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Il 2011 di Twitter, tra numeri e hashtag

Il 2011 di Twitter, tra numeri e hashtag

Dati alla mano, Twitter è stato senza dubbio il fenomeno social del 2011. Il trend positivo di iscrizioni nell’ultimo anno è stato impressionante: nei primi otto mesi gli iscritti al servizio di microblogging sono aumentati dell’82% . Secondo l’International Business Times l’Italia ha registrato il record del maggior numero di messaggi scambiati: 2 tweet al secondo, 240 tweet al minuto, e 2,4 milioni di utenti unici raggiunti ad ottobre.
La crescita globale di Twitter negli ultimi dodici mesi è stata esponenziale. Secondo i dati pubblicati dalla società californiana il numero di tweet rispetto al 2010 è triplicato; la quantità di applicazioni dedicate a Twitter è quasi decuplicata. Nel mondo il portale ha superato i 225 milioni di utenti (54% donne, 46% uomini) con una media di 5,2 account aperti al secondo, e un aumento dell’uso sui dispositivi mobili del 182%. Proprio quest’anno, precisamente il 28 agosto, è andato in frantumi il record storico di tweet al secondo: 8868 tweet e retweet sulla notizia della gravidanza di Beyoncé data in diretta agli MTV Video Music Awards. Ad oggi Twitter è il decimo sito più visitato del mondo, secondo Alexa.

Il 2011 è stato perciò un anno di svolta, in cui eventi di notevole importanza storica sono stati lanciati prima su Twitter che sui media tradizionali. Un anno di rivolte di piazza, di rivoluzioni, di grossi cambiamenti geopolitici e di crisi economica globale.

Twitter, per descrivere gli eventi, ha al suo interno uno strumento tanto stringato quanto efficace: l’hashtag, una parola chiave graficamente preceduta dal cancelletto “#” che “aggancia” il proprio tweet a tutti gli altri con lo stesso tag. Ovviamente, in un messaggio che può contenere al massimo 140 caratteri è bene trovare una parola chiave che unisca brevità e completezza. I tag sono frutto della creatività dei singoli utenti e quando uno di essi risulta particolarmente indovinato entra di diritto nella classifica dei “Trending Topics” (TT), gli argomenti più discussi di Twitter in un preciso istante.

L’anno degli hashtag diventati ben presto TT si apre con #Jan25, ovvero “25 gennaio”, giorno di inizio della rivolta egiziana. Un mese dopo è la volta delle sommosse in Bahrein (#feb14) e Yemen (#Yemen) nonché delle prime manifestazioni in Libia (#feb17); il tag egiziano, intanto, diventa #Tahrir, nome dalla piazza epicentro della protesta. A marzo, i tag relativi alle proteste nel Nordafrica e Medio Oriente iniziano a designare i nomi in inglese dei Paesi coinvolti (#Libya, #Egypt, #Syria) a cui se ne va ad aggiungere un altro, stavolta dell’Estremo Oriente: #Japan sarà l’etichetta per veicolare notizie e richieste di aiuto negli attimi successivi al terribile terremoto giapponese dell’11 marzo.

L’hashtag più “pop” dell’anno, relativo alle nozze reali inglesi, arriva in primavera e viene condiviso dalla Rete più del Giappone e dell’Egitto: il matrimonio di William e Kate è chiacchieratissimo su tutto il web, ma la parte del leone la recita Twitter dato che il 71% dei commenti su internet è targato #royalwedding. Nel mese di maggio le proteste arrivano anche in Europa, e gli indignados spagnoli danno vita a #SpanishRevolution. Intanto, viene ucciso #BinLaden in un conflitto a fuoco con i Navy Seals statunitensi.

Il 12 giugno in Egitto la piazza si trasforma in Twitter: il blogger Alaa Abd El Fatah organizza al Cairo il primo #tweetnadwa, un’assemblea sull’islamismo regolata secondo i ritmi di Twitter, con alzata di mano per simulare un retweet e 140 secondi per ogni intervento. Una piccola rivoluzione nella rivoluzione.

