Quanto proporzionale c’è nel Rosatellum?

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La nuova legge elettorale, che vedrà la prima applicazione pratica nelle elezioni del 4 marzo, ha un impianto in larga misura proporzionale. Come si sa, infatti, quasi due terzi dei seggi (il 64%) saranno assegnati proporzionalmente in collegi plurinominali, sia alla Camera dei Deputati sia al Senato della Repubblica. Vediamo quanti seggi saranno attribuiti alle varie circoscrizioni e ai vari collegi plurinominali in entrambi i rami del Parlamento.

Per l’elezione della Camera, il territorio nazionale sarà diviso in 27 circoscrizioni, che comprenderanno ben 63 collegi plurinominali. Il testo di legge afferma che a «ciascuno di essi verrà assegnato, di norma, un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a otto», per un totale di 386. Salvo la Valle d’Aosta, che è un caso a sé, e il Molise (1 seggio), questa previsione è rispettata: si va dunque dai quattro seggi del collegio della Basilicata agli 8 di quello del Friuli-Venezia Giulia.

La regione con più seggi è la Lombardia (65), divisa in 4 circoscrizioni, mentre la singola circoscrizione che mette in palio più seggi è quella dell’Emilia Romagna (28). Al contrario, la regione con meno seggi a disposizione è la Basilicata (4), che risulta essere anche la circoscrizione più piccola (ad eccezione del Molise).

Ecco la tabella esplicativa per la Camera dei Deputati:

Questo schema è importante perché la competizione partitica può cambiare sensibilmente a seconda della magnitudo dei collegi: infatti, al diminuire del numero dei seggi attribuiti a un collegio corrisponde un innalzamento della “soglia implicita” necessaria per ottenere seggi. Così, un piccolo partito avrà più possibilità di veder scattare un seggio a proprio favore in quei collegi dove la magnitudo è maggiore. Diversamente, solo un risultato locale decisamente al di sopra del dato nazionale può determinare la conquista di un seggio.

Ad ogni modo, con il Rosatellum l’attribuzione dei seggi ai partiti discende dal risultato ottenuto sul piano nazionale (top-down): la soglia in questione è quella del 3%. In questo caso, sono avvantaggiati quei piccoli partiti che hanno una distribuzione del voto omogeneo su tutto il territorio. Infatti, superata tale soglia, il partito otterrà tanti seggi quanto gli spettano in quei collegi dove il quoziente elettorale sarà maggiore. Se si fosse scelta un’attribuzione a salire (bottom-up), invece, la soglia implicita per ogni collegio sarebbe stata decisiva, avvantaggiando di fatto principalmente quei partiti che hanno una distribuzione concentrata del voto.

Per quanto riguarda il Senato, esso è diviso per la parte proporzionale in 19 circoscrizioni, corrispondenti alle regioni (escludendo la Valle d’Aosta). I collegi plurinominali sono 33, per un totale di 109 seggi. In questo caso la legge afferma che a ogni collegio viene «assegnato, di norma, un numero di seggi non inferiore a due e non superiore a otto». Trentino Alto Adige e Molise ne assegnano uno solo, mentre tutti gli altri collegi ne assegnano come minimo cinque. In questo caso la circoscrizione più grande è quella della Lombardia (31), mentre le più piccole sono Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo e Sardegna (5 seggi).

Ecco la tabella esplicativa per il Senato della Repubblica:

Anche in questo caso vale il medesimo discorso affrontato per la Camera sulle soglie implicite: è evidente, alla luce del ragionamento mostrato precedentemente, che un partito piccolo avrà maggiore facilità di ottenere seggi in un collegio con una magnitudo elevata, a meno che nei collegi minori non faccia registrare un consenso significativo.

 

(tabelle a cura di Emanuele Mercurio)


Quorum/YouTrend ha elaborato un algoritmo per calcolare dove sarà più alta la probabilità che scattino seggi nei vari collegi plurinominali. Per saperne di più, scrivete a info@agenziaquorum.it

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