YouTrend

Try to impeach this: le mappe delle elezioni USA diventano un’arma

Un tweet di Trump rimette in evidenza la spaccatura sociopolitica tra le grandi metropoli e le aree rurali negli Stati Uniti.

Sono giorni caldissimi nella politica USA, soprattutto per la procedura di impeachment inquiry avviata tre settimane fa dalla speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, contro Donald Trump. La causa scatenante è stata una telefonata fra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha generato il reclamo scritto di due whistleblowers (tradotto impropriamente da molti media italiani come “talpa”, mentre si tratta di una procedura ufficiale per denunciare atti illeciti nella pubblica amministrazione). La telefonata, infatti, aveva lo scopo di sollecitare l’Ucraina a indagare su quello che è (ancora) il front runner delle primarie democratiche: Joe Biden.

Non è un articolo sull’impeachment

Ma questo, nonostante possa sembrarlo, non è un articolo sull’impeachment. Nella sua strategia social in cui cerca di dipingere l’inchiesta sull’impeachment come un colpo di Stato, il presidente Trump ha infatti pubblicato un tweet che è il vero oggetto di questo articolo. Eccolo:

Questa è – o meglio, dovrebbe essere – la mappa per contea delle elezioni USA del 2016 colorata in base al candidato presidente che ha ottenuto più voti. In rosso le contee in cui ha vinto Trump, in blu quelle dove si è affermata la candidata democratica Hillary Clinton. Diciamo “dovrebbe essere” perché questa mappa non è quella vera, ma è (leggermente) diversa: in alcuni stati del Sud-Ovest (soprattutto in New Mexico) diverse contee blu sono state ricolorate di rosso. Ecco la mappa corretta:

Presidenziali USA 2016 – Candidato vincitore per contea

Per scendere ancora più nel dettaglio, c’è questa mappa del New York Times che arriva addirittura al singolo seggio elettorale.

Il punto, comunque, non riguarda la veridicità o meno della mappa twittata da Trump, quanto piuttosto il fatto che anche quella autentica mostra una verità incontrovertibile: la maggioranza della superficie degli Stati Uniti ricade in contee in cui ha vinto Donald Trump. Il motivo è altrettanto indiscutibile: le mappe rappresentano la geografia, non tenendo conto della densità di popolazione, e le contee degli Stati Uniti centrali sono perlopiù territori con pochissimi abitanti.

Diverse mappe dei risultati USA 2016 (per seggio elettorale, per contea, per Stato, nazionale). GIF creata dal Washington Post.

Che cos’è l’Electoral College

Tuttavia, come sappiamo, nel 2016 Hillary Clinton si era affermata nel voto popolare con 3 milioni di voti di vantaggio su The Donald, e aveva perso le elezioni per colpa di uno svantaggio di appena 87.504 voti accumulati in tre stati chiave: Pennsylvania, Wisconsin e Michigan.

Presidenziali USA – La mappa dell’Electoral College del 2016


Click here to create your own map at 270toWin.com

Questo perché il sistema elettorale presidenziale americano è maggioritario, con ciascuno dei 50 Stati che elegge un numero di “grandi elettori” pari al numero di Rappresentanti e Senatori di quello stato. I grandi elettori sono quindi 538 in totale, essendo la somma di 435 Rappresentanti, 100 Senatori e 3 grandi elettori del Distretto di Columbia della capitale Washington. I grandi elettori poi votano in blocco per eleggere il candidato vincente nel proprio Stato (sistema winner-takes-all), con rari casi di defezioni (faithless electors) che non alterano il risultato complessivo: chi vince Stati per un numero sufficiente di grandi elettori, pertanto, diventa presidente. Questa sorta di maggioritario plurinominale fa sì che un candidato possa vincere le elezioni pur perdendo con largo distacco il voto popolare.

L’America rurale pesa di più

Ma non c’è solo questo. Se la distribuzione dei 435 collegi elettori per la Camera dei Rappresentanti è (più o meno) proporzionale alla popolazione, l’aggiunta di altri due grandi elettori per ciascuno stato rende sovrarappresentati gli stati meno popolosi degli Stati Uniti centro-occidentali. In effetti, la mappa del numero di abitanti per ogni grande elettore indica proprio questo: una parte rilevante degli stati a netta maggioranza repubblicana che formano la “macchia rossa” di Trump sono molto spopolati ma sovrarappresentati nell’Electoral College.

