D’alimonte) del provincellum, sento rumori provenienti da Empoli, come qualcuno che si sta rivoltando nella tomba

          • Il proporzionale prevale perché nessuno deve poter dire di aver preso più voti su base nazionale. L’assegnazione dei seggi con l’uninominale è meglio di qualsiasi listone di riservisti come previsto dal porcellum, dall’italicum e da sistemi simili.

  • Strano che degli scienziati di leggi elettorali non hanno capito che la soglia del 35% per avere la maggioranza assoluta dei seggi è poco democratica e incostituzionale. Per quanto riguarda i collegi uninominali sarebbe più rappresentativo della volontà popolare un ballottaggio tra i 2 più votati nel caso di mancato raggiungimento di almeno il 50% dei voti.

    • Ciao Franco, dove hai letto che una soglia del 35% è incostituzionale? Se puoi citarci una pronuncia qualsiasi della Corte che afferma una cosa del genere siamo pronti a ritirare la proposta.
      Non dimenticare di far sapere ai cittadini del Regno Unito che vivono in una dittatura. Sapevi che là un partito solo può avere il 55% dei seggi col 35% dei voti?

      • Credo che Franco si riferiva ad un sistema proporzionale con premio di maggioranza ed un premio del 20% su un 35% sarebbe stato cassato dagli stessi giudici che hanno accettato un premio del 15% su un 40% come non distorsivo. Per me anche un 18% su 37% = ad un premio di circa 50% dei seggi sarebbe stato giudicato eccessivo dalla Corte Costituzionale.

        • Su questo si possono fare solo ipotesi e congetture. Se facciamo riferimento alle pronunce effettive della Corte, sappiamo che A) un premio di maggioranza senza soglia minima è incostituzionale, B) una distorsione del 15% (da 40 a 55) è costituzionalmente accettabile. Non abbiamo modo di sapere se una distorsione al 18 o al 20 per cento sarebbe ritenuta conforme.

  • Il problema è a monte: non si tratta di cercare la legge meglio accettabile dai partiti per distorcere la volontà popolare, il problema vero è che tra i cittadini non c’è una chiara maggioranza a favore di qualcuno e che, quindi, si deve cercare di realizzare delle alleanze.
    All’estero (Germania ed ora anche in Spagna) il fatto che ci sia una alleanza tra centrodestra e centrosinistra è ormai assodato. In altri stati (Francia e UK) la presenza di un sistema uninominale o maggioritario (a due turni) fa sì che i cittadini scelgano il “meno peggio” (al 2° turno in Francia) o accettino che il governo sia detenuto anche da chi ha una minoranza di voti (In Gran Bretagna si è anche arrivati ad assegnare una maggioranza in Parlamento a chi aveva avuto meno del 30% dei voti, cosa peraltro non diversa dalla attuale situazione in Italia, dal momento che il PD ha oltre il 50% dei seggi alla Camera nonostante abbia avuto alle elezioni poco meno del 30% dei voti).
    Il vero problema è: in Italia è accettabile (dai cittadini e dalla Costituzione) che venga data una maggioranza assoluta e quindi il potere a chi non raggiunge il consenso della maggioranza degli Italiani (con l’Italicum o con le proposte attuali di M5S si parla di limiti al 40 o al 35%) ?
    Francamente penso che sia molto meglio che si torni a considerare POLITICAMENTE NORMALE che partiti che non arrivano ad avere la maggioranza assoluta dei consensi possano cercare tra loro accordi (non “inciuci”) chiari, ben definiti e pubblici, invece che rassegnarsi ad inventare astrusi marchingegni per consegnare il potere a chi non ha un consenso sufficiente tra i cittadini. Sbaglio ?

    • Non sbagli, caro Stefano (non ricordo quando in UK si sia avuta la maggioranza con meno del 30%, ma è un dettaglio).
      Su una cosa però siamo in disaccordo: se le attuali leggi elettorali devono essere cambiate (e su questo mi pare ci siano pochi dubbi), la soluzione non può che essere una riforma che sia più accettabile possibile dai partiti, cioè da quelli che la devono votare in Parlamento. Non si tratta di trovare un modo diabolico di “distorcere” il voto dei cittadini, ma semplicemente di restituire omogeneità e razionalità al sistema. Se questo non dovesse essere sufficiente ad avere una maggioranza (come le nostre simulazioni hanno ritenuto possibile, in uno scenario di parità tra i tre poli), allora si dovrebbe ricercare un accordo dopo le elezioni, su questo niente da dire.

