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Testamento biologico: interviene il Consiglio d’Europa

Testamento biologico: interviene il Consiglio d’Europa

Emanare leggi che impediscano ai cittadini di esprimere la propria volontà sui trattamenti e le cure che desiderano ricevere nel caso di un’eventuale futura incapacità. È quanto si chiede ai 47 Stati membri con la risoluzione 1859, votata dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 25 gennaio scorsoSi parte da un generale consenso sull’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, per cui dal diritto alla privacy discende che non ci può essere alcun intervento su di una persona senza il suo consenso: ciò si declina più specificatamente nel senso dei principi di autonomia personale e consenso informato. Secondo tali principi, la volontà di un paziente adulto capace, quando chiaramente espressa, deve prevalere, anche se significa rifiuto del trattamento: nessuno può essere costretto a sottoporsi ad un trattamento medico contro la sua volontà.

Tutto ciò è stato inserito dal Consiglio d’Europa nella Convenzione per la protezione dei diritti umani e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina, anche detta Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina (c.d. Convenzione di Oviedo). La Convenzione considera anche i casi in cui un paziente non sia più in grado di esprimere la sua volontà, stabilendo che i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da un paziente che non è, al momento dell’intervento, capace di esprimere la sua volontà, “sono prese in considerazione”. In particolare, i modi in cui questi desideri possono essere formalizzati sono advance directives, living wills o continuing powers of attorney: in sostanza, si tratta della sottoscrizione di quelle che in Italia sono note come direttive anticipate di trattamento (DAT), testamento biologico ovvero nomina di una rappresentante legale. Sebbene nella Raccomandazione CM/Rec (2009), il Comitato dei Ministri abbia stabilito 11 princìpi che devono fungere da guida per gli Stati membri nella regolazione della materia, la disciplina sul punto è ancora molto diversificata in tutta Europa e ciò rende difficile, se non impossibile, “considerare” correttamente i desideri del paziente non più capace e quindi proteggere efficacemente i suoi diritti e la sua dignità.

Sui contenuti della risoluzione da ultimo approvata deve notarsi che, inizialmente, nel documento arrivato in aula mancava qualsiasi riferimento all’eutanasia o al suicidio assistito. Un certo numero di parlamentari però – tra cui gli italiani Luca Volontè (Udc) e Renato Farina (Pdl) – hanno insistito per far inserire una specifica: così, nel documento si legge che “la risoluzione non intende affrontare i problemi di eutanasia o il suicidio assistito. L’eutanasia, nel senso dell’uccisione intenzionale, declinata come azione o omissione, di un essere umano dipendente per il suo stesso bene, deve essere sempre vietata”. Inoltre, al fine di assicurare la dignità umana, l’Assemblea ha ritenuto indispensabili dei rapidi progressi da parte degli Stati membri in questo settore e ha invitato pertanto gli Stati membri a firmare, ratificare e attuare pienamente la Convenzione di Oviedo; applicare la Raccomandazione CM/Rec (2009); modificare, se necessario, la legislazione in materia al fine di migliorarla nel senso di coinvolgere tutte le parti interessate prima dell’adozione della legge in Parlamento; prevedere campagne d’informazione e sensibilizzazione destinate all’opinione pubblica, nonché alle professioni mediche e legali.

L’opinione degli italiani sulla creazione di una legge specifica riguardo il testamento biologico è stata più volte al centro delle rilevazioni dell’Eurispes. Il loro ultimo rapporto Italia 2012 mette a confronto i risultati delle ricerche effettuate in diversi anni per capire quali sia, in generale, l’orientamento dell’opinione pubblica italiana. Prendendo in considerazione i dati relativi agli anni 2007, 2010 e 2011, si riscontra innanzitutto una maggioranza assoluta di quanti si dicono favorevoli all’introduzione di una legge sul testamento biologico, che non scende mai al di sotto del 70%. Nell’arco temporale considerato, si registra però inizialmente un aumento dei favorevoli (dal 74,7% 2007 all’81,4 del 2010) e in seguito una flessione (77,2% 2011). Anche nella rilevazione effettuata quest’anno si è evidenziato un ulteriore cambiamento che ha fatto registrare il 65,8% dei favorevoli al testamento biologico e, in parallelo, aumentare il numero dei contrari (30,3%) – secondo Eurispes, ciò potrebbe essere dovuto all’attenuazione degli effetti sull’opinione pubblica prodotti da alcuni casi di grande rilevanza mediatica negli anni passati. Allo stesso tempo, negli anni è diminuito il numero di quanti si sono astenuti dall’esprimere un giudizio e, in sostanza, i temi etici continuano a dividere gli italiani: l’eutanasia spacca a metà l’opinione pubblica (50,1% di favorevoli e 46,6% di contrari), mentre il suicidio assistito riscuote il 71,6% di pareri contrari e appena il 25,3% di quelli favorevoli.

