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Francia: 100 giorni alle elezioni presidenziali

Mancano esattamente 100 giorni al 23 aprile, giorno in cui si terrà in Francia il primo turno delle elezioni presidenziali. Chi sono i candidati, e cosa dicono i sondaggi?


Mancano esattamente 100 giorni al 23 aprile, giorno in cui si terrà in Francia il primo turno delle elezioni presidenziali.

Nel 2012 le elezioni furono vinte da François Hollande che, dopo aver vinto le primarie del partito socialista, sconfisse al ballottaggio l’allora presidente uscente Nicolas Sarkozy (che a sua volta aveva battuto nel 2007 la socialista Ségolène Royal). Questa volta nessuno dei due protagonisti di 5 anni fa prenderà parte alla sfida.

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L’Eliseo, il palazzo residenza del Presidente della Repubblica francese

Hollande, attuale Presidente, ha infatti annunciato che non si ricandiderà, probabilmente a causa di un’altissima impopolarità che deve essergli parsa irrecuperabile. A sua volta, Nicolas Sarkozy è uscito nettamente sconfitto dalle primarie del centro-destra francese (il cui partito negli anni ha assunto vari nomi: stavolta si chiama Les Républicains), finendo addirittura terzo ed escluso dal ballottaggio che ha visto la netta vittoria di François Fillon.

La Francia è una repubblica semi-presidenziale: il Capo dello Stato viene infatti eletto direttamente dal popolo e dispone di poteri molto vasti, tra cui quello di nominare il primo ministro. Ma quest’ultimo ha bisogno della fiducia del Parlamento (Assemblea Nazionale), anch’esso eletto dai cittadini a suffragio universale. Se il partito del Presidente ottiene la maggioranza in Parlamento, il Capo dello Stato svolge anche de facto le funzioni di capo del governo; ma se invece ciò non accade, tale ruolo è esercitato dal primo ministro, e il Presidente svolge una funzione più istituzionale (più simile a quella del Presidente della Repubblica italiano).

Vediamo quindi quali sono ad oggi i protagonisti e gli schieramenti in campo:

François Fillon (Les Républicains): Fillon è ad oggi il favorito di queste elezioni. Dopo 5 anni di opposizione al governo socialista di Hollande, il centro-destra ha saputo ricostruire un’alternativa puntando (per la prima volta nella sua storia) su primarie aperte per la scelta del candidato. Primarie che hanno visto un’incredibile partecipazione popolare – oltre 4 milioni di votanti – e che Fillon ha stravinto, un po’ a sorpresa, con il 44% dei voti al primo turno e il 66% al ballottaggio, dove ha sconfitto il favorito della vigilia Alain Juppé. Il centro-destra ha raccolto talmente tanti soldi da questa consultazione (per partecipare ciascun elettore doveva versare almeno 1,50€ e sottoscrivere la dichiarazione dei princìpi dei Républicains) da non aver praticamente bisogno di raccogliere fondi per la campagna elettorale imminente. I sondaggi odierni dicono che Fillon raccoglierebbe tra il 24 e il 30 per cento dei voti al primo turno (a seconda degli scenari), e che sconfiggerebbe facilmente Marine Le Pen al ballottaggio con oltre il 60%.

Partito Socialista: i socialisti, orfani di Hollande, devono ancora scegliere il loro candidato. Lo faranno, anche loro, con delle primarie che si terranno in due turni il 22 e il 29 gennaio. Il favorito di questa competizione è il giovane primo ministro, Manuel Valls, considerato più “a destra” di Hollande e del PS in generale. Ma anche lui, che ha ricoperto responsabilità di governo in un momento estremamente difficile per la Francia, non gode di un’altissima popolarità. Il suo principale avversario, Arnaud Montebourg, ha una piattaforma più tradizionale e marcatamente anti-austerity. Ma, chiunque vinca, il PS potrebbe, per la prima volta nella sua storia, risultare del tutto marginale nella sfida presidenziale: secondo i sondaggi, il candidato più competitivo (Valls) raccoglierebbe tra il 9 e il 12 per cento dei voti, finendo addirittura quarto ed escluso dal ballottaggio. Resta da vedere se le primarie avranno un effetto positivo sul PS, come spesso accade in queste occasioni.