  • La trovo una buona proposta, tuttavia forse un po’ troppo complicata. In pratica l’elettore, se ho capito bene, disporrebbe di ben 6 voti (!) tra Camera e Senato (2 per i due collegi uninominali più eventualmente le preferenze con il voto di lista).
    Secondo me avrebbe più senso far eleggere tutto il Senato con i collegi uninominali, la Camera col proporzionale corretto, posticipando magari l’elezione di quest’ultima, così da creare un “effetto trascinamento” come in Francia e da dare un premio “naturale” di voti alla coalizione vincente al Senato.

    • Il sistema che proponete è simile al sistema elettorale ucraino(con la differenza degli indipendenti che non possono presentarsi nei colleggi) non credo vada bene per l’Italia, io preferirei un 60%proporzionale(con sbarramento al 4%), 20% maggioritario e il restante 20% alla lista o coalizione che prende più seggi sommando maggioritario e proporzionale.
      Comunque non è mai successo in UK che qualcuno vincesse con il 30% ma è successo se non ricordo male che i tories presero meno percentuale dei labour ma più seggi alla camera dei comuni

      • Analizzare proporzionalmente i sistemi maggioritari come quello in vigore in UK è errato… anche la Clinton ha avuto più voti ma ha perso, nei sistemi maggioritari la % nazionale è IRRILEVANTE

  • Probabilmente la migliore proposta elettorale possibile in questo momento, certo qualsiasi #leggeelettorale in cui l’elettore può esprimere informazioni aggiuntive (doppio turno, STV, ballottaggio preventivo, metodo Schulze etc) sarebbe meglio ma evidentemente non attuabile.
    Solo una curiosità perché alla Camera scegliere il collegio unico nazionale? io avrei usato le 27 circoscrizioni esistenti ed anche qui senza soglia ma con la regola del quoziente interi e con il d’Hondt come in Spagna che specie nelle circoscrizoni piccole favorisce i grandi partiti e quindi la possibilità di raggiungere una maggioranza assoluta, Se come per i collegi si variasse il numero aumentando le circoscrizioni sarebbe meglio ad esempio la XI(Emilia Romagna) con 45 eletti è troppo vasta si potrebbe dividere in 2, così come tutte quelle che superano i 34 eletti, per avere con il quoziente intero uno sbarramento naturale al 3%

    • Dal momento che viviamo in un sistema dove vige il bicameralismo perfetto, quali sarebbero gli scenari al Senato? Sarebbe garantita la maggioranza in ambo le camere con questo sistema?
      Più che una maggioranza solida alla camera, vorrei capire se le simulazioni garantirebbero una maggioranza elettorale anche al Senato.
      Io preferirei il first-past-post in ambo le camere, ma quella è un’altra storia…

      • Non esiste al mondo un paese con sistema parlamentare che ha in vigore una legge “majority assuring” se vuoi la garanzia di uno che comanda devi rivolgerti a sistemi presidenziali, I politologi affermano che non può esistere una legge che garantisca la maggioranza in un sistema bicamerale. Nei seggi eletti con il maggioritario è previsto il fist-past-the-post o in italiano il maggioritario secco, ii i politologi, a partire da Roberto D’Alimonte, zio dell’Italicum sostengono che i sistemi che danno informazioni supplementari, come il doppio turno sono migliori https://goo.gl/1MVewF fra questi il metodo Schulze che fa parte della galassia del vetusto Condorcet sia il migliore, ma improponibile in Italia, anche se Einaudi quando era Presidente della Repubblica propose un sistema simile in cui il PLI essendo il meno inviso fra DC e PCI diventava il preferito dagli elettori, alla Fondazione Einaudi ancora esistono i quaderni con gli appunti di questo abbozzo di #leggeelettorale.

    • Il sistema elettorale spagnolo è vero si che favorisce i partiti più grandi, ma anche le formazioni regionaliste che prenderebbero molti seggi anche di fronte a percentuali esigue mentre di fatto distrugge i partiti più piccoli che possono sperare di prendere qualche seggio solo nelle grandi circoscrizioni(roma, milano e napoli). Un sistema del genere porterebbe ad un parlamento dove sono rappresentati gli interessi locali e non piuttosto le idee dei cittadini

  • La nuova proposta del PD “simil tedesco” è quella esposta qui? anche se chiamarlo “sistema tedesco” è fuorviante questo fa parte della famiglia dei sistemi misti, il tedesco di quella dei sistemi proporzionali, per osservare una stretta proporzionalità , al netto della soglia di accesso del 5%, varia il numero degli eletti al Bundestag ed ha il problema degli “Überhangmandat” non risolta dalle riforme del 2011 e 2013.

    • Ciao Giovanni, a quanto ci pare di capire dai resoconti di stampa il “modello tedesco” proposto dal Pd consiste invece in un modello molto simile a quello proposto da noi di YouTrend. 50% collegi uninominali, 50% proporzionale e scheda unica. La sola differenza sarebbe la presenza di liste bloccate, e lo sbarramento al 5% anziché al 3%.

