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Egitto, i risultati definitivi: vittoria dei Fratelli musulmani

Egitto, i risultati definitivi: vittoria dei Fratelli musulmani

 

Si è finalmente concluso anche il terzo turno delle elezioni in Egitto, le ultime circoscrizioni hanno votato il 10-11 gennaio, confermando e anzi rafforzando il risultato delle tornate precedenti.

Sicuramente va sottolineato quanto questa modalità di voto sia molto inusuale, ed è stata sperimentata raramente e sempre in Paesi in via di sviluppo. L’esempio più noto è l’India in cui si vota anche in mesi diversi a seconda dello Stato; tuttavia è importante sottolineare che l’India è un Paese federale, con un sistema elettorale di tipo inglese totalmente uninominale, e in cui le dinamiche politiche di uno Stato sono completamente diverse da da quelle di un altro (essendo tra l’altro presenti anche forze regionali) e quindi conoscere prima il risultato di uno Stato non influenza più di tanto il voto successivo in un altro. In Egitto invece il dibattito e l’attenzione sono stati molto centralizzati e uniformi, con i partiti che si sono presentati su tutto il territorio nazionale, e non si può non pensare che sapere i dati preliminari di una zona possa influenzare molto con un probabilissimo effetto bandwagon, tanto più se i primi risultati sono una sorpresa, come è stato per i dati dei partiti islamisti, dati già da tempo per vincenti ma poi risultati trionfatori oltre ogni previsione.

I risultati:

Partito/CoalizioneSeggi conquistati% dei seggi totali
Alleanza Democratica22545.2%
  • Partito Libertà e Giustizia
21643.4%
  • Al-Karama
61.2%
  • Al-Hadara
20.4%
  • Laburisti
10.2%
Alleanza islamista12525%
  • Al-Nour
10921.8%
  • Partito di Costruzione e Sviluppo
132.6%
  • Al-Asala
30.6%
Al Wafd418.2%
Blocco Egiziano346.8%
  • Al-Tagammu Party
30.6%
  • Partito Socialdemocratico Egiziano
163.2%
  • Free Egyptians Party
153%
Partito per Riforme e Sviluppo102%
Al-Wasat Party91.8
Alleanza Rivoluzione Continua e Al Adl102%
Ex NPD153%
Altri40.8%
Independenti255%
Totale498

 

Si è confermata e rafforzata la vittoria dei Fratelli musulmani di Libertà e Giustizia che ora ha il 45% dei voti con gli alleati, ma la sorpresa sono i salafiti di Al Nour, che raggiungono il 25%, e sfondano ad Alessandria, così come a Fayoum e Marsa Matruth e in generale nei quartieri più popolari di Il Cairo. Al contrario i partiti laici hanno avuto risultati decenti solo nei quartieri d’élite della capitale, ovvero Nasr City o Heliopolis.

I partiti non islamisti hanno raccolto solo 148 seggi su 498, e sono divisi al loro interno: vi sono i conservatori liberali di Al Wafd, che sono i continuatori dei principali oppositori del nasserismo, l’opposizione liberale e un po’ elitaria anche degli anni di Mubarak, rappresentante il mondo degli affari e i copti, vista in realtà come “l’opposizione di Sua Maestà” avendo anche fatto il suo leader il ministro del turismo con il rais. È significativo che tra i laici sia questo il partito che ha avuto il maggior successo: evidentemente le classi popolari e oppresse dal regime hanno preferito gli islamisti alle opposizioni più nuove e movimentiste, le quali si sono ritrovate, a dispetto delle aspettative, a non poter contare né sui voti popolari e nè  su quelli dell’élite liberale – come abbiamo visto.

Infatti il Partito socialdemocratico e il partito Free Egyptians di Nawiris hanno avuto rispettivamente 16 e 15 deputati: Nawiris, mgnate copto delle telecomunicazioni, non è riuscito a sfondare come sperava ponendosi come nuovo di fronte alla borghesia. Assieme al vecchio partito marxista-nasseriano Al Tagammu (3 seggi) costituivano il Blocco Egiziano, ora disciolto.

Vi sono poi i partiti spin-off del vecchio NPD, quasi partito unico di regime con Mubarak, con personaggi che si sono riciclati, ottenendo però non più di 15 deputati.

Grossa delusione confermata per La rivoluzione Continua, che non va oltre i 10 seggi, confermando la marginalità numerica degli attivisti più radicali di piazza Tahrir.

Ora la sfida è scrivere la nuova Costituzione e uscire dall’emergenza. I Fratelli musulmani non hanno intenzione di fare a meno delle forze laiche anche per le forti differenze ideologiche con Al Nour che non è l’alleato naturale che in Occidente molti ritengono. Inoltre sembrano intenzionati verso un sistema semi-presidenziale per democratizzare un sistema finora incentrato su un rais quasi onnipotente.

L’economia è chiaramente peggiorata nell’ultimo anno, ma un primo risultato importantissimo è stato, subito dopo le elezioni, il ritiro dello stato di emergenza presente da decenni e che fungeva da alibi per arresti indiscriminati di oppositori, anche dopo la caduta di Mubarak.

I risultati delle elezioni sono probabilmente diversi da come in Occidente si sperava, sia nelle cancellerie (che puntavano sull’establishment laico), sia nelle piazze degli indignados (che speravano nel prevalere dei giovani radicali di piazza Tahrir), ma per la prima volta nella loro millenaria storia gli egiziani hanno potuto esprimersi liberamente, facendo emergere il sentire profondo del Paese. E scusate se è poco.

Gianni Balduzzi

Classe 1979, pavese, consulente e laureato in economia, cattolico-liberale, appassionato di politica ed elezioni, affascinato dalla geografia, dai viaggi per il mondo, da sempre alla ricerca di mappe elettorali e analisi statistiche, ha curato la grande mappa elettorale dell'italia di YouTrend, e scrive di elezioni, statistiche elettorali, economia.

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