Fatah parla al Tweet Nadwa [foto: Lilian Wagdy]

L’estate dei cinguettii è calda. A luglio muore #AmyWinehouse, scatenando milioni di tweet, e pochi giorni dopo in Norvegia avvengono due gravissimi attacchi terroristici che smuovono le coscienze di tutto il mondo sotto l’hashtag #Oslo. Ad agosto scoppiano diversi disordini in Inghilterra e #LondonRiots diventa presto TT.

A settembre una rivista anticapitalista canadese invia una mail ai suoi 90mila abbonati e chiede loro di occupare Wall Street. L’invito funziona e migliaia di persone danno inizio a un’occupazione che si protrarrà fino al 15 novembre. Il tag #OccupyWallStreet si rivela fortunatissimo, dando inizio al fenomeno #occupy con risvolti talvolta goliardici (come in Italia con #OccupyPD).

A ottobre muoiono Gheddafi e Steve Jobs (#Gaddafi e #iSad) mentre in Grecia scoppiano due giorni di rivolta il 19 e il 20 (#19ogr e #20ogr). Pochi giorni prima, il 15 ottobre, si tiene la giornata della mobilitazione mondiale degli “indignati” (#15o) che si svolge più o meno pacificamente tranne a Roma, dove centinaia di black bloc mettono a ferro e fuoco piazza San Giovanni.

Il 2 novembre è una data storica per gli Stati Uniti: è il giorno del primo sciopero generale del Paese dal 1946, nato come protesta contro il sistema finanziario; e così gli hashtag #OccupyOakland (città dello sciopero) e #GeneralStrike diventano Trending Topics. L’anno si conclude con un’altra occupazione dei manifestanti di #OccupyWallStreet, quella dei porti della West Coast sotto l’etichetta #PortShutDown.

All’interno del villaggio globale anche gli italiani hanno vissuto eventi rilevanti nel 2011. Per la prima volta i cittadini hanno commentato su Twitter, secondo dopo secondo, tutta la campagna elettorale delle #Amministrative11 e hanno sopperito alla mancanza di informazione sul referendum da parte dei media tradizionali, dando il via a un approssimativo conteggio del quorum tramite il tag #iohovotato. A luglio, poi, i manifestanti #notav si sono resi protagonisti di uno dei primi casi di dirottamento collettivo di hashtag: visto che in cima ai TT del giorno c’era la parola #saldi, i tweeter no-tav hanno pensato di inserire nei loro cinguettii l’espressione “nervi #saldi”, dando all’etichetta un significato completamente nuovo che ha permesso di allargare la protesta ai tantissimi interessati unicamente alle svendite estive.

Infine, a novembre, i due argomenti più discussi dagli italiani su Twitter sono stati l’alluvione in Liguria e le dimissioni di Berlusconi. Il tag #allertameteoLG è stato un importante supporto per coordinare gli aiuti e rendere le ore successive all’ondata di fango meno drammatiche possibile. La “caduta” del presidente del Consiglio, in un clima totalmente diverso, è stata accolta da migliaia di inviti a festeggiare sia a casa che in piazza. Il tag di maggior successo è stato #aeiouy, passo della canzone Disco Samba, quasi a sottolineare la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo corso. In pratica, un capodanno anticipato.

Giuseppe Ceglia

Classe 1987, nasce ad Avellino dove vive fino alla maggiore età. Nel 2005 si trasferisce a Siena dove studia e collabora con il Corriere di Siena. Dopo essersi laureato in comunicazione si trasferisce a Roma per specializzarsi in giornalismo. Dal 2006 è un wikipediano attivo (in particolare, tiene d'occhio tutte le voci riguardanti la sua terra d'origine). Ha collaborato con il Corriere di Siena, Termometro Politico, e YouTrend. Attualmente lavora come addetto stampa e assistente parlamentare.

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