Ciò è tuttora motivo di dibattito tra laici e cattolici e il disegno di legge del luglio 2011, svuotando completamente il significato stesso di “testamento biologico”, non ha aiutato a risolvere i contrasti. Le dichiarazioni anticipate di trattamento, infatti, secondo la lettera del disegno di legge come da ultimo modificato alla Camera, non sono vincolanti per i medici, non possono prevedere la possibilità di sospendere nutrizione e idratazione artificiali (ma definiti “naturali”), salvo in casi terminali e sono applicabili solo se il paziente ha un’accertata assenza di attività cerebrale. Si noti poi che tale tema è stato più spesso accantonato per poi essere ripreso a seconda della contingenza politica, di modo che oggi non è dato sapere se e in che termini andrà avanti l’iter parlamentare e se, alla fine di questa legislatura, l’ordinamento italiano – il nostro Paese ha ratificato la Convenzione di Oviedo (legge n. 145 del 2001), ma non ha ancora depositato lo strumento presso il Consiglio d’Europa – sarà dotato di una disciplina in materia. La questione è di grande importanza, oltre che politicamente scottante, anche a fronte dei principi che l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha sancito nella risoluzione 1859 e che gli Stati membri devono seguire nel regolamentare il testamento biologico. Ricordando la sua raccomandazione 1418 (1999) sulla protezione dei diritti umani e della dignità dei malati terminali e dei morenti, infatti, l’Assemblea raccomanda che i Parlamenti nazionali, per legiferare in questo campo, rispettino il principio di autodeterminazione terapeutica e le volontà espresse “ora per allora” attraverso strumenti quali il testamento biologico, le direttive anticipate di trattamento o la nomina di un rappresentante, strumenti considerati preferibili rispetto ad altre misure di protezione dei diritti e della dignità umane.

Si specifica che le volontà del paziente devono essere fatte per iscritto ed essere pienamente prese in considerazione, oltre che adeguatamente convalidate e registrate (idealmente nei registri di Stato). Ci dovrebbe essere poi la possibilità di distinguere la funzione di rappresentare tra quella specifica dell’avvocato e quella di una persona indicata dal paziente per la sua salute e il suo benessere; ove ciò sia nel miglior interesse del singolo, la possibilità di avere tutela in questo ambito dovrebbe essere garantita anche nel caso in cui la persona non abbia provveduto di per sé alla nomina di un rappresentante nel tempo in cui era capace. Le istruzioni contenute nelle direttive anticipate e/o nel testamento biologico che fossero contro la legge o le buone pratiche, o quelle che non corrispondessero alla reale situazione che l’interessato aveva previsto al momento della firma del documento, non devono essere applicate. Si auspica che gli strumenti di autodeterminazione terapeutica siano accessibili a tutti e, pertanto, si specifica che formalità costose o complicate devono essere evitate. I pazienti dovrebbero anche essere incoraggiati a riesaminare a intervalli regolari (ad esempio, una volta l’anno) quanto disposto per il futuro e, in tal senso, dovrebbero essere in grado di revocare e/o modificare in qualsiasi momento le proprie volontà. Da ultimo, ma non meno importante, l’Assemblea raccomanda la creazione di un sistema di supervisione controllo, in base al quale l’autorità competente abbia il potere di indagare e, se necessario, intervenire, in particolare nei casi in cui il rappresentante non agisca in conformità alla procura o nell’interesse del concedente.

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