Presidenziali USA – Gli stati più spopolati sono i più sovrarappresentati (in proporzione)

StatoAbitanti per ogni grande elettoreGrandi elettoriVincitore
Texas75531238Trump
Florida73445929Trump
California71921955Clinton
North Carolina69224115Trump
New York67386929Clinton
Georgia65746716Trump
Virginia65520713Clinton
Arizona65196811Trump
Ohio64941318Trump
Pennsylvania64035320Trump
Illinois63705420Clinton
New Jersey63632314Clinton
Colorado6328409Clinton
Washington62796612Clinton
Massachusetts62746811Clinton
Michigan62473516Trump
Tennessee61545511Trump
Missouri61264510Trump
Indiana60835311Trump
Maryland60427210Trump
Oregon5986737Clinton
Louisiana5824978Trump
Wisconsin58135710Trump
South Carolina5649039Trump
Oklahoma5632977Trump
Minnesota56111810Clinton
Kentucky5585508Trump
Alabama5430979Trump
Utah5268516Trump
Iowa5260246Trump
Connecticut5103817Clinton
Nevada5057326Clinton
Arkansas5023046Trump
Mississippi4977556Trump
Kansas4852516Trump
Idaho4385524Trump
New Mexico4190865Clinton
Nebraska3858545Trump
West Virginia3611665Trump
Hawaii3551234Clinton
Montana3541023Trump
New Hampshire3391154Clinton
Maine3346014Clinton/Trump
Delaware3223903Clinton
South Dakota2940783Trump
Rhode Island2643294Clinton
North Dakota2533593Trump
Alaska2458133Trump
District of Columbia2341523Clinton
Vermont2087663Clinton
Wyoming1925793Trump

Esiste una mappa che dice tutto?

La risposta è no. Tuttavia, come afferma questo interessante articolo di Wired USA, alcune mappe sono più veritiere di altre. Come si può allora rappresentare la distribuzione del voto in un caso in cui aree di superficie simile hanno una popolazione così diversa? Una possibilità è quella usata nella mappa che segue, nella quale sono mostrati i risultati delle elezioni presidenziali del 2016: oltre ai colori, il vantaggio in voti assoluti in ciascuna contea è mostrato in tre dimensioni.

Presidenziali USA – La mappa 3D del 2016

Mappa creata da Blueshift.io. Per navigare la mappa in 3D clicca qui.

Come si vede, nelle spopolate contee degli Stati Uniti centrali c’è sì una vittoria di Trump, ma il numero di votanti è talmente ridotto che la mappa appare rossa e quasi “piatta”. Al contrario, in corrispondenza delle grandi città si notano dei picchi blu particolarmente elevati. Si tratta in particolare di Chicago, New York, Miami, Los Angeles e Seattle, metropoli in cui i democratici hanno stravinto, guadagnando solo in queste cinque città oltre 5 milioni e 300 mila voti.

Un altra mappa importante è quella”dasimetrica”, nella quale si rappresenta con un puntino colorato di rosso o di blu uguali quantità di elettori di Trump e Clinton. Gli agglomerati urbani, tanto nel Nord-Est quanto sulla West Coast, sono le macchie blu più consistenti. Al contrario, nel Sud e nel Midwest il rosso supera il blu molto nettamente, mentre gli stati interni dell’Ovest sono prevalentemente rossi ma quasi vuoti.

Presidenziali USA – La mappa ‘dasimetrica’ del 2016

La mappa puntinista di Ken Field.

Questa mappa ci mostra un’altra dimensione interessante della diffusione dei consensi, anche se gli spazi bianchi potrebbero portarci a sottostimare i Repubblicani – soprattutto nella corsa alla presidenza con l’Electoral College.

Un cleavage per dominarli tutti

Insomma, le mappe non sono tutte uguali, ma nessuna riesce a dire tutta la verità. Bisogna quindi tenere a mente che le mappe sono utili per mostrare la distribuzione di una variabile su un territorio, ma possono essere facilmente strumentalizzate per mostrare una versione distorta o incompleta della realtà.

Le ragioni per cui Trump – e i Repubblicani in generale – vincono nell’America rurale e poco popolata non sono il tema di questo articolo, ma sono intimamente collegate alla mappa elettorale. Sicuramente i fattori determinanti del voto sono molti: dalla religione all’istruzione, dalla distribuzione delle minoranze alla struttura demografica, senza dimenticare l’industria prevalente nei diversi Stati. Alla fine, però, la popolazione della contea in cui vivono è un’importante cartina tornasole della diversa distribuzione geografica degli elettori democratici e repubblicani.

La frattura tra città e zone rurali, ma anche fra metropoli e città di dimensioni medio-piccole, è netta. Un esempio? Delle 100 contee più popolose, 85 hanno votato in maggioranza per Clinton, mentre fra le 1000 meno popolose in ben 906 ha vinto Trump. Un trend che si nota in modo chiarissimo nel grafico sottostante, che mette in relazione i voti validi (e quindi le dimensioni demografiche della contea) con il vantaggio per i democratici.

 

Giovanni Forti

Romano, studia Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Sant'Anna. Quando non è su una montagna, si diverte con sistemi elettorali, geografia politica e l'impatto delle disuguaglianze sul voto.

1 commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Send this to a friend