Marine Le Pen (Front National): lo “spauracchio” delle prossime elezioni sarà senza dubbio il Front National. I risultati deludenti della presidenza Hollande e le questioni legate al terrorismo e all’immigrazione in Europa hanno gonfiato le vele al partito di estrema destra, la cui leader ha lavorato negli ultimi anni ad un radicale percorso di “sdemonizzazione” per porsi come alternativa credibile di governo. I sondaggi dicono che la Le Pen potrebbe facilmente accedere al ballottaggio con circa il 25% dei voti (nel 2012 prese invece il 18%), ma questo non basterebbe a vincere: al secondo turno il barrage républicain molto probabilmente sbarrerebbe la strada alla leader del FN, come già avvenuto altre volte nella storia – l’ultima volta nel dicembre 2015, quando alle elezioni regionali il FN fu primo partito con oltre il 27% dei voti, ma non vinse il ballottaggio in nessuna regione.

Emmanuel Macron (Indipendente): la vera incognita di queste elezioni è Emmanuel Macron, che si candida come indipendente. Dopo aver ricoperto per due anni la carica di ministro dell’Economia nel governo Valls, nel 2016 si è dimesso ed ha annunciato di candidarsi alle presidenziali alla testa di un nuovo movimento (En Marche). I sondaggi sono estremamente lusinghieri, e lo accreditano di un consenso che va tra il 16 e il 24 per cento. Dovesse accedere al ballottaggio, secondo un sondaggio Ifop potrebbe addirittura sconfiggere Fillon con il 52% dei consensi.

Jean-Luc Mélenchon (ex Front de Gauche): Mélenchon è un ex socialista (ministro con Jospin nel periodo 2000-2002) che nel 2008 è uscito dal PS fondando il Partito della Sinistra, che poi si è alleato con il Partito Comunista (e altri soggetti di estrema sinistra minori) dando vita al Front de Gauche. Questo raggruppamento ha ottenuto i risultati di gran lunga migliori all’interno della galassia dell’estrema sinistra francese. Nel 2012 lo stesso Mélenchon, candidato alle presidenziali, ottenne oltre l’11% dei voti al primo turno. Questa volta, secondo i sondaggi, potrebbe ottenere un risultato anche migliore, arrivando a sfiorare il 15%.

François Bayrou (MoDem): Bayrou è l’ormai “tradizionale” candidato centrista della politica francese. Docente cattolico, è stato ministro dell’Istruzione negli anni ’90, e attualmente è sindaco di Pau. Dal 2002 si candida regolarmente alle presidenziali come leader prima dell’UDF e poi del suo MoDem (Movimento Democratico). Il miglior risultato lo ottenne nel 2007, quando giunse terzo con oltre il 18% dei voti. Nel 2012 ha visto scendere i suoi consensi al 9%. Questa volta in realtà non ha ancora deciso se si candiderà o meno: i sondaggi lo vedrebbero intorno al 7%, anche a causa della forte concorrenza, tra gli elettori più moderati, di Fillon e Macron – che potrebbe decidere di appoggiare fin dall’inizio.

Nathalie Arthaud (Lutte Ouvrière): Nathalie Arthaud è la candidata del piccolo movimento di estrema sinistra Lotta Operaia. Nel 2012 ottenne lo 0,6% dei voti, e non sembra in condizione di fare particolarmente meglio in questa occasione.

Philippe Poutou (Nouvel Parti Anticapitaliste): altro esponente dell’area a sinistra del FDG, Poutou è un operaio sindacalista che già nel 2012 si candidò, ottenendo l’1,1% dei voti. Secondo i sondaggi, oggi può sperare di ottenere più o meno altrettanto.

Yannick Jadot (Europe Ecologie Les Verts): Jadot è un europarlamentare dei verdi, che nel 2014 ottennero quasi il 9% dei consensi eleggendo ben 6 rappresentanti a Strasburgo. Per i verdi francesi l’obiettivo è di far decisamente meglio rispetto al 2012, quando l’allora candidato ecologista alle presidenziali Joly si fermò al 2,3%. Ma i sondaggi dicono che il risultato delle Europee 2014 sarà difficilmente replicabile.

Nicolas Dupont-Aignan (Debout la France): l’ex repubblicano gollista Dupont-Agnan ha fondato il suo movimento nel 2008, fuoriuscendo dal partito allora guidato da Sarkozy. Alle presidenziali di 5 anni fa si candidò ottenendo solo l’1,8% dei consensi. Stavolta ci riprova, ma i sondaggi non gli regalano molte speranze di fare particolarmente meglio rispetto ad allora.

Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica aikido, tira con l'arco e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

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