L’affluenza alla prima rilevazione supera di oltre 7 punti il referendum 2025 e di 2,2 punti il referendum costituzionale del 2020 sul taglio dei parlamentari, che si tenne in concomitanza con le regionali
Alle ore 12 di oggi, sabato 22 marzo, ha votato il 14,87% degli aventi diritto per i referendum sulla giustizia. Un dato in netto aumento rispetto al referendum abrogativo del 2025 (+7,3 punti percentuali), ma in lieve calo rispetto alle elezioni europee del 2024 (-1,25 punti). Il confronto più significativo è forse quello con il referendum costituzionale del 2020 sul taglio dei parlamentari: l’affluenza di oggi è superiore di 2,2 punti, un risultato notevole se si considera che quella consultazione si tenne in concomitanza con le elezioni regionali.
Le macroaree: il Nord Est guida, il Sud resta indietro
Il dato non è omogeneo sul territorio nazionale. A guidare la partecipazione è il Nord Est, con il 17,7% di affluenza (+9,2 rispetto al referendum 2025 e +0,7 rispetto alle europee 2024), seguito dal Nord Ovest al 16,7% e dal Centro al 16,2%. Più distaccate le aree meridionali: il Sud si ferma all’11,4% e le Isole all’11,0%.
Rispetto al referendum 2025, l’aumento di affluenza è particolarmente marcato in Friuli-Venezia Giulia (+10,6 punti), Veneto (+10,0) e Lombardia (+8,8). L’incremento è invece più contenuto in Basilicata (+4,5), Campania (+5,1) e Calabria (+5,4).
Il confronto con le politiche del 2022 — tenendo conto che si trattava di una giornata unica di voto — mostra un calo più moderato in Campania (-1,6), Molise (-2,1) e Abruzzo (-3,3), mentre il calo è più marcato in Lombardia (-6,6), Piemonte (-6,3) e Trentino-Alto Adige (-6,1).
Le province: dominio emiliano-romagnolo in testa, Sicilia in coda
Le cinque province con l’affluenza più alta sono tutte in Emilia-Romagna: Bologna (21,1%), Ferrara (19,6%), Ravenna (19,5%), Reggio Emilia e Modena (entrambe al 19,3%). In coda alla classifica troviamo invece le siciliane Agrigento (7,7%), Caltanissetta (8,1%), Enna (8,5%) e Trapani (8,9%), insieme alla calabrese Vibo Valentia (8,7%).
Il profilo dell’elettorato: più urbano, più istruito, più concentrato al Centro-Nord
L’analisi per caratteristiche sociodemografiche dei comuni rivela alcune tendenze significative.
Dimensione del comune
L’affluenza cresce con la dimensione del comune: nei centri con oltre 100 mila abitanti si registra il 16,3%, contro il 14,3% dei piccoli comuni sotto i 10 mila abitanti. Rispetto alle europee 2024, il calo è contenuto nelle grandi città (-0,8 punti) e nei comuni medi tra 30 e 100 mila abitanti (-0,5), mentre è più marcato nei piccoli comuni (-2,4).
Livello di istruzione
Esiste una correlazione diretta tra il livello di istruzione della popolazione e la partecipazione al voto. Nei comuni dove i laureati superano il 20% della popolazione, l’affluenza raggiunge il 17,3%. Dove i laureati sono meno del 10%, si scende al 12,9% — oltre 4 punti di differenza.
Presenza straniera
Un pattern simile emerge anche incrociando il dato con la percentuale di stranieri residenti, un indicatore spesso correlato al grado di urbanizzazione e di dinamismo economico del territorio. L’affluenza è più alta nei comuni con una quota di stranieri tra il 10 e il 15% (17,0%) e più bassa dove gli stranieri sono meno del 5% (11,9%).
Come osservato da Lorenzo Pregliasco, il profilo dell’elettorato che ha votato nella mattinata è più urbano rispetto alle europee 2024, ma più rurale rispetto alle politiche 2022 e al referendum 2025. È inoltre più concentrato in comuni con una percentuale di laureati tra il 10 e il 20% e più distribuito sul Centro-Nord rispetto al 2025, ma meno rispetto al 2022.
Articolo in aggiornamento. I dati saranno aggiornati con le successive rilevazioni delle ore 19 e 23.