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La Florida rilancia il superfavorito Romney

La Florida rilancia il superfavorito Romney

Mitt Romney esce trionfalmente dalle primarie repubblicane in Florida, staccando Gingrich di 15 punti e tornando ufficialmente ad essere il vero frontrunner nel campo repubblicano, dopo aver perso nettamente le primarie in South Carolina. La sua vittoria era prevista da tutti i sondaggi, ma non tutte le ricerche concordavano sul distacco tra l’ex Governatore del Massachusetts e Newt Gingrich: per il tracking della Suffolk University la distanza tra i due candidati toccava i 20 punti percentuali, e Romney sfiorava il 50% attestandosi al 47; l’istituto democratico Public Policy Polling, uno dei più precisi in Iowa, New Hampshire e South Carolina, dava invece un distacco di 8 punti, 39 a 31. Insomma, la vittoria di Romney era largamente prevista, ma non erano prevedibili le dimensioni. Nella mattina di ieri, un consulente di Romney confidava a Politico.com di prevedere una vittoria tra i sei e gli otto punti di margine, anche se varie fonti parlavano di sondaggi riservati che mostravano la possibilità di raggiungere il 50% dei voti repubblicani.

Ma al di là delle incertezze della vigilia, è stata una vittoria di grandi dimensioni che lancerà Romney col vento in poppa verso i prossimi caucus e soprattutto verso il SuperTuesday del 6 marzo. I motivi di questo trionfo vanno individuati soprattutto nella notevole superiorità della macchina elettorale di Romney rispetto a quella di Gingrich: organizzazione territoriale capillare, “negative campaign” lanciata con una serie di spot durissimi verso l’ex speaker del Congresso, due brillanti prestazioni nei dibattiti (merito anche del debate coach assunto da Romney per l’occasione, Brett O’Donnell) e una strategia ben definita per raggiungere l’elettorato ispanico. Inoltre, ha goduto di una disponibilità economica inferiore solo a quella del Presidente Obama, grazie soprattutto al Super PAC American Crossroads, guidato dal genio di Karl Rove, l’architetto delle vittorie elettorali di George Bush, e degli altrettanto validi strateghi Carl Forti e Ed Gillespie. Le spese di Romney in questo Stato sono state quattro volte superiori a quelle di Gingrich.

La mappa elettorale della Florida, basata sui risultati di queste primarie, ci mostra uno Stato complesso, elettoralmente diviso in due: il centro e il sud si schierano nettamente con Mitt Romney (arancione), che va fortissimo nei dintorni di Miami, dove supera di gran lunga il 50%, perdendo solamente qualche contea (Glades, Hendry, Hardee); il nord, confinante con la Georgia (lo Stato di Gingrich) e l’Alabama, premia l’ex speaker del Congresso, mostrando quindi caratteristiche elettorali comuni con gli Stati del “South”, rurali e conservatori.

Per approfondire questi risultati e capire i segmenti elettorali e demografici che sono stati più decisivi per la vittoria dell’ex Governatore del Massachusetts è interessante osservare i dati degli exit poll condotti da Fox News.
A trainare Romney verso la vittoria trionfale, secondo questi risultati, sono state chiaramente le donne: se tra gli uomini Romney ha battuto Gingrich di 5 punti, 41 a 36, nell’elettorato femminile il suo è stato un trionfo totale, 51% contro il 29% che ha scelto l’ex speaker.
Gli exit poll confermano poi l’efficacia della sua strategia per conquistare l’elettorato latino (quasi il 15% dell’elettorato totale in queste primarie): anche qui, Romney raggiunge la maggioranza assoluta ottenendo il 53% dei voti, staccando Gingrich di 23 punti. Romney vince in tutte le fasce d’età, battendo per la prima volta Ron Paul nell’elettorato giovane di 13 punti, 26% a 39%, e trionfando tra gli elettori più anziani, tra i quali supera il 50%.

La forza di Gingrich rimane, come nei precedenti stati, l’elettorato fortemente religioso e conservatore: tra gli elettori più a destra nel partito ha raggiunto il 43% contro il 29% di Romney e il 22% di Santorum, tra gli elettori evangelici raggiunge il 39%, tre punti più di Romney, venti più di Santorum. Ma, inaspettatamente, perde, oltre che nell’elettorato moderato, anche nel voto dell’elettorato che si definisce “abbastanza conservatore”, dove il suo avversario mormone supera il 50%.

Per entrambi, tuttavia, da questi exit polls emergono dati negativi: il 40% degli elettori repubblicani che hanno votato in Florida ha un’opinione negativa di Newt Gingrich, mentre il 41% considera Romney “non abbastanza conservatore”.

Infine, il principale motivo che ha guidato gli elettori nella loro scelta è stato l’ “electability”, ovvero la capacità di sconfiggere Barack Obama alle elezioni: il 45% degli elettori ha votato seguendo questo criterio. Di questi, il 58% ha scelto Mitt Romney.

La corsa per la nomination repubblicana prosegue quindi verso i caucus del 4 febbraio in Nevada con Mitt Romney sempre più frontrunner e favorito, ma questi numeri mostrano che la base conservatrice non l’ha ancora completamente accettato. Sarà comunque difficile per Gingrich recuperare terreno, in una elezione dove 4 elettori repubblicani su 10 hanno scarsa fiducia in lui. Oltretutto, non sembra avere una strategia e un messaggio chiari da presentare agli elettori. Ma le elezioni per la Presidenza degli Stati Uniti d’America sono famose per la loro imprevedibilità. Nulla fa pensare che quest’anno gli USA facciano un’eccezione.

Giovanni Diamanti

Classe 1989, consulente e stratega politico. Co-fondatore e amministratore di Quorum, ha lavorato ad alcune tra le più importanti campagne italiane, tra cui quelle di Debora Serracchiani, Pippo Civati, Vincenzo De Luca, Pierfrancesco Majorino, Beppe Sala. In realtà è un ragazzo timido che ama guardarsi la punta delle scarpe. Uomo dalla testa veloce, ha idee (confuse) in ordine sparso - così come i capelli.

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