Affluenza, dieci anni di fuga dalle urne: Roma, lo spartiacque

5 giugno 2016


Che la partecipazione al voto sia in costante calo da anni non è un mistero. Si è ormai diffusa la consapevolezza, non solo tra studiosi e addetti ai lavori, che il numero di astenuti ad ogni elezione è sempre più alto. I motivi alla base della crescente astensione sono tanti. Ma una precisazione va fatta: a elezioni di diverso livello corrispondono affluenze diverse.

Di norma, infatti, le Politiche sono quelle che fanno registrare l’affluenza più elevata. Il perché è facile da immaginare, se si tiene conto del fortissimo clima di mobilitazione che si registra nei giorni che precedono le elezioni: soprattutto quando si parla di elezioni politiche, i temi elettorali tendono a monopolizzare quasi interamente l’agenda mediatica. Un’affluenza minore si registra invece alle Europee, percepite come “elezioni di secondo livello”, cioè meno importanti. Anche le Amministrative di norma non trascinano la partecipazione: in alcuni casi però – soprattutto se si eleggono i sindaci – l’affluenza che si registra è comunque alta.

Queste distinzioni comunque non intaccano la tendenza sostanziale: il calo della partecipazione da 10 anni a questa parte. Nei primi decenni della storia repubblicana, l’affluenza si è mantenuta su livelli altissimi, prossimi al 90%, tra i più alti al mondo nei sistemi democratici. In seguito si è avuto un calo, graduale e non troppo consistente: ancora negli anni ’90 per eleggere il Parlamento votava oltre l’80% degli elettori italiani. Negli anni 2000 il calo si è fatto più brusco: dopo un lieve rialzo alle Politiche 2006 (83% dall’81% del 2001), si è scesi prima all’80% nel 2008 e poi addirittura al 75% nel 2013. Il calo che ha riguardato le Europee è stato anche più netto: è scesa di 10 punti in 5 anni dal 2004 al 2009 (quando votò il 63% degli italiani), per poi scendere ulteriormente nel 2014, con solo il 58% degli elettori alle urne.

Le elezioni comunali di oggi sono le più importanti da molti anni a questa parte: oltre alle 4 città più grandi – Roma, Milano, Napoli, Torino – vanno al voto anche comuni importanti come Bologna, Trieste, Cagliari: complessivamente, 25 capoluoghi. Difficile che si registri un’affluenza troppo bassa (come accadde alle Regionali del 2014 in Emilia-Romagna e Calabria, quando l’affluenza si fermò addirittura sotto il 50%) vista la grande valenza “politica” di questo voto: la contaminazione tra fattori locali e politica nazionale è stata molto forte in questa campagna elettorale, e potrebbe mobilitare un numero di elettori maggiore del previsto. La tendenza, però, è preoccupante anche nei quattro comuni maggiori.

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Le affluenze nei 4 comuni maggiori, tutti al voto domenica 6 giugno: in blu è indicato il dato medio nazionale

Se si guarda all’andamento dell’affluenza negli ultimi 15 anni notiamo un trend che ricalca quello nazionale, ossia un calo generalizzato. Si assiste però a un mutamento nel comportamento delle singole città: ad esempio, inizialmente Roma, Milano e Torino avevano un’affluenza simile, mentre Napoli registrava valori inferiori. Con gli anni, Milano e Torino si sono mantenute su valori leggermente più alti della media, mentre Roma è crollata su valori prossimi al 50%, sia alla Comunali 2013 che alle Europee 2014. In quest’ultima occasione l’affluenza a Napoli fu addirittura inferiore, fermandosi poco sotto il 43%.

Cosa dobbiamo aspettarci oggi? Difficile elaborare un modello per “proiettare” l’affluenza che ci sarà. Nelle scorse settimane, molti sondaggi hanno rilevato un numero di indecisi alto, ma non troppo elevato rispetto ai valori che si registrano per le intenzioni di voto nazionali. Di certo avranno un ruolo molto rilevante i fattori locali: è facile ipotizzare che a Milano (dove la campagna per le primarie iniziò con largo anticipo e dove si prevede un testa a testa serrato) si registrerà un’affluenza maggiore che a Napoli. Il caso di Roma rappresenta un’incognita: la frammentazione dell’offerta politica e la crescente disaffezione degli elettori non consentono di fare previsioni su quella che è forse la sfida più attesa di queste Amministrative.


Articolo intero su “il Fatto Quotidiano” del 5 giugno a cura di Salvatore Borghese.

Redazione (Sito Web)

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