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Sul voto in Russia aleggia lo spettro dei brogli

Sul voto in Russia aleggia lo spettro dei brogli

L’esito elettorale delle votazioni parlamentari russe dello scorso 4 dicembre ha sollevato vespai di polemiche e proteste in tutto il Paese. Nonostante la disputa elettorale abbia ridimensionato drasticamente il peso parlamentare di Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, migliaia di cittadini sono scesi in piazza pacificamente per denunciare presunti brogli elettorali.

Quella che passerà alla storia come Rivoluzione bianca, tuttora in atto, ha visto il suo apice nella giornata di sabato 10 dicembre. Circa 50mila persone (la metà secondo la polizia moscovita) si sono date appuntamento in piazza Bolotnaya a Mosca tramite un evento su Facebook denominato Sabato a piazza Bolotnaya per far sentire la propria voce contro il governo e la sua controversa gestione della macchina elettorale. La protesta ha avuto subito risalto internazionale anche perché una così grande quantità di cittadini in piazza a Mosca non si vedeva dai tempi dell’Unione Sovietica.

Per fare luce su quanto accaduto, due giornalisti del Wall Street Journal hanno analizzato i voti di Russia Unita divisi per affluenza e li hanno confrontati con l’affluenza per distretto di tutti gli altri partiti. Dai grafici viene fuori un dato abbastanza anomalo: nei distretti in cui si è registrata un’affluenza maggiore alla media nazionale (60,2%) il partito di Putin ha ottenuto un’enorme quantità di voti segnando delle curve decisamente inconsuete.

In dettaglio, nei distretti dove l’affluenza massima è stata pari al 60% Russia Unita ha ottenuto 11, 9 milioni di voti (Partito Comunista 7,8 – Russia Giusta 5,9 – Altri 7,8) mentre nei distretti in cui l’affluenza ha superato il 60% il primo partito russo ha ottenuto 20 milioni e mezzo di preferenze (Partito Comunista 4,8 – Russia Giusta 2,8 – Altri 4,2)  mostrando un gap impressionante con gli altri partiti rispetto agli scrutini ad affluenze più basse.

Secondo alcuni studiosi del settore come i professori di scienze politiche e statistiche Alberto Simpser e Walter Mebane, rispettivamente delle università di Chicago e del Michigan, un andamento del genere potrebbe essere lo specchio di un rigonfiamento artificiale di voti, ma la statistica da sola difficilmente può provare con certezza una situazione di frode elettorale. Tuttavia, se i brogli fossero confermati, risulterebbero falsati oltre 14 milioni di voti su 65,5 milioni totali. Una percentuale altissima.

A rendere ancor più dubbia la legittimità delle elezioni concorre un altro elemento insolito: nel grafico che mostra i voti di Russia Unita divisi per distretto, in corrispondenza di percentuali a cifra tonda (60%, 65%, 70%, 75% etc.) si distinguono dei picchi totalmente distaccati da quello che dovrebbe essere l’andamento naturale della curva, creando un “effetto pettine” facilmente percepibile da chiunque.

Anche questo fenomeno, secondo gli esperti di statistica suggerisce la possibilità che i voti siano stati in qualche modo manomessi. Le percentuali plebiscitarie raggiunte in Cecenia lasciano pochi spazi ai dubbi: su 614.000 votanti solo 6.200 non hanno votato per il partito di Putin. In pratica quasi il 99, 5% di un’intera regione avrebbe votato per lo stesso partito, circostanza rarissima in una democrazia. Dietro questa percentuale si nasconderebbe, secondo testimonianze degli stessi ceceni, la promessa di premi in denaro per i cittadini che avessero dato il voto a Russia Unita a cui si aggiungerebbero altre intimidazioni da parte del governo locale.

Sia il Cremlino che il partito Russia Unita hanno negato ripetutamente la possibilità di un voto fraudolento e hanno promesso di indagare sulla faccenda per fugare ogni dubbio. Putin ha persino promesso l’installazione di webcam e urne elettorali trasparenti per le prossime elezioni presidenziali di marzo. A giudicare dalle rivolte di piazza pare che i cittadini non si sentano affatto rassicurati e, anzi, continuino ad avanzare al governo le stesse richieste da oltre un mese: annullamento dei risultati delle elezioni, indagini approfondite sui brogli, liberazione dei dissidenti politici e nuove elezioni trasparenti.

 

Giuseppe Ceglia

Classe 1987, nasce ad Avellino dove vive fino alla maggiore età. Nel 2005 si trasferisce a Siena dove studia e collabora con il Corriere di Siena. Dopo essersi laureato in comunicazione si trasferisce a Roma per specializzarsi in giornalismo. Dal 2006 è un wikipediano attivo (in particolare, tiene d'occhio tutte le voci riguardanti la sua terra d'origine). Ha collaborato con il Corriere di Siena, Termometro Politico, e YouTrend. Attualmente lavora come addetto stampa e assistente parlamentare.

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