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7 mesi ago

Effetti del terrore: l’islamico non c’è ma fa paura


Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno creato le condizioni ideali perché crescesse, in Italia e in Europa, un clima di crescente insicurezza e intolleranza verso tutto ciò che viene percepito come una “minaccia”.

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La terribile crisi economica del 2009-2010 ha generato un’insicurezza di tipo economico/lavorativo. In seguito, il caos in Medio Oriente e in Nord Africa ha avuto come effetto collaterale la forte crescita dell’immigrazione, spesso clandestina. Il tema dei migranti ha quindi assunto un ruolo via via crescente nelle agende mediatiche e politiche europee. Infine, la nascita e il consolidamento dell’organizzazione terroristica che si fa chiamare “Stato Islamico” (Isis) ha ispirato più o meno direttamente i terribili attentati terroristici nel cuore stesso dell’Europa.

Tutto questo ha avuto conseguenze nella percezione dei cittadini. Nel suo recente saggio, Dare i numeri, Nando Pagnoncelli espone i risultati di due diverse indagini condotte da Ipsos in vari paesi sviluppati nel 2014 e nel 2015; emerge che la presenza di immigrati è largamente sovrastimata quasi ovunque: sia nel 2014 che nel 2015 gli italiani intervistati pensavano che la percentuale di immigrati fosse molte volte superiore a quella effettiva (il dato medio delle risposte sui due anni diceva 30% e 26% rispettivamente, il dato reale oscilla tra il 7% e il 9%). In Francia, dove i musulmani sono l’8% della popolazione, la percezione nel 2014 era che fossero invece 3 su 10. I successivi attentati, da Charlie Hebdo in poi, hanno ulteriormente distorto questi dati.

La percezione di una ripresa economica assente e di un’immigrazione crescente gonfia le vele di tutti quei partiti che propongono ricette semplici ma drastiche contro l'”invasione degli stranieri” e la voracità delle élite burocratiche e finanziarie che “sottraggono la sovranità” agli stati. Il risultato del referendum nel Regno Unito è in parte dovuto a questo clima: uno dei principali obiettivi dei brexiters era esattamente quello di proteggere il Paese dalle presunte minacce provenienti da un’economia aperta e concorrenziale e dalla libera circolazione di persone.

Le stesse ricette, e un discorso ancor più xenofobo, vengono propugnate dai partiti di estrema destra, praticamente in tutti i Paesi: in Germania i recenti casi di cronaca hanno gonfiato le vele al partito euroscettico AfD, che oggi nei sondaggi vola ben sopra il 10% (nel 2013 non arrivo al 5% necessario per entrare al Bundestag) e rosicchia consensi alla Cdu della Merkel, che non va oltre il 35%. In Francia, con l’attentato di Nizza avvenuto solo poche settimane fa, il Front National di Marine Le Pen è saldamente al 30% nelle intenzioni di voto, con la certezza quasi matematica di arrivare al ballottaggio in un’ipotetica elezione presidenziale. Anche in Grecia, paese molto esposto al caos mediorientale (ben più dell’Italia) il partito neonazista Alba Dorata si mantiene su percentuali preoccupanti, vicine al 10%. L’unico grande paese in cui questo clima di insicurezza non ha trovato un efficace interprete politico è la Spagna.

Venendo all’Italia, dal monitoraggio degli organi di stampa appare evidente come il tema dell’immigrazione non ricopra un ruolo di primo piano come invece avveniva l’anno scorso. La Lega Nord da molto tempo non riesce nei sondaggi ad andare oltre il 14-15%. Nonostante il governo francese e lo stesso Papa Francesco abbiano parlato di “guerra”, secondo un recente sondaggio Ixè solo il 38% degli italiani concorda con questa descrizione.

Secondo lo stesso sondaggio, ben 3 italiani su 4 pensano che i recenti attentati non implichino la fine della società multiculturale. Una rilevazione Ipsos di circa due mesi fa ha rivelato che solo per il 5% degli italiani l’immigrazione è il problema principale. Anche verso la religione islamica non vi è un clima di ostilità troppo diffuso: solo il 29% degli intervistati da Ixè vorrebbe “maniere forti”, mentre per il 69% bisognerebbe adottare misure per una maggiore prevenzione.


Articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 7 agosto a cura di Salvatore Borghese