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La fiducia degli italiani in Mario Monti

La fiducia degli italiani in Mario Monti

I trend sul tasso di gradimento nei confronti del Presidente del Consiglio in relazione allo spread e alle misure anti-crisi

Quando alla puntata di Porta a Porta del 6 dicembre Bruno Vespa faceva notare al Presidente del Consiglio fresco fresco di manovra “Salva Italia” un calo di popolarità nei sondaggi di ben 9 punti percentuali, Mario Monti rispondeva: “Sono al 64%? Allora potevo fare di più”. Un sarcasmo che lasciava trapelare un chiaro messaggio sulle strategie del nuovo Governo, come a dire “a differenza del mio predecessore non mi importa della popolarità, lacrime e sangue ci saranno anche a costo di cali di gradimento”.

E infatti lacrime e sangue arrivarono. Appena in tempo per comprendere ed assimilare le misure del Salva-Italia (dal posticipo dell’età pensionabile all’aumento vertiginoso del costo della benzina), che la popolarità del Capo del Governo Monti ha iniziato a registrare crolli vertiginosi. Un calo di fiducia che si è dimostrato costante, almeno fino ai primi giorni del 2012. In quei giorni infatti la caduta è sembrata arrestarsi, e la popolarità del Premier si è andata consolidando, tra alti e bassi, ad una soglia vicina al 55%.

Partito da un gradimento che oscillava intorno al 55% nel giorno del Giuramento al Quirinale, il Governo Monti ha conosciuto una rapida ascesa in termini di popolarità, toccando soglie degne di un Governo di berlusconiana memoria. Tra il 24 e il 29 novembre infatti, i giorni successivi all’incontro trilaterale Monti-Merkel-Sarkozy, la fiducia nel Premier è schizzata tra il 60% registrato dall’Ipsos e il 68% dell’Istituto Piepoli.

La luna di miele però è durata poco. Già a metà dicembre, dopo la manovra “Salva Italia”, tra l’opinione pubblica ha iniziato a serpeggiare il malumore, e le ripercussioni sul consenso si sono fatte sentire. Se Vespa parlava di una fiducia al 64%  al 6 dicembre, già intorno al 15 dicembre (due giorni dopo lo sciopero unitario indetto da Cgil, Cisl e Uil) secondo Euromedia la fiducia su Monti era scesa al 48,4%, fino a toccare la soglia più bassa in assoluto il 22 dello stesso mese con il 46,3%. In quei giorni infatti la manovra viene approvata definitivamente al Senato e iniziano i primi battibecchi tra il Ministro del Lavoro Elsa Fornero e i rappresentanti sindacali a proposito dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Verso la fine del 2011 e l’inizio del 2012 le polemiche non mancano nei confronti del Governo, con i rappresentanti di diverse categorie e corporazioni che cercano di far sentire la propria voce alla luce della ferma intenzione dell’esecutivo di procedere in materia di liberalizzazione delle professioni. Nonostante l’ampia copertura mediatica concessa agli “scontenti” però, tra taxi in sciopero e proteste dei forconi che bloccavano mezzo paese, la fiducia nei confronti del Presidente Monti inizia a registrare lievi risalite, attestandosi a delle percentuali di gradimento che oscillano intorno al 60%.

Brusco scivolone invece il 2 febbraio. Il Presidente del Consiglio, intervistato nella trasmissione televsiva Matrix, cade rovinosamente sul mondo del lavoro, pronunciando l’infelice battuta secondo cui “il posto fisso sarebbe troppo monotono”. In meno di 24 ore il web si scatena con critiche e proteste, e la fiducia del Premier in quei giorni cala fino al 53% registrato dall’Istituto Piepoli. Questo crollo però sembra frutto di un malumore piuttosto passeggero, visto che il sondaggio fornito da EMG sul Telegiornale di La7 del 6 febbraio presentava un indice di gradimento di Monti al 61%, con un trend crescente dell’1% rispetto alla settimana precedente.

Ma un dato interessante emerge confrontando il tasso di fiducia sul Governo e lo spread tra Btp e Bund tedeschi. Comparando gli incrementi relativi di fiducia e le variazioni dello spread ci si rende conto che, in linea generale, al diminuire dello spread aumenta la fiducia nei confronti del Premier e viceversa, all’aumentare del differenziale tra titoli italiani e titoli tedeschi, si riduce anche il grado di fiducia che la popolazione ripone in Mario Monti. Evidentemente, nonostante le proteste e i sacrifici chiesti dall’attuale Governo, gli italiani non hanno mai dimenticato il motivo per cui il Professor Monti sia stato chiamato a Palazzo Chigi.

 

NB: sull'asse delle ordinate il valore iniziale di gradimento e spread è Y = 100

Clicca qui per vedere la tabella di YouTrend sul gradimento del Presidente del Consiglio Mario Monti

 

 

 

 

Roberto Mincigrucci

Nasce il 22/09/1988 ad Assisi, vive a Torgiano (PG). Consegue nel 2010 la laurea triennale in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Perugia. Attualmente frequenta un corso di laurea magistrale in Scienze della Politica e del Governo all'Università degli Studi di Perugia. Collabora con il Corriere dell'Umbria e con Youtrend.

2 commenti

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  • Anche se mi tocca il borsello, il mio commento è ottimo.
    Purtroppo sento delle voci di politici(mai più Governi tecnici)
    Ci vogliono tornare loro, a rifinire il lavoro già iniziato.
    SFASCIARE L’ITALIA

  • Mi auguro che monti faccia le riforme necessarie per il bene delle generazioni future a costo di rimetterci qualche cosa. Il credito che la maggioranza degli italiani da a codesto governo è quello di vedere finalmente realizzata una riforma della redistribuzione del reddito senza volere mortificare le professionalità. Se questo non dovesse succedere, il gravissimo problema dell’italia,vedi grecia, verrebbe solamente rimandato di qualche anno.Quindi piena fiducia al Prof.Monti ed al suo staff.

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