      • Bene si prende la parla al balzo, e visto che viene respinto (senza sapere di cosa si tratta) come Verdinellum, si propone come Borghesum che elimina le “orrende” liste bloccate dell’attuale proposta del PD…
        Ho appena sentito dire da Toninelli che il Verdinellum è doppiamente incostituzionale solo perché è simile a una proposta di Verdini di 20 anni fa. Verdini nei primi anni del millennio aveva un centro studi simile al C.I.S.E,fu lui a convincere Berlusconi che il collegio unico era dannoso per il PDL.
        In barba all’articolo 57 della costituzione il testo base prevede premio nazionale al Senato (dubbio) e soglia di sbarramento nazionale sicuramente incostituzionale taglia le gambe a tutti i movimenti regionali come ad esempio Sardegna Possibile 10% alle ultime regionali sarde.
        Non penso che il Borgesum sia la migliore #leggeElettorale possibile ma che sia di gran lunga la migliore di quelle in campo ora si. (io sono per il Metodo Schulze evoluzione dell’Australiano che ha vinto la vostra league)

      • poi un’ultima cosa (oramai è mattino non posso permettermi di addormertarmi) è inutile oltre che non raffinato tecnicamente dare i numeri, ci vorrebbe uno studio per dimostrare se è meglio 5% o 3% ma è una cosa inutile, come per il Senato che nel #Borghesum (serve il latinismo oramai dai tempi dell compianto Sartori indicano i sistemi elettorali) la soglia è implicita potrebbe essere anche per la Camera: basta abbandonare il collegio unico nazionale e usare le circoscrizioni che porterebbe ad una soglia implicita per l’Emilia Romagna del 4,5% circa e per tutti gli altri soglie di sbarramento superiori, tra l’altro usare le circoscrizioni invece del collegio unico favorisce i grandi partiti e favorisce il raggiungimento della maggioranza assoluta. Usare il D’Hondt sarebbe meglio rispetto al metodo Hare, ma non è una questione centrale.

          • sono io il colpevole ed hai ragione non si può sentire, ma dai tempi di Sartori si usa il latinum (che non è il latino ma storpiare le parole italiane) serve un qualsiasi nome da mettere in hashtag , ci vuole un nome corto se no con “la legge elettorale proposta da Salvatore Borghese su youtrend.it” finisce il tweet senza poter aggiungere nulla, serve un nome da contrapporre al #legalicum con cui i grillini (Toninelli in testa) stanno invadendo i media, tra l’altro definendo la legge mista proposta del PD come doppiamente incostituzionale solo perché Verdini 20anni fa ha proposto una legge simile e loro l’art.57 costituzione lo stampano sulla carta igienica e lo usano in bagno.
            Eppure youtrend fa seminari su come fare le campagne elettorali(e non) ci vuole un marchio da promuovere

          • rispondo qui che all’ultimo tuo messaggio non trovo “rispondi”.
            #magnum ottimo, ma non prendermi in giro l’avvocato ha solo sistemato il contorno messo i riferimenti giusti alle normative precedenti, ma so per certo che il succo della proposta è tuo (scusa se ti do del tu) e di Lorenzo non di un avvocato troppo complicato se non è un politologo, nelle leggi elettorali il diavolo si nasconde nei dettagli.

          • Nessuna presa in giro: la nostra proposta nasce da un lavoro collettivo a cui ciascuno di noi ha dato il suo contributo, non importa quale fosse la sua provenienza accademica. Se è vero che una legge in ultima analisi prende il nome dal suo estensore materiale, quindi, che Magnum sia! 😀

  • La norma costituzionale sul Senato può essere oggetto di una mini-riforma (dopo tutto alla luce delle reali e tuttora attuali competenze del Senato in nulla diverse da quelle della Camera, resta un fossile come l’originaria durata del Senato fissata in sei anni). Se preferite si può sempre assegnare il premio del Senato su base regionale per rispettare formalmente la lettera dell’art. 57 della Costituzione, anche se – come abbiamo visto – la governabilità non sarebbe garantita allo stesso modo. Insomma, io continuo ad essere per il sistema francese, ma se non si può fare e bisogna andare a premi di maggioranza, bisogna pur fare qualche compromesso. Si può anche rinunciare al dogma della maggioranza su base nazionale facendo comandare il risultato dei collegi uninominali. In questo caso dovrebbe essere il proporzionale (con le preferenze) a garantire il premio necessario a far raggiungere la maggioranza dei seggi al partito che ha avuto il più alto numero di eletti nei collegi uninominali (assegnando di volta in volta nel collegio proporzionale il 50% più uno dei deputati alla lista del candidato che si è aggiudicato il collegio uninominale). Il mio sistema non è perfetto ma ha il vantaggio di essere flessibile e negoziabile.

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