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Gli italiani online superano il 50 per cento, ma è la qualità che conta

Gli italiani online superano il 50 per cento, ma è la qualità che conta

È ormai di oltre una settimana fa la notizia che, secondo le ultime rivelazioni Censis, gli italiani “connessi” supererebbero per la prima volta il cinquanta per cento.

Prima di analizzare questo trend nel dettaglio, bisogna ricordare quanto sia tuttora scarsa la penetrazione di Internet in Italia (53.1%) rispetto ad altri paesi europei: 62% in Spagna; 70% in Francia; 80% in Germania e 82% nel Regno Unito (Nielsen, 2011).  La relativa vecchiaia della popolazione italiana contribuisce fortemente. Eppure in ogni fascia di età siamo meno propensi a utilizzare internet. Questo dovrebbe indurci a riflettere sia sul nostro sistema educativo, sia sulla qualità della nostra infrastruttura informatica.

I dati Istat  confermano che i giovani sono i maggiori utilizzatori di internet. Soprattutto di social network come fonte d’informazione. L’87,4% dei 14-29 anni sarebbe infatti abitualmente online.

Allora, con gli occhi puntati soprattutto sui giovani, guardiamo a tre altri trend correlati: l’aumento dell’uso della lingua inglese; l’abbandono del telegiornale  a favore del giornale online e dei social media come fonte d’informazione; il rapido aumento del numero degli utilizzatori di smartphone. Analizziamo, perciò, l’effetto di questi cambiamenti dal punto di vista socio-politico.

Il numero di chi dichiara di parlare inglese è via via aumentato dal 2000 a oggi . Nel 2000 il 71.8% degli italiani tra i 6 e i 29 anni lo parlava, nel 2006 il 74.6% (dati Istat). Oggi probabilmente è all’80%. Di questi la maggior parte lo parla occasionalmente e in maniera approssimativa. Aumenta nel tempo la percentuale delle persone che dichiara di usare l’inglese per diletto, da casa.

L’aumento dell’uso dell’inglese è verosimilmente legato alle necessità imposte da internet, anche se manca uno studio italiano che lo dimostri.*

Più importante ancora è il cambiamento nei mezzi d’informazione. Gli Italiani continuano a prediligere la televisione: l’80.9% della popolazione secondo l’Istat. Ma si scende al 69.2% per la fascia compresa tra i 14 e i 29 anni. Questi ultimi leggono sempre di più giornali online (il 49%) e si informano su Facebook (61.5%).

Le informazioni consumate online sono molto più eterogenee tra di loro rispetto a quelle dei tg. Si va dallo specializzato al generalista. Nei principali quotidiani online, inoltre, la qualità della scrittura è spesso sorprendentemente bassa. Ma internet permette di poter scegliere dove informarsi. E con l’avvento di Facebook, al quale ormai sono iscritti ben 20 milioni di italiani, tendenzialmente giovani, l’informazione oltre ad essere selettiva, è addirittura filtrata dai propri amici.

Infine, è da notare l’aumento vertiginoso negli ultimi due anni degli italiani che usano gli smartphone:  dal 14,3% del 2009 al 17,6% di oggi. Anche qui colpisce il dato sui giovani: per il Censis il 39.5% dei giovani usa lo smartphone.

È evidente che questo sta avendo, e continuerà ad avere, effetti notevoli non solo sulla qualità della comunicazione e dell’informazione degli italiani, ma soprattutto sulla frequenza. Essere potenzialmente online 24 ore su 24, come consentono di fare gli smartphone, è ben diverso (e ben più stressante!) dal connettersi occasionalmente per controllare l’e-mail o i risultati delle partite.

La qualità dell’esperienza è ben più importante della quantità delle persone online. L’utente italiano – soprattutto quello giovane – ora comprende meglio i contenuti in lingua straniera e usa internet come principale fonte d’informazione, spesso tramite social network. Tutto questo avviene con un’assiduità e una connettività sempre maggiori. Quello che colpisce maggiormente è la rapidità con cui gli italiani si stiano trasformando da internauti passivi ad internauti attivi. Questa nuova dimensione attiva e soprattutto sociale ha enormi conseguenze sulla vita politica degli italiani.

Pensiamo alla velocità con la quale siano nati e si siano diffusi nuovi soggetti politici quali il MoVimento 5 Stelle; a come gli indignados italiani si siano coordinati rapidamente con i movimenti #occupy di tutto il mondo. Il quorum inaspettato raggiunto dai referendum di giugno è stato interpretato da molti commentatori come una possibile conseguenza dell’attivismo online e in particolare su Facebook. Il salto qualitativo dell’esperienza online degli italiani, visto sotto questa luce, è una delle forze più destabilizzanti nell’arena pubblica italiana di oggi.

 

* Mi viene in mente un amico del liceo che, dopo anni d’insufficienze in Inglese, iniziò a prendere voti altissimi a seguito di alcune maratone online di South Park. Casi come questi sono estremamente diffusi tra i giovani dotati di un pc con una connessione veloce.

Lorenzo Newman

Patito di policy. Consultente gestionale. Nasce a Roma nel 1988. Laurea in Economia e Scienze Politiche al Trinity College di Dublino e Master in Economia dello Sviluppo alla London School of Economics. Ama follemente la Roma.

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